Napoli, agguato nei vicoli, la pista della droga: «Faida tra pusher»
Il Mattino

Napoli, agguato nei vicoli, la pista della droga: «Faida tra pusher»

Sabato 8 agosto 2026
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La corsa contromano in via San Sebastiano dura un pugno di secondi. Lo scooter raggiunge l?ingresso del locale, il passeggero entra per portare a termine la sua «missione». Non...

La corsa contromano in via San Sebastiano dura un pugno di secondi. Lo scooter raggiunge l’ingresso del locale, il passeggero entra per portare a termine la sua «missione». Non è lì per consumare un drink o fare un saluto. La telecamera di sicurezza interna registra ogni passaggio. I movimenti sono fulminei: salta fuori una bustina, il barista la prende e consegna due banconote. Sembra finita lì e invece l’inferno è dietro l’angolo. Il rider della droga incrocia un uomo con il quale ha un conto in sospeso. Sguardi di fuoco, parole al veleno e infine due schiaffi a bruciapelo. Il presunto spacciatore scappa, ma non incasserà lo smacco. Risale in sella allo scooter e mentre l’amico accelera a tutto gas estrae una pistola. Esplode tre colpi al cielo, ma un proiettile di rimbalzo colpisce un innocente che, qualche metro più in là, stava bevendo una birra davanti a un altro bar. Ferito alla spalla, Germano Saponara si accascia in una pozza di sangue. Eccola, la chiave che innesca la nuova svolta investigativa - la seconda in pochi giorni - sul terrificante raid scattato all’alba del 25 luglio a due passi da piazza Bellini. Dopo il fermo da cui, dopo appena ventiquattro ore, è stato raggiunto l’esecutore materiale, il diciannovenne Giuseppe Muscariello, le manette sono adesso scattate anche per il complice, il ventenne Vincenzo Rubino.

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SCONTRO PER LA DROGA

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Federica Villano chiude il cerchio intorno alla feroce sparatoria. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Cristina Curatoli e dall’aggiunto Sergio Amato e condotta dalla Squadra mobile guidata dal primo dirigente Mario Grassia, finisce però per spalancare le porte a scenari ancora tutti da definire.

La stesa, a differenza di quanto già messo a verbale da Muscariello, potrebbe non essere stata il frutto avvelenato di una semplice lite da strada. Sullo sfondo, l’ombra dello spaccio di droga. Un affare a svariati zeri, che ha acceso un nuovo scontro tra paranze: gang del rione Sanità, sponda clan Savarese, da una parte; e del Cavone, sponda clan Lepre, dall’altra. Al primo gruppo sarebbero vicini, soprattutto per una parentela di Muscariello, i due ragazzi arrestati per pubblica intimidazione con uso di armi e detenzione e porto abusivo di arma da fuoco, reati aggravati dal metodo mafioso. Alla holding con base tra i vicoli di piazza Dante parteciperebbe invece, con un ruolo tutt’altro che di seconda fascia, l’uomo con cui il pusher è entrato in rotta di collisione nel locale di via San Sebastiano.

RIVENDICAZIONI SOCIAL

Per gli inquirenti, l'esplosione dei colpi tra la folla nei pressi di piazza Bellini non è stata solo una reazione d'impeto, ma una manifestazione di forza per il controllo delle aree della movida. A imprimere una svolta alle indagini anche le tracce social disseminate dai due indagati. Emblematico, un post pubblicato da Rubino dopo la cattura dell’amico: «Quando mi hai detto “accompagnami là fuori” è stato straziante, mi è caduto il mondo addosso quando sei entrato in quella macchina. Io e te siamo sempre stati una cosa sola». Anche la notte del 25 luglio. Parole a prova di equivoco, davanti alle quali il ventenne, difeso dall’avvocato Flaviano Moltedo, durante l’udienza di convalida non ha potuto far altro che confessare. Il cerchio sui responsabili è chiuso, ma per il centro di Napoli resta nei radar dei pm. L’obiettivo dichiarato è uno: disinnescare lo scontro prima che a parlare siano di nuovo le armi.

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