Conocal, il rione che celebra chi riesce a sparare per primo: «Mancano assistenti sociali»
Il Mattino

Conocal, il rione che celebra chi riesce a sparare per primo: «Mancano assistenti sociali»

Venerdì 7 agosto 2026
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  Da queste parti entrano solo loro (al netto dei blitz delle forze dell?ordine quando si tratta di effettuare arresti e sequestri). Da queste parti, solo loro si muovono con una...

Da queste parti entrano solo loro (al netto dei blitz delle forze dell’ordine quando si tratta di effettuare arresti e sequestri). Da queste parti, solo loro si muovono con una certa dimestichezza, tanto che raramente vengono ostacolati, anche perché sanno come comportarsi in un quartiere a rischio. Parliamo degli assistenti sociali. In tutto, a curare questa zona, ne sono sei o sette. Ripetiamo la proporzione: sei o sette assistenti sociali a Ponticelli, quartiere che vanta una popolazione di circa 60mila residenti. Hanno un mandato strategico. Qui nella zona del Conocal o del rione Topolino, arrivano con una delega del Comune, che è a sua volta investito da un input della magistratura. Qual è la loro funzione? Bussano alla porta delle famiglie problematiche, cercano di richiamare i genitori (quando sono fisicamente presenti all’interno del nucleo domestico) alle loro responsabilità, ma anche a fornire una sorta di supporto formativo. È lo stesso schema, lo stesso protocollo che è scattato all’indomani dell’ultimo episodio che ha avuto rione Conocal come teatro di un caso di emergenza giovanile. Ricapitoliamo: martedì notte, poco dopo le 23 due ragazzini vengono alle mani. Sono giovanissimi. Un tredicenne impugna un coltello a farfalla e pugnala al ventre il proprio avversario, che ha solo 12 anni.

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IL RETROSCENA

I due si conoscono. Vanno a scuola assieme, frequentano anche lo stesso gruppo whatsapp. Ed è sulla chat che parte la provocazione che dà inizio alla lite, poi culminata nel ferimento a colpi di coltello. Storia chiusa da un punto di vista penale. Al lavoro i carabinieri del comando provinciale di Napoli, sotto il coordinamento del pm Ettore La Ragione, magistrato in forza alla Procura per i minori guidata dalla procuratrice Patrizia Imperato, che possono fare ben poco. I due minorenni non sono imputabili. Scatta una segnalazione per il 13enne, viene messo in moto l’intervento dei servizi sociali. Non si esclude che una forma di attenzione da parte degli assistenti sociali possa riguardare anche la giovane vittima, dal momento che il 12enne era in strada (all’interno di parco Conocal, dove vive) quando mancava poco alla mezzanotte. Ma restiamo al problema principale. Le armi in strada da un lato e le armi spuntate dei Comuni, quando si tratta di mettere in campo un intervento formativo. Torniamo nel luogo del litigio avvenuto qualche sera fa. Via del Flauto Magico, dunque. Una strada intitolata all’ultima opera di Mozart, in un posto dove non c’è un circolo culturale in grado di formare la sensibilità dei ragazzi o di fornire una alternativa vera alla strada. Basta una semplice ricognizione visiva per capire che tipo di atmosfera si registra da queste parti: scritte sui muri all’insegna della cultura camorristica. Frasi del tipo «boss minorenne regna», «vince chi spara prima», campeggiano un po’ dappertutto. Sillabario minimo e violento. Essenziale in una zona che negli ultimi decenni ha fatto notizia solo per fatti di sangue. Basta sfogliare la cronaca degli ultimi mesi. Storia di stese e agguati incrociati. Di recente a Ponticelli è stato consumato da queste parti il delitto di Ylenia Musella, la ragazza colpita alle spalle da una coltellata sferrata dal fratello. Negli stessi giorni, l’omicidio di Fabio Ascione, il ventenne incensurato colpito a morte senza un motivo. Era il sette aprile scorso, il ventenne tornava da una notte di lavoro, quando ha la sventura di incrociare un gruppetto di ragazzi amici di infanzia. Siamo nel parco Topolino, uno dei suoi conoscenti sta mimando la scena di un precedente conflitto a fuoco consumato con una banda arrivata da Volla. Parte un colpo per errore, Fabio viene ucciso.

IL CARDINALE

Nella sua omelia, il vescovo di Napoli don Mimmo Battaglia è stato durissimo: «Ci sono due Napoli, quella del benessere e quella di tanti ragazzi che fanno fatica a trovare una strada...». Come a dire: che tipo di interventi, da queste parti, oltre a retate e sequestri? La risposta è nei numeri di assistenti sociali a disposizione. Ce ne sono sei per sessantamila residenti. Li chiamano i “dottori”, sanno dove andare e come comportarsi, anche quando si entra nella casa di un boss di camorra. Ma sanno anche che da soli possono fare poco come alternativa a violenza e armi facili.

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