Droga in cambio di soffiate, condannati a Napoli tre carabinieri. La difesa: «Sentenza inaspettata, faremo ricorso»
Sono stati condannati dalla Corte di Appello di Napoli i tre carabinieri ritenuti infedeli ma assolti in primo grado dall'accusa di avere sottratto da un tir sequestrato e imbottito di droga...
Sono stati condannati dalla Corte di Appello di Napoli i tre carabinieri ritenuti infedeli ma assolti in primo grado dall'accusa di avere sottratto da un tir sequestrato e imbottito di droga 66 chili di stupefacente e di averne consegnata la metà a un collaboratore di giustizia, in cambio di soffiate. La decisione è giunta nel pomeriggio, dalla IV sezione penale (presieduta dal giudice Francesco Ciocia): il colonnello Pasquale Sario, il maresciallo Gaetano Desiderio e l'appuntato Sandro Acunzo (tutti appartenenti al nucleo investigativo di Torre Annunziata), sono stati condannati, i primi due a nove anni di reclusione e il terzo a 14 anni. La procura generale aveva chiesto condanne pesanti (14, 14 e 18 anni). I giudici di secondo grado hanno ritenuto insussistente l'aggravante mafiosa.
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«Per noi è una sentenza inaspettata - ha commentato l'avvocato Roberto Russo, uno dei legali che hanno composto il collegio difensivo - soprattutto perché giunge dopo una istruttoria dibattimentale dalla quale era emersa l'assenza di responsabilità. Un vero e proprio ribaltamento se si tiene conto del compendio probatorio che, in primo grado, aveva portato all'assoluzione di tutti gli imputati».
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L'avvocato Russo annuncia il ricorso in Cassazione. Al processo di secondo grado si è giunti dopo l'appello presentato dal sostituto procuratore di Napoli Ivana Fulco. Il 18 luglio 2023 i tre militari sono stati assolti dal Tribunale di Torre Annunziata: i tre, tutti appartenenti al nucleo investigativo di Torre Annunziata, erano accusati dal 2011 di avere portato via da un container sequestrato, nel corso di una importante operazione antidroga avvenuta a Napoli il 19 gennaio 2019, 66 chili di cocaina ed averne ceduto la metà al pentito e narcotrafficante Francesco Casillo. Ad accusarli era stato lo stesso Casillo, che aveva reso dichiarazioni davanti al pubblico ministero Pierpaolo Filippelli (neo procuratore di Campobasso), aggiungendo di avere anche elargito ai tre militari dell'Arma somme di denaro e gioielli. Secondo l'accusa, in cambio di favori come la consegna della droga, Casillo avrebbe passato ai militari soffiate finalizzate ad arresti e sequestri.