Braccia tese per Falvella: «Fuori i fasci da Salerno»
Separati da un centinaio di metri. Con le forze dell?ordine a far da cuscinetto in ogni angolo possibile. Fiaccole accese e braccia tese in alto per il «camerata Falvella» sul...
Separati da un centinaio di metri. Con le forze dell’ordine a far da cuscinetto in ogni angolo possibile. Fiaccole accese e braccia tese in alto per il «camerata Falvella» sul Corso, guardando via Velia e dall’altra parte, al lungomare Tafuri, sempre guardando via Velia, il presidio dal quale, invece, veniva il grido «fuori i fascisti da Salerno». Sono le 21 circa ed è l’istantanea di una giornata caldissima a Salerno, non solo dal punto di vista climatico. Disordini non ce ne sono stati ma nessuna delle parti coinvolte si è risparmiata neanche per un attimo. Vite letteralmente messe in pausa con l’unico obiettivo di manifestare ciascuno il proprio pensiero politico quando poi, alla fine, doveva essere “solo” la commemorazione di un giovane militante assassinato 54 anni fa.
APPROFONDIMENTI Salerno, presentazione del libro dedicato a Carlo Falvella: proteste antifasciste fuori a Palazzo GuerraLutto a Casal Velino: è morto il vicesindaco Domenico Giordano«Fiamme dal motore», volo Aeroitalia diretto a Salerno rientra a Malpensa per problemi al decollo
«Tutte queste cose - afferma Marco Falvella, fratello di Carlo, ieri sera al termine delle manifestazioni - non dovrebbero più esistere. I ragazzi che sono stati uccisi negli anni di piombo, tutti i ragazzi, dall’una e dall’altra parte, vanno ricordati con onore. Carlo ha segnato un punto della storia di questa città e del nostro paese. Purtroppo - osserva - oggi abbiamo la certezza matematica che si sia tornati indietro. Bisognerebbe cercare di dialogare, raggiungere un accordo, un confronto, la violenza non ti porta da nessuna parte». Poi la stoccata, durissima, al consigliere comunale Franco Massimo Lanocita: «Non consento a nessuno di infangare o impedire la memoria di Carlo, dovete essere onorati di avere avuto un cittadino come lui».
LE TAPPE
Salerno inizia a blindarsi, ma in maniera sobria e silenziosa, già dal mattino. In città arrivano rinforzi e tutte le forze dell’ordine sono schierate, ci sono mezzi blindati e anche un elicottero, Questura e Prefettura seguono l’evolversi della situazione da una sorta di cabina di regia. Sanno bene che le prescrizioni consegnate ai singoli gruppi di manifestanti potrebbero non essere rispettate - e così è accaduto tanto da una parte quanto dall’altra - dunque la tutela dell’ordine pubblico diventa dinamica. Alle 16 in punto sotto Palazzo Guerra, dove di lì a poco si sarebbe svolta la presentazione del libro “E me ne vanto” iniziano ad arrivare alla spicciolata sia i militanti di destra - nel Salone dei marmi ci sono, oltre al consigliere comunale Gherardo Maria Marenghi e al senatore Domenico Gramazio, anche il consigliere regionale Roberto Celano e il consigliere comunale Gabriele Casaburi - che di sinistra. A dividerli c’è via Roma e due cordoni delle forze dell’ordine. A un certo punto si sfiora un contatto, prontamente sventato dagli agenti schierati. È il momento dell’apertura delle ostilità, rimaste per fortuna solo verbali.
Trascorre circa mezz’ora, al secondo piano del Municipio la presentazione ha inizio davanti a un centinaio di persone e gli antifascisti accettano di spostarsi. Sarebbero destinati a piazza Dante Alighieri ma, svoltano verso il lungomare, percorrono la strada in corteo e si fermano in piazza 25 Aprile, lo slargo che Prefettura e Questura avevano negato come fatto preventivo, stante la vicinanza di via Velia, che è stato l’epicentro dell’intera giornata di ieri per la presenza delle stele commemorativa eretta dal Comune di Salerno qualche anno fa. Gli antifascisti lo dichiarano da subito: «Noi da qua non ci muoviamo, presidiamo la piazza che abbiamo scelto». E così sarà fino alle 21.30 circa, quando anche dall’altra parte i manifestanti di CasaPound rompono le righe e iniziano a disperdersi. Mentre gli antifascisti - prima sotto al Comune e poi in piazza ci sono anche i rappresentanti istituzionali come il deputato Franco Mari e i consiglieri comunali Lanocita e Giso Amendola - presidiano la piazza, in via Velia c’è la prima cerimonia per Carlo. Per questioni di sicurezza viene permesso solo a tre persone di scendere per l’apposizione.
IL RICORDO
La propone l’associazione Tradizione futuro che ha chiesto ai propri iscritti di non affollare eccessivamente la zona, come da richiesta delle istituzioni non elettive. Un minuto di raccoglimento, la deposizione di una corona e lo sguardo proteso verso la stele che ricorda il giovane militante ucciso. Sono gli unici a rispettare alla lettera le prescrizioni. Ci sono Rosario Peduto ed Ersilia Trotta, consigliera comunale di Fdi. Intorno alle 19.45 i camerati si radunano in piazza Vittorio Veneto.
È da pochi minuti terminata una funzione religiosa commemorativa per Carlo Falvella, organizzata nella chiesa del Sacro Cuore, e all’esterno iniziano a spuntare e compattarsi i militanti di CasaPound. Non hanno il permesso di fare un corteo, anche per loro era stato previsto un presidio statico ma alla fine riescono, dopo una mediazione con le forze dell’ordine, a percorrere tutto il Corso fino all’intersezione con via Velia. Qui si schierano, prendono tra le mano le fiaccole, c’è uno striscione dedicato a Carlo Falvella, una bandiera tricolore arricchita da un drappo nero. Ci vuole un po’ di tempo per accendere tutte le fiaccole. Poi la celebrazione ha inizio. L’appello ai camerati è scandito da un militante, tutti guardano fisso lo striscione rosso con scritte nere che celebra Falvella. Dopo poco, dopo “l’attenti” Carlo viene ricordato con un saluto romano. La conclusione della giornata è tumultuosa ma scivola via senza troppi problemi ma con più di una recriminazione, da una parte e dell’altra e con le forze dell’ordine schierate fino all’ultimo secondo.