Napoli, più divise e telecamere contro i nuovi ?gangster?: ecco il piano del Viminale
Il Mattino

Napoli, più divise e telecamere contro i nuovi ?gangster?: ecco il piano del Viminale

Mercoledì 8 luglio 2026
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Più videosorveglianza, caccia agli arsenali della camorra, rafforzamento degli organici giudiziari e amministrativi per dare seguito agli arresti rimasti al palo. Poi c?è un...

Più videosorveglianza, caccia agli arsenali della camorra, rafforzamento degli organici giudiziari e amministrativi per dare seguito agli arresti rimasti al palo. Poi c’è un lato extragiudiziario, che va al di là del controllo dell’ordine pubblico e della esigenza di contrasto alla camorra: riguarda la capacità da parte dello Stato di riappropriarsi del territorio, con progetti di recupero in grado di coinvolgere la società civile. Eccola l’agenda del Viminale per Napoli. Questo pomeriggio (ore 14, in prefettura), il comitato per l’ordine pubblico e per la sicurezza presieduto dal prefetto Michele di Bari, al cospetto del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dei vertici giudiziari del distretto, ma anche del sindaco di Napoli (e dell’area metropolitana) Gaetano Manfredi.

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Il summit 

Un tavolo a più voci, all’indomani degli ultimi agguati e dei recenti fatti di cronaca che hanno riproposto l’attenzione sull’emergenza sicurezza. Un’attenzione alimentata su quanto accaduto lunedì 29 giugno in piazza Montesanto, con una rissa, gli spari in aria e un uomo vestito di nero che sfila imbracciando un kalashnikov sotto gli occhi di turisti e passanti terrorizzati, ma anche dall’omicidio messo a segno qualche giorno dopo nei pressi di Porta Capuana. Fatti e immagini che hanno fatto il giro del web e che rappresentano un freno alla crescita economica e turista dell’intera area metropolitana, proprio nei giorni in cui la città si appresta ad organizzare l’evento velico di America’s Cup. Ma restiamo al vertice questo pomeriggio. Ieri mattina, a margine di una conferenza stampa in Procura, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri è stato chiaro sullo spirito del vertice: «Ognuno dirà quello che pensa e quello che forse serve. Il ministro poi farà la sintesi».

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La scorsa settimana, nel corso di un colloquio con Il Mattino, il pg Aldo Policastro ha fatto riferimento alla necessità di ricreare le condizioni per aggredire arsenali di camorra e patrimoni illeciti, esattamente come è stato fatto più di dieci anni fa, nel contrasto ai clan casalesi: «Come è stato fatto per il modello Caserta (grazie alla sinergia tra l’allora ministro Maroni e le procure del distretto, ndr), così è auspicabile un intervento su Napoli, città per altro destinata ad ospitare eventi e competizioni sportive di fama internazionale». Ma restiamo agli aspetti tecnici che saranno affrontati questo pomeriggio. Si parte da un dato di fatto. In materia di contrasto alla sicurezza, non si parte da zero. Videosorveglianza, zone rosse, strategie di prevenzione - fanno sapere dalla Prefettura - stanno dando i loro risultati, come emerge dal trend in diminuzione dei reati registrati nel corso dell’ultimo anno. Ed è logico pensare che si punti a seguire un solco già aperto da tempo.

La strategia

Probabile dunque che il ministro dell’Interno verrà a presentare un rafforzamento del sistema di videosorveglianza, ma anche una stretta in materia di controlli per realizzare più sequestri. Due giorni fa, nel corso di un’intervista resa a Il Mattino, la presidente del tribunale per i minori Paola Brunese è stata chiara: «Sarò presente al vertice, vado per ascoltare. Credo sia opportuno calibrare gli interventi in relazione alle esigenze e alle criticità dei rispettivi quartieri napoletani». Ma quali sono i punti che verranno affrontati nel corso del vertice? Esiste un tema strettamente giudiziario che riguarda la messa in esecuzione degli ordini di custodia cautelare. Una questione affrontata in questi mesi, anche grazie al lavoro svolto dal nuovo capo del gip del Tribunale di Napoli, il magistrato Giulia Romanazzi. Qual è il punto? Ci sono oltre mille soggetti destinatari di ordini di arresto (o di misure cautelari meno afflittive), che però non vengono notificati. È il collo stretto della giustizia, che alimenta una sensazione di impunità sul territorio, che rischia addirittura di vanificare il lavoro svolto nel corso delle indagini e al termine dei processi. Migliaia di fascicoli che devono prendere forma, che devono trovare uno sbocco. Ne ha parlato ieri su Repubblica il procuratore aggiunto Sergio Amato, a proposito di una serie di interventi normativi che attutiscono l’efficacia dei processi. Ora, per dirla con il sindaco Manfredi, «c’è da auspicare che il ministro venga a Napoli con progetti».

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