Domenico Caliendo, un teste ai pm: «Oppido si oppose all'uso di un cuore meccanico»
Non c?erano certezze per il piccolo Domenico Caliendo. Il suo orizzonte temporale, però, poteva forse avere maggiore profondità in vista di un secondo trapianto. Uno scenario...
Non c’erano certezze per il piccolo Domenico Caliendo. Il suo orizzonte temporale, però, poteva forse avere maggiore profondità in vista di un secondo trapianto. Uno scenario mai concretizzatosi a causa di un quadro clinico aggravatosi giorno dopo giorno e precipitato il 21 febbraio scorso. Sul tavolo degli inquirenti chiamati a fare luce sulla tragica concatenazione di eventi, a partire dal congelamento da ghiaccio secco del cuore prelevato a Bolzano, e sulle scelte terapeutiche successive all’intervento, c’è ora un ulteriore punto di domanda: un’alternativa all’Ecmo - il macchinario per l’ossigenazione extracorporea - era possibile? Una strada che, a leggere le parole di Claudio Marra, il responsabile del Programma trapianti del Monaldi, non sarebbe stata mai presa in considerazione: «Il dottor Oppido affermò che questa opzione era già stata scartata a fine dicembre». Il riferimento è alla possibilità di ricorrere al doppio “Berlin Heart”, il cuore temporaneo che avrebbe forse garantito al bimbo un’assistenza prolungata in attesa di un nuovo organo. La valutazione sulla praticabilità, seguendo il ragionamento del primario della Chirurgia adulti, avrebbe però dovuto essere «effettuata sulla base di una serie di esami clinici». Che non sono però mai stati eseguiti.
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Primario in procura
A scandire l’ultimo step dell’inchiesta coordinata dalla sezione Colpe professionali della Procura di Napoli, guidata dall’aggiunto Antonio Ricci, è l’interrogatorio al quale ieri mattina è stato sottoposto in qualità di persona informata sui fatti il chirurgo Marra. Un colloquio, quello con il sostituto Giuseppe Tittaferrante, da cui è emerso un quadro segnato da profonde divergenze scientifiche e strategiche. Tra i nodi affrontati, il cortocircuito temporale registrato a inizio febbraio, quando da Bologna si era reso disponibile un secondo organo per il bambino. Il 2 febbraio dal Monaldi partì una mail a firma della dottoressa Gabriella Farina, con cui veniva chiesta la sospensione temporanea di Domenico a causa di un iniziale quadro di insufficienza multiorgano. Solo quarantotto ore dopo, il 4 febbraio, il reparto ne richiedeva il reinserimento. Una tempistica ritenuta singolare dal legale della famiglia, il penalista Francesco Petruzzi, che ha parlato di «trapiantabilità a intermittenza». Davanti al pm, Marra ha fornito una spiegazione tecnica su quel buco di due giorni, precisando di «non essere ancora il responsabile del programma». Il primario ha quindi rivelato di aver appreso nei successivi incontri multidisciplinari che alla base dell'esclusione «vi era stato un peggioramento delle condizioni cliniche, credo un sanguinamento addominale, poi risolto nell’arco di un paio di giorni». Da qui, la successiva richiesta di riammissione alla lista dei trapianti.
L’opzione scartata
Sotto la lente finisce quindi proprio il motivo per cui fino al 6 febbraio non fossero stati svolti i summit multidisciplinari. Marra, a domanda diretta, riferisce di «un’attitudine procedurale del reparto di Cardiochirurgia pediatrica», aggiungendo che «da quando fui nominato, il 10 febbraio, responsabile del programma trapianti trasferii le modalità organizzative che già usavamo nel reparto di Cardiochirurgia adulti». Un clima di spaccatura, confermato dall’incontro spartiacque del 13 febbraio, quando viene proposto di impiantare un’assistenza biventricolare, il cosiddetto doppio “Berlin Heart”. Un'opzione scartata dal chirurgo Guido Oppido, a capo dell’equipe napoletana che operò Domenico, per via «del rischio di infezione e della complessità tecnica su un paziente già trapiantato». Su questo fronte, la versione di Marra diverge bruscamente dalla linea del collega, evidenziando che «una tale valutazione debba essere effettuata sulla base di una serie di consulenze di altri specialisti ed esami diagnostici, come Tac total body, radiografie, ecocardiogramma e consulenza infettivologica». Sulla presa di posizione del primario interviene tempestivamente l'avvocato Petruzzi, legale dei genitori di Domenico: «Fa piacere che Marra “sposi” la linea del mio team medico-legale, che da subito ha sostenuto che per assumere una decisione sul “Berlin Heart” fossero prodromici quegli esami». Un nuovo scossone, dunque, dopo quello del 12 giugno, quando il gip Mariano Sorrentino ha disposto l'interdizione dalla professione per Oppido e la sua vice, Emma Bergonzoni, indagati per falso in relazione alla presunta manipolazione degli orari annotati nella cartella clinica del piccolo Domenico.