Zes anche al Nord, dossier alla Meloni: si decide anche sul credito d?imposta
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Alla fine, l’unica certezza rimane quella dell’inizio. E cioè, che sul progetto di allargare la Zes unica, almeno per la parte amministrativa, a tutto il Paese e comunque anche al Centro-Nord deciderà solo il presidente del Consiglio. Quando e come rimangono però domande per ora senza risposte. Il pressing delle Regioni del Nord e di Confindustria ha prodotto finora un’ipotesi (lo sviluppo delle Zone logistiche semplificate, già presenti nelle aree doganali del Settentrione) su cui si è impegnato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Ma tra gli addetti ai lavori cresce la percezione che la soluzione valutata dalla premier sia quella di un Decreto Legge ad hoc che dovrebbe riconoscere l’estensione della sola semplificazione burocratica alle regioni extra-Sud e non anche il credito d’imposta, come invece sollecitano gli enti territoriali locali. Anche perché recuperare almeno altri 3 miliardi per incentivare gli investimenti anche al Centro-Nord non sembra una passeggiata di questi tempi, anzi.
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I NODI
I tempi però restano un’incognita. C’è chi arriva a pensare che alla fine il Decreto potrebbe essere annunciato in vista della scadenza elettorale, specie se sarà anticipata. E chi non esclude una frenata sulla scorta, ad esempio, delle polemiche sollevate di recente in Sardegna e Puglia, politicamente non della maggioranza di Governo, a proposito di un paio di progetti autorizzati dalla Zes unica per i quali sono stati avanzati dubbi sul piano locale (in entrambi i casi è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, a ribadire la regolarità delle procedure che peraltro coinvolgono sempre gli enti del territorio).
Di sicuro forse mai come in questo periodo il dibattito sul futuro della Zes unica si sta facendo intenso, a dispetto delle ferie della politica almeno ufficialmente (o forse proprio per questo). Non è un caso che mentre si valuta se allargare la Zona Economica Speciale a tutto il Paese, evitando che il Mezzogiorno subisca le inevitabili conseguenze in termini di attrattività qualora tutto il “modello” venisse ampliato, si sono già aperti i “cantieri” per sostenere il credito d’imposta della Zes unica Sud. Nel senso che al momento, dopo avere reso strutturale con la legge di Bilancio 2026 la misura per il triennio 2027-2029, la disponibilità di risorse appare inadeguata. Ovvero, un miliardo per il 2027 e 700 milioni per il 2028. Troppo pochi se si valuta al contrario l’enorme impatto suscitato dall’incentivo fiscale negli ultimi due anni, oltre 3 miliardi e mezzo, con migliaia di istanze inoltrate dalle imprese all’Agenzia delle Entrate per essere valutate e approvate. Non a caso in una recente intervista al Sole 24 Ore è stato lo stesso Sbarra a parlare di almeno 4 miliardi nel triennio da mettere a disposizione di chi vuole investire al Sud attraverso la Zes unica.
Richiesta importante e motivata (non solo dal successo della Zona economica speciale ma anche dalla crescita del Mezzogiorno di questi ultimi 4 anni) sulla quale ovviamente dovrà essere il Governo e in particolare il ministro delle Finanze Giorgetti a pronunciarsi. E qui può riallacciarsi il piano per estendere a tutto il Paese la Zes unica: nel senso che garantire al Sud le risorse di cui ha dimostrato di poter essere all’altezza potrebbe “agevolare” la scelta tecnica di applicare la semplificazione delle procedure anche agli investimenti al Centro-Nord, senza ulteriori esborsi si soldi pubblici. In fondo, è sempre quello che ha sostenuto la premier Meloni, consapevole che ridurre il peso della Zes al Sud avrebbe contraccolpi su tutto il Paese.