Ucciso davanti alla scuola, il Riesame libera il killer l?inchiesta riparte da zero
L?auto si affianca, il braccio è già teso, l?impugnatura ferma. Questione di istanti, appena un paio. Tanti ne bastano all?uomo sui sedili posteriori per eseguire...
L’auto si affianca, il braccio è già teso, l’impugnatura ferma. Questione di istanti, appena un paio. Tanti ne bastano all’uomo sui sedili posteriori per eseguire una sentenza di morte già pianificata da giorni e ormai inappellabile. Quattro colpi di pistola esplosi in favore di telecamera e per Salvatore De Marco, nipote degli storici boss del clan Rinaldi di San Giovanni a Teduccio, non c’è la minima possibilità di scampo. La sua testa oscilla come un pendolo, il vetro dell’utilitaria va in frantumi. Così come il cuore della moglie che era appena entrata nel negozietto di articoli per la casa. La donna, sentiti i quattro spari, esce di scatto, apre lo sportello insanguinato e il marito si accascia davanti ai suoi occhi. L’occhio elettronico continua a registrare imperterrito quell’orrore: la fuga dei killer, l’urlo inconsolabile della donna e i soccorsi prima dell’inutile corsa verso l’ospedale del Mare, dove arriva ormai cadavere. Eccola la fase clou del terrificante agguato scattato tra la folla - a due passi, tra l’altro, dalla scuola elementare “Vittorino da Feltre” - la mattina del 2 marzo scorso. Quel video choc finisce agli atti dell’inchiesta, ma è un’indagine costretta subito a un inatteso reset. Il tribunale del Riesame, ritenendo insufficienti i gravi indizi di colpevolezza, ha scarcerato l’unico indagato fin qui finito in manette: il trentenne Raffaele Busiello, presunto uomo del clan D’Amico-Mazzarella e membro del commando, difeso dal penalista Leopoldo Perone.
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Omicidio in diretta
Sembra l’inferno e forse lo è per davvero. Napoli Est, teatro di una faida trentennale che ancora oggi stenta a rallentare. È qui, nel cuore del rione Villa, che il gruppo di fuoco entra in azione tra la folla. L’azione dei killer è implacabile, anche grazie a un piano messo a punto già da alcune settimane. La vettura usata per il raid, una Fiat “Panda” grigia, viene sottratta a una donna - ben conosciuta agli archivi delle forze di polizia - molto attiva nel giro dello spaccio di droga. L’utilitaria viene prelevata a San Giovanni a Teduccio e parcheggiata a Ponticelli, nei dintorni dell’abitazione di una parente di Busiello. I killer non temono così controlli e neppure le telecamere che potrebbero intercettarne i passaggi. Quello che non sanno, però, è che il sistema di videosorveglianza del negozio davanti al quale quella mattina si ferma il target è attivo e pronto a registrare ogni fase dell’agguato. Quello acquisito dalla Squadra mobile di Napoli è un filmato senza sconti, da cui emerge tutta la ferocia dei sicari: sprezzanti dei rischi che avrebbe potuto comportare un’azione così efferata, consumata in pieno giorno e incrociando gli occhi di decine di passanti. Quei sessanta secondi catturati dalla telecamera finiscono così per restituire agli inquirenti una sequenza da brividi: prima l’orrore innescato dalla furia degli assassini, poi le urla strazianti di una donna che, supportata da altre cinque persone, prova ad aiutare il marito che, centrato in pieno petto, sta per esalare il suo ultimo respiro. Nessuno dei frame, però, riesce a catturare i volti dei killer. L’inquadratura è laterale e quando la vettura si allontana dalla scena l’immagine della targa consentirà soltanto di ricostruire a ritroso il percorso compiuto dal commando.
Libero il sospettato
A fronte di un delitto che sembrava destinato a riaccendere le ostilità tra i clan Rinaldi e D’Amico-Mazzarella, la reazione dello Stato non si è fatta attendere. La prima svolta arriva con un blitz degno di un film d’azione. A fine giugno la polizia circonda un aereo appena atterrato da Ibiza. Immagini forti, tensione alle stelle: sembra la base di Sigonella nel 1985 e invece è lo scalo napoletano di Capodichino. Gli agenti fanno irruzione e stringono le manette ai polsi di Raffaele Busiello, detto “Spighetto”. Nelle sue mani finisce l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa sulla scorta degli accertamenti con cui la Dda l’ha inquadrato come uno degli organizzatori dell’omicidio e, nelle fasi successive, come uno dei complici dei killer. Un castello di accuse franato davanti ai giudici del Riesame. La difesa del presunto basista, rappresentata dall’avvocato Perone, ha battuto con forza sulla carenza dei gravi indizi di colpevolezza. Riflettori puntati, in particolare, sulla disponibilità dell’auto usata per l’agguato e sulla sovrapponibilità tra orari e passaggi davanti alle telecamere di videosorveglianza pubblica. Zone d’ombra indiziarie che hanno spinto il tribunale della Libertà ad annullare la misura cautelare e disporre l’immediata scarcerazione di “Spighetto”. Un vuoto indiziario che, di fatto, riporta l’inchiesta al punto di partenza. E mentre il fascicolo della Procura si riapre a caccia di nuovi riscontri e di quel dettaglio mancante, tra i palazzoni del rione Villa cala il silenzio grigio dell’attesa. Con la scarcerazione di “Spighetto”, l’omicidio di “Savio” De Marco torna a essere un giallo senza colpevoli. E a Napoli Est, dove la pace è da sempre una tregua di cristallo, la paura di una nuova fiammata della faida torna a farsi sentire.