Agroindustria, in Campania il record di contratti di filiera finanziati dal Pnrr
Avanti tutta con i progetti per l?agroindustria. La Campania conquista il primato nazionale nei contratti di filiera finanziati dal Pnrr agricolo. Con 93 programmi, circa 900 milioni di euro...
Avanti tutta con i progetti per l’agroindustria. La Campania conquista il primato nazionale nei contratti di filiera finanziati dal Pnrr agricolo. Con 93 programmi, circa 900 milioni di euro di investimenti e 600 milioni di agevolazioni pubbliche, la regione guida la graduatoria italiana per numero di iniziative. Alle spalle si colloca l’Emilia-Romagna, con 84 programmi e 808 milioni di investimenti. Terzo il Veneto, con 80 programmi e 583 milioni. Seguono la Puglia con 76 iniziative, la Lombardia con 72, la Toscana con 57 e il Lazio con 52. Un risultato particolarmente significativo per un territorio nel quale l’agroalimentare rappresenta uno dei principali motori dell’economia, dell’occupazione e dell’export. I contratti di filiera, infatti, non finanziano soltanto singole aziende, ma sostengono progetti condivisi tra produttori agricoli, imprese di trasformazione e distributori.
APPROFONDIMENTI «Ia, una gigafactory al Sud. Zes? Niente tagli ai fondi»Scuola, valzer di presidi, tornano a casa 19 prof: «Aspettavamo da anni»Pmi, il governo sblocca 448 milioni: spinta agli investimenti nel Meridione
I mercati
L’obiettivo è rafforzare tutti gli anelli della catena, dal campo fino alla commercializzazione del prodotto, riducendo i costi, aumentando la qualità e migliorando la capacità di competere sui mercati nazionali e internazionali. La misura rappresenta la principale tranche del cosiddetto Pnrr agricolo, che vale complessivamente oltre 9 miliardi di euro. Per i contratti destinati alle filiere agroalimentari sono stati impiegati 3,89 miliardi, pari al 98,7% delle risorse disponibili. Il target europeo prevedeva la contrattualizzazione di almeno il 95% dei fondi entro il 30 giugno 2026: un obiettivo, dunque, pienamente raggiunto e superato.
Il bilancio tracciato dall’Ismea, soggetto attuatore della misura per conto del ministero dell’Agricoltura, indica 221 contratti sottoscritti e 3.363 beneficiari coinvolti. Considerando anche le iniziative finanziate con il budget originario del quinto bando, i programmi complessivamente sostenuti superano quota 260. La misura, inizialmente, disponeva di un budget di 690 milioni che avrebbero consentito di finanziare 43 contratti. Successivamente in due distinte tranche, grazie all’iniziativa del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, si sono aggiunti altri 4 miliardi (che hanno spinto il plafond complessivo a favore delle filiere a sfiorare i 4,7 miliardi) e che hanno consentito di sottoscrivere ulteriori 221 contratti. I contratti sono stati già registrati dalla Corte dei conti e che si attende ora la verifica definitiva della Commissione europea, prevista tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.
I settori
A beneficiare maggiormente delle risorse sono stati la zootecnia, l’ortofrutta e il vino. Dei 221 contratti siglati, 64 riguardano l’ortofrutta, 55 la zootecnia e 33 il comparto vitivinicolo. Gli investimenti ammissibili hanno raggiunto 2 miliardi nella zootecnia, 1,78 miliardi nell’ortofrutta e un miliardo nel vino. Seguono i seminativi, con 22 programmi e 600 milioni di investimenti, e l’olio d’oliva, con 15 programmi per 300 milioni. La leadership campana assume ancora più rilievo alla luce della struttura produttiva regionale, caratterizzata da una diffusa presenza di piccole e medie imprese. Proprio queste realtà, prese singolarmente, hanno spesso maggiori difficoltà ad affrontare gli investimenti necessari per innovare gli impianti, digitalizzare i processi, ridurre i consumi energetici e accedere ai mercati esteri. Il contratto di filiera consente invece di unire produttori, trasformatori e distributori intorno a un progetto comune, favorendo economie di scala e una più equa distribuzione del valore. In questo modo, un intervento realizzato in un’azienda agricola può essere collegato all’ammodernamento di uno stabilimento di trasformazione, alla costruzione di piattaforme logistiche, allo sviluppo di nuovi sistemi di tracciabilità o al miglioramento del confezionamento e della distribuzione.
Il risultato atteso è una filiera più organizzata, capace di programmare la produzione e di difendere meglio il reddito degli agricoltori dalle oscillazioni dei prezzi e dall’aumento dei costi. Gli obiettivi principali dei programmi riguardano la sostenibilità climatica e ambientale, seguita dall’innovazione e dalla digitalizzazione. Per la Campania si tratta di una leva importante per consolidare comparti come l’ortofrutta, il lattiero-caseario, il vino, l’olio e le produzioni tipiche, trasformando la qualità delle materie prime in maggiore valore aggiunto sul territorio.