L?intervista Gilberto Pichetto Fratin: «Rinnovabili, slancio per il Mezzogiorno e in futuro meno costi»
Il Mattino

L?intervista Gilberto Pichetto Fratin: «Rinnovabili, slancio per il Mezzogiorno e in futuro meno costi»

Domenica 16 agosto 2026
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Gilberto Pichetto Fratin, ministro di Forza Italia all?Ambiente e alla sicurezza energetica: di fronte al mutamento del clima, al rischio siccità e a tutto ciò che ne consegue...

Gilberto Pichetto Fratin, ministro di Forza Italia all’Ambiente e alla sicurezza energetica: di fronte al mutamento del clima, al rischio siccità e a tutto ciò che ne consegue lei ha rilanciato l’urgenza della prevenzione, ad ogni livello, per affrontare e adeguarsi a questa nuova situazione. Cosa vuol, dire in concreto?

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«Vuol dire cambiare anche il nostro comportamento individuale, non solo quello di Stato, Regioni e Comuni, perché stiamo vivendo un riscaldamento climatico importante che in alcune zone del Paese, come ad esempio le Alpi, sta provocando incendi boschivi mai registrati in passato a luglio ed agosto in quelle zone. Comportamenti individuali significa, a proposito dell’acqua, che dobbiamo raccoglierla quando viene giù perché la quantità annuale resta la stessa ma la violenza delle precipitazioni è molto maggiore: per questo bisogna essere in grado di creare bacini, vasche, invasi, e ridurre gli sprechi. E su questo lavoro devono impegnarsi tutti, dallo Stato ai Comuni».

Gli ultimi dati però sembrano incoraggiare il pessimismo: gli invasi al Sud sono vuoti quasi per metà e gli sprechi continuano. E quel che è più grave sono i soldi pubblici non spesi.

«Gli sprechi rientrano nel piano di riorganizzazione del sistema idrico nazionale. Parliamo di quasi 2.400 gestori, una miriade dei quali molti senza forza di procedere agli investimenti spesso necessari, con tubazioni risalenti ad oltre mezzo secolo fa. Poi facciamo la statistica e constatiamo che si perde oltre il 40 per cento delle acque».

Troppo, senza alcun dubbio...

«Esattamente. L’obiettivo dello Stato, a questo punto, non può che puntare a ridurre i gestori a un centinaio o poco più. Significa avere più investimenti, con ammortamento ventennale o trentennale; significa costruire dighe, evitare dispersioni. Tutte operazioni che faranno i gestori che sono emanazione di gran parte dei Comuni, i quali possono affidarle a società private e comunque sotto il controllo delle Autorità di bacino: voglio dire che si tratta di percorsi lunghi, che dobbiamo portare avanti, e il colore politico degli enti locali non c’entra assolutamente nulla. E dobbiamo farlo poi anche per il sistema irriguo, perché il ribaltamento successivo è questo; e per le acque reflue perché possono essere utilizzate per l’irrigazione se opportunamente depurate».

La sensazione è che però si proceda ancora in termini di risposta all’emergenza. È così anche al Sud?

«L’emergenza fa male, senza dubbio, ed è quella che pesa di più. Ma la programmazione degli interventi sta andando avanti in tutta Italia, anche se con meccanismi dalla tempistica spesso dilatata. Ho letto su un quotidiano proprio di recente che un’amministrazione comunale si lamentava del fatto che 30 giorni per chiudere una procedura con le relative osservazioni le sembravano pochi perché in mezzo c’era l’estate. Altro che Marchionne quando all’inizio di agosto in fabbrica diceva: va bene che ci sono le ferie ma qui perdiamo 5 milioni al giorno!».

E il Sud?

«Sicuramente c’è una maggiore difficoltà del Sud nonostante gli aiuti erogati in questi anni. Ma il Mezzogiorno sta migliorando; non ancora in tutte le realtà, purtroppo, ma ci sono realtà nel sistema della gestione idrica che stanno andando a cento all’ora, a riprova del fatto che gli investimenti industriali al Sud stanno rispondendo bene. Il Sud soffre certamente più di altre aree per il cambiamento climatico ma sa cogliere le opportunità della nuova economia, sia sotto l’aspetto ambientale sia sotto quello energetico».

Ecco, parliamo allora di rinnovabili, di cui il Mezzogiorno per eolico e fotovoltaico è il maggior produttore nazionale. È vero che le installazioni già realizzate sono ancora inferiori alle autorizzazioni?

«L’installato allo scorso 30 giugno 2026 tra eolico e fotovoltaico è pari a 28 Gigawatt, l’autorizzato alla stessa data è di 38 GW. C’è poi una parte di possibili autorizzazioni nel limbo, ovvero quelle che hanno parere favorevole del ministro dell’Ambiente ma su cui hanno espresso riserve altri ministeri, in particolare quello della Cultura, per una serie di ragioni. E parliamo di altri 22 Gigawatt. Se i contenziosi venissero superati si arriverebbe a 60 GW e saremmo vicini all’obiettivo degli 80 che dobbiamo raggiungere entro il 2030. Basterebbe dunque crescere di 5 GW all’anno per farcela. Per abbassare le bollette il governo punta su flessibilità europea, sviluppo delle fonti rinnovabili e contratti a lungo termine».

I progetti in sospeso riguardano soprattutto il Sud?

«No, tutto il Paese, ma indubbiamente è al Sud che sole e vento sono maggiormente disponibili. Sicuramente per raggiungere il traguardo degli 80 GW bisogna risolvere tutta una serie di nodi che continuano a frenare il percorso. Vorrei per onestà anche ricordare che una parte di queste autorizzazioni non sono operative per la stessa volontà di quelli che le hanno ottenute».

Si spieghi, ministro, che significa?

«Che decidono di attendere le evoluzioni del mercato per venderle al miglior offerente. Ed è proprio per questo che, come Governo, abbiamo inserito nel Decreto Bollette, di cui stiamo seguendo l’iter in questi giorni, una norma che si riferisce proprio all’occupazione virtuale della rete. Nel senso che in molte parti del Paese la rete, quindi il cavo, risulta completamente occupato solo che solo una parte è di energia, il resto è di pura prenotazione».

Faccia un esempio.

«È come se lei facesse domanda per installare un impianto sul suo tetto e si trovasse il cavo già pieno, ma solo virtualmente. In questo momento a livello nazionale le autorizzazioni sono comunque in corso, gli spazi per installare ci sono: se si sbloccassero anche le autorizzazioni ancora bloccate faremmo un bel passo in avanti».

Come state procedendo, allora?

«Come ministero stiamo andando avanti e non dimentichiamoci che abbiamo dovuto scontare la grande confusione del 2023-24, dovuta ad una serie di sentenze, che io non mi permetto di giudicare ma che hanno annullato il decreto interministeriale sulle aree idonee. Si è dovuto riproporre l’iter e per fortuna le Regioni si stanno muovendo, proprio l’altro giorno è stata approvata ad esempio la legge della Sicilia».

Non c’è dunque bisogno come chiede Confindustria di poteri straordinari, magari attribuiti ad un commissario?

«Capisco le logiche di Confindustria con la soluzione commissariale ma poiché gli interlocutori sono le Regioni può essere solo una scelta a seguito di un confronto politico. Casi particolari possono essere valutati, ma oltre dovremmo aprire un dibattito sulle competenze regionali per l’energia».

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