Sakil, negato il rimpatrio della salma del giostraio
La salma di Sakil Hossain non sarà rimpatriata. Il corpo del 26enne, giostraio bengalese, deceduto al Moscati di Avellino dopo il grave incidente sul lavoro avvenuto il 24 maggio scorso a...
La salma di Sakil Hossain non sarà rimpatriata. Il corpo del 26enne, giostraio bengalese, deceduto al Moscati di Avellino dopo il grave incidente sul lavoro avvenuto il 24 maggio scorso a Lioni, sarà traslata dall’ospedale avellinese fino al cimitero di Lioni, dove il Comune ha messo a disposizione un loculo per la sua tumulazione.
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A distanza di due mesi dalla sua morte non è stato possibile far rientrare in patria la salma del giovane deceduto in Irpinia. Al momento non sarà possibile celebrare il funerale con il rito musulmano, così come desideravano i suoi familiari. Rimpatrio negato per eventuali accertamenti giudiziari. Intanto, venerdì mattina al cimitero di Lioni, quando arriverà la salma di Sakil, ad attenderlo ci saranno il sindaco Yuri Giovino e parroco di Lioni, Gelsomino Spatola. L’avvocato Faustino Liuzzi - specializzato nella tutela dei lavoratori – sta tentando con l’ambasciata di far arrivare in Italia la moglie e la bambina di Sakil, deceduto dopo esser stato travolto in pieno da una delle altalene giganti poco prima dell’apertura al pubblico dell’attrazione, riportando un trauma cranico grave.
Questa la causa che avrebbe determinato il decesso di Sakil Hossain, almeno stando a quanto riscontrato dal medico legale Giovanni Zotti e dall’anestesista rianimatore Fernando Chiumiento, i due consulenti a cui la procura di Avellino ha affidato l’incarico per eseguire gli accertamenti irripetibili e far luce sulle cause del decesso del 26enne operaio originario del Bangladesh morto all'ospedale Moscati di Avellino dopo il grave incidente avvenuto durante il collaudo di una giostra a Lioni.
Il giovane è stato colpito - domenica 24 maggio - da una grossa altalena. Nonostante i tentativi dei medici di salvargli la vita, è deceduto venerdì 29 maggio nel reparto di Rianimazione dell’ospedale avellinese dove è giunto in condizioni critiche. All’indagato, il proprietario della giostra, la procura gli contesta il reato di omicidio colposo. Secondo le indagini del Commissariato di Sant’Angelo dei Lombardi, l’indagato avrebbe violato la normativa antinfortunistica di settore più specificamente avrebbe compiuto una serie di omissioni: verificare l’idoneità tecnica dei collaboratori addetti alla gestione della giostra e la sicurezza delle vie di accesso e uscita alla giostra, di dotare l’area in questione ed il collaboratore addetto delle attrezzature idonee alla sicurezza e dei dispositivi di protezione individuale; di vigilare sul regolare funzionamento e manutenzione della giostra. Il legale Faustino Liuzzi su questi aspetti, legati alla sicurezza, sta anche effettuando delle indagini difensive per comprendere non solo se Sakil fosse stato dotato dei dispositivi di sicurezza individuali, ma anche se fosse stato formato per compiere il lavoro che stava svolgendo in Irpinia, prima dell’incidente mortale.
Il legale Liuzzi – del foro di Napoli, che cura le pratiche del dipartimento lavoro provinciale di Rifondazione Comunista – ha preannunciato che il partito sarà parte in causa nel processo e si costituirà parte civile. Inoltre prosegue la raccolta fondi avviata dalla Caritas di Lioni per sostenere Ria in Italia ed esaudire il desiderio di Sakil, che voleva ricongiungere in Italia tutta la sua famiglia. Si cercherà di far rimanere Ria in Irpinia almeno due, tre mesi.
La comunità di Lioni, in questi due mesi, ha anche predisposto nel dettaglio la rete d'accoglienza: la giovane donna e la sua bambina saranno ospitate in una struttura dedicata dove avranno a disposizione un alloggio, il supporto di un mediatore culturale e la presenza di uno psicologo. Periodo di permanenza in Irpinia in cui la donna e la piccola Fatima saranno sottoposte anche a delle visite mediche. Al termine di questo periodo la donna raggiungerà i suoi familiari che si trovano a Genova.