Bagnoli, dopo l?omicidio il killer nascosto in albergo: «Caccia ai suoi custodi»
Il Mattino

Bagnoli, dopo l?omicidio il killer nascosto in albergo: «Caccia ai suoi custodi»

Domenica 2 agosto 2026
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Furono allertati alcuni titolari di hotel della zona ovest di Napoli. Chiaro il ragionamento: «Stasera viene un amico, sta da solo, non gli chiedete niente. Non gli chiedete documenti,...

Furono allertati alcuni titolari di hotel della zona ovest di Napoli. Chiaro il ragionamento: «Stasera viene un amico, sta da solo, non gli chiedete niente. Non gli chiedete documenti, né soldi, né altre informazioni. Deve stare tranquillo». Era il 22 aprile di undici anni fa, i vari albergatori compresero subito l’antifona. Capirono che era meglio assecondare la richiesta di privacy avanzata da un soggetto noto come boss dell’area flegrea. Silenzi e compromessi, delitti e collusioni. Siamo a Napoli ovest. Era stato ucciso un soggetto noto alle cronache, del calibro di Rodolfo Zinco, meglio noto da queste parti come ‘o gemello, c’era il rischio di una contrapposizione armata da parte dei rivali, leggi clan della Sanità: tutti capirono che era meglio mantenere la consegna del silenzio. Tutti capirono che era meglio assecondare la richiesta del boss emergente: si trattava di ospitare (e proteggere con una buona dose di omertà) il killer dell’ex boss di Bagnoli.

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Il verbale 

Un affresco di compromessi e silenzi che emerge dalla testimonianza resa dal boss - oggi pentito - Alessandro Giannelli, alla luce degli atti recentemente depositati a disposizione delle parti dalla Dda di Napoli. Inchiesta condotta dal pm Stefania Di Dona e Maria Sepe, sotto il coordinamento dell’aggiunto Sergio Amato, chiara la ricostruzione fornita dal boss ora pentito. In sintesi, Giannelli ha spiegato: «Fu una decisione mia quella di uccidere Zinco, perché volevo acquisire il mercato della droga che veniva smerciata in zona Cavalleggeri d’Aosta e Bagnoli. Sapevo che Zinco aveva buoni rapporti con il clan Savarese di rione Sanità, quindi non volevo più condividere gli incassi legati al traffico di sostanze stupefacenti a Bagnoli». Parliamo di un’area, quello del versante occidentale della periferia napoletana, particolarmente redditizio, perché legato alla cosiddetta movida Flegrea. Il boss pentito fa anche i nomi: sul luogo del delitto ci recammo io e Maurizio Bitonto, mentre Ciro Pauciulli e Patrizio Allard ci raggiunsero in auto. A fare fuoco - secondo la ricostruzione del pentito - sarebbe stato Pauciulli, che sarebbe sbucato dall’auto mentre era ancora in movimento. Scena da film action quella ricostruita dal collaboratore di giustizia: «Io e Bitonto eravamo in sella a uno scooter - un Tmax bianco - incontrammo la vittima in strada. Avevo un telefonino cellulare, con il quale facemmo uno squillo. Era il segnale concordato. Arrivarono gli altri due a bordo dell’auto. Non ebbe scampo. Fu colpito alla spalla, poi provò a scappare ma non ci fu alcuna possibilità da parte sua di evitare gli altri proiettili».

La strategia

E dopo? La classica tecnica dell’inabissamento. Grazie a una buona dose di complicità o indifferenza da parte di chi aveva l’incarico di ospitare il killer. È così che si decise di proteggere il killer annullando la sua identità. Niente documenti, niente giri per il quartiere, ma una sorta di eclissi durata diversi giorni. Il tempo necessario per cancellare le tracce di polvere da sparo, qualora fossero arrivate delle verifiche. Temevano il guanto di paraffina, la cosiddetta prova dello stube. Una strategia che oggi viene riletta alla luce delle dichiarazioni messe agli atti dall’ex boss della camorra di Napoli ovest. Fatto sta che al vaglio degli inquirenti finiscono anche dei riferimenti specifici di alcuni albergatori che gestiscono delle strutture che avrebbero dato ospitalità al killer. Verifiche in corso, mentre di recente ha fatto notizia il tentativo di parte di qualcuno di silenziare il racconto di Giannelli. In che modo? I metodi sono sempre gli stessi. Spari, colpi di pistola. Fuoco ad alzo zero. Una stesa contro l’abitazione di un soggetto imparentato con Giannelli. Indagine dei carabinieri, si punta a bloccare ogni possibile azione vendicativa finalizzata a zittire chi ha deciso di collaborare con le istituzioni. Una camorra decisamente in evoluzione, quella di Bagnoli. Che lucra sui parcheggiatori abusivi, vero e proprio racket della sosta, ma anche sui progetti di recupero dell’area ovest.

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