Attentato a Ranucci, Lavitola ai pm: «Non sono stato io e non ho idea del movente»
«Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente». Sarebbero state queste le prime dichiarazioni spontanee di Valter Lavitola davanti ai pm della...
«Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente». Sarebbero state queste le prime dichiarazioni spontanee di Valter Lavitola davanti ai pm della Procura di Roma che lo hanno indagato per strage nell'ambito della vicenda legata all'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere ma si è detto «sconcertato» dell'accusa di essere il mandante alla luce dei rapporti di «fraternità» che lo legano a Ranucci.
APPROFONDIMENTI FotoVideoLe dichiarazioni ai pm
In merito alla sua presenza sul luogo dell'attentato circa un mese prima dei fatti, l'indagato ha sostenuto che spesso «andava lì a trovare Ranucci». Sul ruolo del presunto intermediario, Gomes Clesio Tavares, ha spiegato di «non averlo mandato in Camerun», lui «sta spesso li e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit». Nel corso delle dichiarazioni, durate circa due ore, Lavitola si è detto «estraneo ai fatti» fondando l'asserzione «sul rapporto di amicizia» con il giornalista. «Ci vediamo quasi tutti giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un'amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente», avrebbe aggiunto davanti al procuratore capo, Francesco Lo Voi e ai titolari dell'indagine.
L'indagato, assistito dagli avvocati Sergio e Arturo Cola, ha deciso di non rispondere all'interrogatorio in attesa della discovery degli atti.Il legale di Ranucci: «Se Lavitola fosse coinvolto, Sigfrido sarebbe una seconda volta vittima»
«Ranucci è stato vittima di un grave attentato, che ha colpito lui, la sua famiglia, la trasmissione Report e i suoi giornalisti. E qualora si accertasse l'effettivo coinvolgimento di Valter Lavitola, Ranucci sarebbe una seconda volta vittima. Tale è la gravità di quanto sta emergendo in relazione ai fatti già noti e agli scenari ipotizzati e ipotizzabili che è doveroso per tutti attendere gli sviluppi, che ci si augura prossimi, degli importanti approfondimenti che la Procura di Roma e il Nucleo Investigativo dei Carabinieri stanno svolgendo». Lo afferma l'avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. Il penalista aggiunge che «alcune ricostruzioni giornalistiche e dichiarazioni politiche improvvide, oltre a superare l'assurdo e a rappresentare un ulteriore aggravamento di un quadro che merita in questo momento doverosa attesa, rischiano di essere solo strumentali ad una delegittimazione umana e professionale di Sigfrido Ranucci, di un'intera trasmissione e dei suoi giornalisti, che negli anni hanno rappresentato e sono tuttora, e fino a prova contraria, presidio di libera informazione e democrazia».