Campo largo, la foto di Napoli: «Mai più divisi contro la destra»
Il Mattino

Campo largo, la foto di Napoli: «Mai più divisi contro la destra»

Giovedì 9 luglio 2026
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Ad accogliere i leader del centrosinistra è un gruppo di disoccupati che tenta di occupare il palco. Operazione sventata dalle forze dell?ordine. Poi di nuovo contestazioni (stavolta...

Ad accogliere i leader del centrosinistra è un gruppo di disoccupati che tenta di occupare il palco. Operazione sventata dalle forze dell’ordine. Poi di nuovo contestazioni (stavolta da parte di alcuni attivisti di Potere al popolo) quando sul quel palco iniziano a parlare il sindaco Manfredi e il governatore Roberto Fico. «Venite a parlare con noi dall’altro lato, non fate i fenomeni, se siete qui è perché con noi potete parlare», prova a mediare il leader Giuseppe Conte sfidando i contestatori, mentre Nicola Fratoianni va verso di loro. Ma la manifestazione viene interrotta per venti minuti, con momenti di grande tensione con i militanti dem e dell’M5s e un gran lavoro delle forze dell’ordine che impediscono lo scontro.
Viene così rovinato il primo appuntamento del Campo largo per le politiche, iniziato con una foto dei quattro leader di Pd, M5s ed Avs (Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli) con le note di Pino Daniele. «Questo è un primo evento, a cui seguiranno tanti altri: oggi (ieri, ndr) da qui parte la grande cavalcata per le elezioni nazionali», sottolinea il governatore Roberto Fico (che poco prima ha visto Giuseppe Conte a palazzo Santa Lucia) con i cronisti a margine della manifestazione «Al lavoro per cambiare l’Italia». Un titolo quasi apotropaico che serve scacciare il peggiore incubo del centrosinistra: perdersi dietro a inutili tatticismi. A cominciare dalle primarie che, da un po’, nessuno evoca più con insistenza. E così, ieri sera nel cuor antico di Napoli, parte davvero la corsa per le politiche 2027. «Sta per realizzarsi il sogno di portare il centrosinistra al governo di questo Paese. Abbiamo vinto a Napoli con questa configurazione 4 anni fa, e poi così alla Regione. Adesso dobbiamo continuare su questa strada», incalza Manfredi. Poi la contestazione che non si ferma nonostante Fico sfidi la piazza: «Noi siamo quelli che, arrivati in Regione, abbiamo mantenuto l’acqua pubblica: annullando il bando che apriva ai privati». Niente. Tutto si ferma per una ventina di minuti perché Serena Bortone, che presenta, non riesce ad andare avanti. E in serata arriva il messaggio di solidarietà della Meloni «ai leader e agli attivisti del Campo largo, contestati».

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I LEADER

«Siete i migliori alleati della Meloni e di Vannacci», è infatti l’attacco di Angelo Bonelli quando riprende il comizio, rivolgendosi agli attivisti di Pap che sono stati già allontanati dalla piazza. Poi si riprende dai temi. «La nostra alleanza dà fastidio a qualcuno ma se ne facciano una ragione, ci siamo e siamo pronti a vincere con un programma forte. Pensiamo solo all'emergenza climatica, milioni di persone in povertà energetica che non possono pagare le bollette, e un governo che fa la guerra ai poveri invece che alla povertà. Ed in questi giorni - incalza Bonelli - stiamo conducendo una dura battaglia contro una legge elettorale che vuole costruire il dominio di Meloni sul Paese». 
L’immagine è quello di un gruppo unito, con gli interventi dei quattro leader posizionati in rigoroso ordine alfabetico per evitare qualsiasi gelosia. 
«La prima misura che faremo al governo sarà il salario minimo. È una misura che ci è rimasta nel cuore - mette subito sul piatto Conte - e che non siamo riusciti a realizzare perché non avevamo i numeri. È la prima cosa su cui abbiamo lavorato con le forze di opposizione in questa legislatura». Poi un passaggio sulla Russia che rimane un argomento divisivo con una parte del Pd: «Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti. Loro continuano ad alimentare questa minaccia per giustificare questa corsa agli armamenti». 
A insistere sulla compattezza del gruppo di ieri sera è invece Fratoianni che poco prima ha detto ai cronisti di non porre veti su Renzi e Calenda. «Siamo qui insieme uniti per dire a questo Paese che lo cambieremo, che siamo uniti che non ci divideremo più, non faremo più il regalo fatto alla destra nel 2022 per cambiare questo Paese. Siamo qui perché in questi anni abbiamo costruito l’architrave dell’alternativa». 
A chiudere è la leader del Pd Elly Schlein che si concentra in attacchi diretti verso la premier Meloni. «Non ci serve un granché una presidente del Consiglio donna se non migliora le condizioni delle altre donne. Immaginate una Italia in cui quando nasce un figlio hai cinque mesi di congedo paritario pagati al 100 per cento per entrambi i genitori, aiutiamo anche i padri. La destra - attacca - si riempie la bocca di supporto alle famiglie ma poi affossa le proposte che servono davvero alle famiglie italiane se di vuole contrastare la denatalità bisogna combattere la precarietà. Hanno usato come scusa che non ci sono le coperture poi ha trovato i soldi per il Ponte di Messina o le prigioni in Albania». E ancora: «Dobbiamo continuare a batterci contro questa pessima autonomia differenziata che Giorgia Meloni sta barattando per la sua legge elettorale, aggirando la sentenza della Corte Costituzionale sui Lep e sulle pre-intese con alcune regioni». Poi una promessa che sembra solenne: «Non faremo mai più il favore alle destre di dividerci e andremo uniti a vincere le prossime elezioni». E poi un’altra foto, tutti assieme sul palco.

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