Piantedosi a Napoli, l'incontro in Prefettura: «Contro i clan più agenti e telecamere: così disarmiamo Napoli»
Il Mattino

Piantedosi a Napoli, l'incontro in Prefettura: «Contro i clan più agenti e telecamere: così disarmiamo Napoli»

Giovedì 9 luglio 2026
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Quelle immagini andate in onda su tutte le tivvù del mondo e sul web, che ha una capacità di penetrazione illimitata, di un uomo che cammina con il mitra in mano terrorizzando...

Quelle immagini andate in onda su tutte le tivvù del mondo e sul web, che ha una capacità di penetrazione illimitata, di un uomo che cammina con il mitra in mano terrorizzando napoletani e turisti in piazza Montesanto, sono state il punto di partenza del vertice in Prefettura con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per tentare di mettere in campo misure più efficaci contro la criminalità. Ma soprattutto togliere le troppe armi che circolano in città: «Per disarmare Napoli - racconta il ministro - ci sarà un’attenzione particolare delle forze di polizia in accordo con la magistratura».

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Armi che spesso finiscono tra i minori, le baby gang, che seminano panico e morte con le famigerate “stese”. «Dobbiamo unire attività di intelligence ed operativa - prosegue il responsabile del Viminale - per trovare queste armi. Sarà adottato un “modello Napoli”, per fare in modo che non ci siano persone come quelle che vanno in giro con un Kalashnikov». Il ministro si sofferma sulla reazione dei napoletani: «La popolazione si è indignata, ed io ne sono contento perché vuol dire che c’è una aspettativa della cittadinanza, una ribellione verso questi episodi. La cittadinanza ci chiede giustamente di fare di più e noi lo faremo». A Napoli, negli ultimi 10 giorni, sono stai almeno sei gli episodi di violenza e un paio aggravati da omicidi. Di qui l’indignazione della città. E il pronto intervento di Piantedosi.

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Il confronto in Prefettura è stato serrato e lungo, oltre due ore e mezza, per gran parte focalizzato sulla tematiche delle troppe armi che girano in città e la strategia su come toglierle. Al tavolo nel palazzo della Prefettura oltre il ministro dell’Interno, il prefetto Michele di Bari, il capo della Polizia Vittorio Pisani, il sindaco Gaetano Manfredi. Quindi il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, quello di Napoli Nord Domenico Airoma e il procuratore generale di Napoli e la presidente della Corte d’Appello Aldo Policastro.

Platea impegnativa con lo Stato presente ai massimi livelli istituzionali non solo politici. Tanto che Piantedosi assicura che «Entro poche settimane arriveranno altre 140 unità tra poliziotti e carabinieri, oltre ai militari della Guardia di Finanza». E non solo: «Destineremo ulteriori iniziative e ulteriori risorse che abbiamo come ministero dell’Interno, sia parte dipartimento della pubblica sicurezza sia con i fondi coesione del ministero. A breve devo riprendere un discorso anche con la Regione, di sottoscrivere un protocollo d’intesa per l’utilizzo di 6 milioni di fondi coesione del Viminale da destinare alle videosorveglianze sul territorio regionale. Ma potete immaginare che Napoli evidentemente assorbirà almeno il 50% di queste risorse». Il ministro sulla tecnologia ci scommette sarà il motore del nuovo “Modello Napoli” «fatto di azioni mirate in determinati luoghi della città».

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Oggi, con l’uso delle telecamere, sostanzialmente il numero di reati commessi, inclusi gli omicidi, viene risolto in breve tempo. Piantedosi annuncia altre misure: «Stiamo facendo un piano straordinario di assunzione a livello nazionale che completeremo finché durerà la legislatura e Napoli sicuramente avrà un’attenzione» Forze fresche aggiuntive come le 142 unità promesse dal ministro. Piantedosi ci tiene anche a sottolineare che non si è di fronte a uno scenario fuori controllo: «Dobbiamo fare una premessa. Non siamo agli anni dell’emergenza acuta criminalità o sicurezza a Napoli - racconta il ministro al termine del vertice - e se guardiamo l’andamento statistico, la città non registra particolari questioni di sicurezza. Ci sono stati degli episodi che abbiamo analizzato e che ci consigliano di fare qualcosa in particolare». Il riferimento è sempre a piazza Montesanto che anche nell’immaginario collettivo ha lasciato una ferita profonda. «Sulla ricorrente presenza di armi, talvolta anche tra ragazzi ci siamo chiesti cosa si può fare di più e proviamo a metterlo in campo». Poi Piantedosi fa il bilancio di quello che è già stato fatto: «In un anno e mezzo abbiamo assegnato all’area metropolitana 1532 unità delle tre forze di polizia. È la testimonianza dell’attenzione riservata a questa zona». Sul fronte delle tecnologie «sono in completamento altre 352 telecamere che andranno ad aggiungersi alle 900 già operative e con un livello di buona efficienza».

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