Conti in ordine, Immacolata Vasaturo: «L?IA è un?alleata ma il controllo resta agli esperti»
Questa settimana la rubrica di servizio della web tv de Il Mattino, realizzata in collaborazione con l?Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Napoli, presieduto da Matteo...
Questa settimana la rubrica di servizio della web tv de Il Mattino, realizzata in collaborazione con l’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Napoli, presieduto da Matteo De Lise, si occupa di intelligenza artificiale. A dialogare con il caporedattore e coordinatore delle Cronache, Gerardo Ausiello, è Immacolata Vasaturo, vicepresidente dell’Ordine dei Commercialisti di Napoli.
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Quali sono i vantaggi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale?
«Come consigliere delegato alla Commissione Tecnologia e Innovazione degli Studi Professionali ho ritenuto interessante affrontare il tema di come i commercialisti si pongono rispetto a questa rivoluzione tecnologica che porta tanti vantaggi: sappiamo che l’IA ci consente di elaborare un enorme quantitativo di dati in pochissimo tempo, aumentando l’efficienza. Questo in tutti i campi, ed in alcuni in particolare, come la sanità, dove l’IA consente ai medici di fare diagnosi più rapide perché legge gli esami diagnostici con enorme precisione, rilevando anche quello che all’occhio umano può non risultare. Nella finanza e nella cybersecurity, poi, l’IA è capace di rilevare frodi, perché analizza milioni di transazioni e flussi di dati che, diversamente, occorrerebbe molto tempo per esaminare».
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E quali sono, invece, i rischi?
«Sono tanti anch’essi, a cominciare dagli attacchi di hacker che utilizzano l’IA, che è in grado di clonare voci e creare false identità, con il rischio di truffe. Inoltre, c’è il problema dell’opacità: cioè noi non possiamo verificare l’esattezza delle risposte che ci dà perché non sappiamo in che modo l’IA è arrivata a elaborarle. Poi ci sono i cosiddetti bias: in pratica, l’IA si nutre di dati e, se viene alimentata con dati che contengono stereotipi sociali, politici, razziali, sessuali, ovviamente le risposte che fornirà saranno viziate da questi pregiudizi. Infine, c’è il problema del declino cognitivo, che colpisce in particolare i giovani e gli studenti, che spesso demandano all’IA compiti che richiedevano l’uso di memoria, di attenzione e uno sforzo critico. L’eccessiva delega, però, affievolisce le capacità cognitive, perché ci si abitua ad avere qualcuno che risolve il problema per noi. Quindi, fin dalla scuola elementare, bisognerebbe insegnare un uso consapevole dell’intelligenza artificiale».
Qual è il ruolo dei professionisti in questo contesto?
«L’IA Act approvato dall’Ue, che entrerà in vigore il 2 agosto, dà ai professionisti un ruolo centrale perché disciplina l’utilizzo dell’IA, in particolare per quanto riguarda gli obblighi di trasparenza. I professionisti dovranno informare i propri clienti dell’eventuale utilizzo dell’IA nella redazione di documenti o nell’elaborazione di decisioni. Quindi, è fondamentale che i professionisti diventino ancora più competenti per poter supervisionare e guidare l’attività dell’IA e non incorrere in violazioni, a cominciare da quelle relative alla privacy».