«Lascio la nazionale di calcio di Malta per stare vicino ai miei Campi Flegrei»
«Vivo nei Campi Flegrei, attraversiamo un momento difficile e qui ho la mia famiglia: di stare lontano non me la sono sentita». Comincia così il lungo post social con cui ieri,...
«Vivo nei Campi Flegrei, attraversiamo un momento difficile e qui ho la mia famiglia: di stare lontano non me la sono sentita». Comincia così il lungo post social con cui ieri, Francesco Cotugno, ha annunciato l'addio alla nazionale di Malta. Classe 1965, una vita passata a volare tra i pali sui campi da calcio, quella di Cotugno è una delle testimonianze più vere delle ultime ore.
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Dopo le esperienze tra le principali formazioni in Campania e con Fabio Cannavaro da Ct negli ultimi anni, aveva cominciato l'avventura da preparatore dei portieri con la nazionale di Malta (anche il ct è campano, Emilio De Leo), una avventura che però è stata bruscamente interrotta nelle scorse ore come da lui stesso annunciato dai suoi canali social: «A malincuore, ho scelto di andare via, di lasciare Malta. Nell'ultimo periodo il mio cuore ha sofferto per ogni evento sismico. I Campi Flegrei sono la mia terra, lì c'è la mia gente, non me la sono sentita di essere lontano in un momento così delicato della nostra storia», racconta.
Una scelta in controtendenza: qualcuno avrebbe portato con sé a Malta la famiglia per intero, Cotugno ha fatto l'inverso: «Tutti noi siamo di Bacoli: nati, cresciuti, abbiamo lì la nostra vita, le nostre attività quotidiane. Dopo l'ultima finestra di gare con la nazionale di Malta ho parlato con la Federazione di questo mio problema. Non potevo fare altro. Avevo voglia di tornare e non era ipotizzabile lavorare con la nazionale solo in occasione delle gare. Il presidente e il ct mi hanno capito e ho scelto di andar via per stare vicino alla mia gente. Non solo i miei figli, mio nipote di pochi mesi, ma anche i miei genitori novantenni. Non potevo non tornare».
L'ultima scossa
C'era sempre il calcio a prendersi lo spazio. Anche questa volta è stato così: «Durante la scossa dello scorso venerdì ero a Castel di Sangro, ne stavo approfittando per seguire da vicino gli allenamenti del Napoli di Allegri. Ma la mia esperienza in ritiro è durata poche ore: quando mia moglie mi ha chiamato per avvertirmi della scossa appena avvertita, mi ha raccontato quei secondi di paura e sono immediatamente tornato a casa. La situazione è davvero complicata qui, forse peggio di quello che pensassi». Lo sfogo viaggia anche nel tempo: «Ricordo bene, dopo il terremoto del '80, la vicinanza delle istituzioni: fu ideato per le popolazioni colpite un biglietto gratis per i mezzi di trasporto pubblici. Una sciocchezza, forse, ma fu un segnale di vicinanza a tutta la comunità napoletana che era stata colpita. Oggi cosa abbiamo? Ho visto con i miei occhi le difficoltà della gente della mia terra. Case sventrate, inagibili e persone che continuano a pagare affitti o addirittura mutui. Ma per cosa? Per non ritrovarsi più nulla. Una scossa, in pochi secondi, può portarsi via tutto».
Il sostegno
Sono ore complicate quelle di Cotugno, ore in cui però ha trovato sempre una destinazione in campo. «Ho cominciato qui la mia carriera, per anni sono stato legato alla Puteolana, in questi giorni sono tornato ad allenare i loro portieri grazie all'invito dell'allenatore Ambrosino. Ho giocato nella mia terra per tanti anni, mi piace dare una mano ora. Voglio restituire quello che ho avuto io in un momento così difficile. E il calcio, poi, può essere una distrazione bellissima per i ragazzi: negli ultimi giorni, alcuni tesserati non si sono allenati con noi perché non hanno più una casa, con dei problemi più importanti da risolvere; è solo uno dei tanti esempi che potremmo fare. Questa è la nostra terra, è la nostra casa e non la abbandoneremo, siamo forti abbastanza per resistere a tutto».