Napoli, operai morti all'Arenella. Accuse ai capi cantiere: «Violate tutte le regole»
Il Mattino

Napoli, operai morti all'Arenella. Accuse ai capi cantiere: «Violate tutte le regole»

Martedì 7 luglio 2026
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Nessuna formazione in materia di sicurezza, nessuno controllo sulle attrezzature di volta in volta adottate. Nessun monitoraggio preventivo sul materiale impiegato, né sulla formazione di...

Nessuna formazione in materia di sicurezza, nessuno controllo sulle attrezzature di volta in volta adottate. Nessun monitoraggio preventivo sul materiale impiegato, né sulla formazione di quei tre lavoratori: tre operai mandati a morire a venti metri di altezza, messi a difendere la propria dignità di lavoratori senza un sistema di protezione (e di prevenzione) adeguato. È questo il ragionamento della Procura di Napoli, che punta a fare chiarezza sulla morte di tre operai avvenuta la scorsa estate in via San Giacomo dei Capri.

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Ricordate il caso? Era il 25 luglio del 2025, quando crollò un’impalcatura montata per effettuare alcuni interventi di impermeabilizzazione del lastrico solare di un condominio privato. Lavori ordinari, tragedia che sa di già visto, alla luce di quanto scrive il pm Stella Castaldo, in una indagine coordinata dall’aggiunto Antonio Ricci. Omicidio colposo, sono cinque gli indagati, proviamo a capire il ragionamento fatto dalla Procura di Napoli, a partire da un dato di fatto: la vita di tre operai (Vincenzo Del Grosso, Ciro Pierro e Luigi Romano) era affidata ad un unico bullone teso, che - a causa della scarsa manutenzione - si è svitato e ha ceduto. È così che è caduta l’impalcatura, è così che la vita di tre persone (lavoratori onesti e padri di famiglia) è stata inghiottita nel vuoto, crollando ai piedi dello spazio condominiale.

I ruoli

Ma proviamo ora a capire ruoli e presunte responsabilità ricostruite dalla Procura di Napoli. In sintesi, dovranno difendersi nel corso di un probabile processo tutti coloro che hanno gestito l’allestimento del cantiere e della impalcatura issata all’altezza del terrazzo per realizzare l’impermeabilizzazione dell’edificio. Sotto accusa finiscono in cinque. Più nello specifico, parliamo di Vincenzo Pietroluongo e Pasqualino De Rosa, rispettivamente datore di lavoro e titolare di una ditta esecutrice dei lavori (De Rosa risponde anche quale direttore tecnico di cantiere dei lavori): non avrebbero assunto le dovute misure necessarie ad assicurare la manutenzione delle attrezzature di sicurezza; non ci sarebbero stati controlli periodici e straordinari sull’impalcatura allestita nel condominio di via San Giacomo dei Capri. Non è tutto: a Pietroluongo e De Rosa viene contestato anche di non aver fornito «adeguata formazione ai tre lavoratori», oltre a «non aver vigilato sui dispositivi di sicurezza per un uso corretto delle attrezzature».

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Ma ci sono anche altre possibili responsabilità inquadrate dal pm Castaldo, a leggere l’avviso di chiusa inchiesta: è il caso di Gianluca Di Franco, indicato come coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione, «per non aver coordinato le imprese intervenute». Riflettori puntati anche su Luca Luciani, quale committente e responsabile dei lavori, per non aver vigilato sulle condizioni di sicurezza; infine per Carlo Napolitano, che dovrà replicare alle accuse nella sua qualità di titolare della ditta che concedeva in noleggio il montaggio dell’impalcatura. Più in particolare a Napolitano viene contestato di non aver acquisito l’attestazione sulla formazione e sull’addestramento dei lavoratori addetti all’uso della attrezzatura noleggiata».

La dinamica

Ruoli e responsabilità tutti da mettere a fuoco, che ora attendono le repliche difensive, in uno scenario investigativo che ha consentito anche di chiarire cosa accadde un anno fa in via San Giacomo dei Capri. In sintesi, ci fu un collasso strutturale dell’impalcatura di montacarichi, vale a dire quella sorta di vano che trasporta uomini e mezzi all’esterno di un edificio, quando si deve intervenire sulla manutenzione dei punti in alto. Due le possibili cause del collasso del montacarichi: da un lato un difetto di montaggio, dall’altro, l’utilizzo di componenti non idonei. È la storia del bullone «teso», a leggere le carte, che si sarebbe svitato in modo inesorabile, provocando il ribaltamento del montacarichi. Un cedimento che doveva essere evitato - spiegano gli inquirenti - se la normativa in materia di infortunistica fosse stata rispettata.

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