Napoli, bimba in fin di vita con un boccone di traverso: «Salvata da infermiera»
Il Mattino

Napoli, bimba in fin di vita con un boccone di traverso: «Salvata da infermiera»

Martedì 11 agosto 2026
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Poteva essere una irreparabile tragedia scampata grazie alla manovra di disostruzione delle vie aeree messa prontamente in atto da una infermiera del 118, postazione Scampia. La chiamata...

Poteva essere una irreparabile tragedia scampata grazie alla manovra di disostruzione delle vie aeree messa prontamente in atto da una infermiera del 118, postazione Scampia. La chiamata disperata, alla centrale del 118, dei genitori di una bambina di un anno che non respirava più, all’interno del McDonald’s della Galleria Umberto di Napoli, arriva alle 13:18, Dopo tre minuti alle 13,21 l’equipaggio, anche grazie alle strade deserte della settimana di Ferragosto è sul posto.

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La paura 

La piccola viene immediatamente affidata ai soccorritori incosciente e senza respirare. «Provvidenziale l’intervento della professionista infermiera Regina Esposito - sottolinea Manuel Ruggiero medico e sindacalista curatore della pagina Facebook Nessuno Tocchi Ippocrate - l’ha presa immediatamente in braccio, l’ha posizionata sulle gambe ed ha avviato le manovre di disostruzione che per una bambina così piccola sono diverse da quelle da mettere in atto nell’adulto. Dopo due cicli di manovra è avvenuto il miracolo: la bambina ha ricominciato a tossire e a respirare. Un lieto fine che si deve alla perizia della operatrice sanitaria e alla tempestività dell’intervento». Sul posto sono intervenute anche una moto sanitaria e un’auto medica dal San Gennaro.

Una volta stabilizzata la piccola è stata trasportata al Santobono, in condizioni emodinamicamente stabili. Lieto fine per la piccola e per i genitori, una famigliola di turisti di Cuneo giunti a Napoli per una breve vacanza. «La scena più bella – conclude Manuel Ruggiero, è stata quando la bambina ha ricominciato a respirare e tra i presenti tutto già in panico insieme ai genitori è scattato spontaneamente un applauso liberatorio. Un intervento tempestivo da parte di una squadra preparata e quei minuti vitali che hanno fatto la differenza».

La prevenzione

L’infermiera che ha salvato letteralmente la vita alla bambina si chiama Regina Esposito, Luciano Di Pasqua invece l’autista soccorritore. Una famiglia oggi può festeggiare quasi una rinascita: pochi minuti le conseguenze della mancanza di ossigeno al cervello sarebbero state irreversibili. I dati epidemiologici ci dicono che la terza causa di morte accidentale in età pediatrica è spesso un evento domestico. In Europa ogni anno 500 bambini muoiono soffocati. In Italia sono 50 l’anno. Uno a settimana. Ai decessi si aggiungono 1000 ricoveri l’anno. E se contiamo anche i “quasi-eventi” risolti in famiglia, gli episodi salgono a 80.000 all’anno nel nostro Paese. «Tra 0 e 4 anni quando è la bocca lo strumento per esplorare il mondo i piccoli portano alla bocca ogni cosa - avverte Vincenzo Tipo primario del pronto soccorso del Santobono - non hanno ancora i denti completi e non controllano bene la deglutizione e dunque non percepiscono alcun pericolo. Il 60-80% dei casi di soffocamento è dovuto al cibo: pezzi di hot dog, uva, caramelle dure, popcorn, frutta a pezzi grossi, spesso il pane». Il tempo è cruciale. Chi accorre deve sapere cosa fare e farlo in pochi secondi. Ogni minuto senza intervento riduce del 10% le possibilità di sopravvivenza. Per questo in tutti i luoghi pubblici e nelle famiglie bisognerebbe saper effettuare questa manovra salvavita. Ogni settimana in Italia muore un bambino per inalazione di cibo o piccoli oggetti.

La manovra di Heimlich

D’estate il pericolo raddoppia. Anche nei campi estivi solo un insegnante su quattro sa effettuare la manovra salvavita. Si chiama disostruzione delle vie aeree. Per i bambini sopra 1 anno è la manovra di Heimlich: una compressione addominale secca sotto lo sterno che “spreme” l’aria dai polmoni per espellere il corpo estraneo. «Per i lattanti sotto 1 anno - sottolinea Vincenzo Tipo - sono 5 colpi sulla schiena a cui si aggiungono 5 compressioni toraciche. Semplici da imparare ma impossibili da improvvisare. Eppure oggi chi sta con i bambini non le conosce. Anche i genitori ne sanno poco o nulla». Alla domanda “cosa faresti in emergenza?”, il 13% chiamerebbe il 118 e inizierebbe le manovre. Il 39% aspetterebbe i soccorsi. Il 48% cercherebbe un collega formato. Il problema è che il 66% non sa nemmeno chi sia formato. Servirebbero corsi ripetuti, aggiornati, allargati e obbligatori. La Società scientifica italiana di pediatria, guidata proprio da Tipo, ogni anno è in prima linea nella formazione.

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