Marco Di Stefano: «Beverello, troppi errori ora l?area va ripensata»
Il flop del nuovo Beverello. L?estate 2026 sarà ricordata per il sottodimensionamento della nuova stazione marittima e per i disagi che ha prodotto. Che saremmo arrivati a questo lo...
Il flop del nuovo Beverello. L’estate 2026 sarà ricordata per il sottodimensionamento della nuova stazione marittima e per i disagi che ha prodotto. Che saremmo arrivati a questo lo aveva detto ancora prima di iniziare i lavori l’ingegnere Marco Di Stefano, uno dei maggiori esperti di opere marittime e profondo conoscitore del porto di Napoli.
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Allora ingegnere come si esce da questa situazione?
«Il Terminal Beverello è un’opera concepita in pochi mesi a valle di un concorso internazionale di idee del 2004. Sono opere, ancora in fase di completamento ed in attesa di collaudo, che rappresentano una parte modesta di un più ampio discorso architettonico che, in prospettiva, traguardava l’ambizione di ammagliare le aree portuali alla città. Lasciando in disparte il dibattito sulle caratteristiche architettoniche dell’opera e sulla qualità del paramento lapideo, vi è di fatto una criticità insuperabile connessa alla geometria dell’impianto ed alle sue superfici interne. Criticità nel tempo rappresentate ai tavoli tecnici dagli armatori già in fase di progettazione».
Ma gli armatori avevano in mente un altro progetto che sarebbe stato integralmente finanziato con risorse private?
«Fu fatta la scelta pubblica, e io la condivisi subito, anche se oggi il Terminal è in gestione alle stesse compagnie armatoriali che storicamente servono il Golfo di Napoli, proprio quelle che avevano proposto un diverso progetto fatto di maggiori trasparenze ed una diversa configurazione interna. Un progetto che passò per le mani di Raffaele Aiello, del compianto senatore Lauro, e di tutti gli altri armatori che ritennero di offrire un contributo alla risoluzione di un tema complesso: la gestione di grandi flussi».
E allora? Cosa è andato storto?
«Venne recuperato un pezzo del progetto Nausicaa sostenuto da risorse pubbliche. Il Terminal attuale ha una superficie coperta di circa 3660 metri quadrati (la passeggiata è di 1550 metri quadrati) mentre la superficie interna, confinata da invetriate e pareti in cemento armato occupa complessivamente 1660 metri quadrati ma di tali aree ben 760 metri quadrati sono non fruibili per l’utenza in attesa di imbarco».
Errori di valutazione degli spazi necessari per l’utenza?
«Le quattro biglietterie insieme alle aree dedicate al bar, all’infermeria e primo soccorso, ai locali tecnici, alla rampa interna, all’area dei reperti archeologici occupano un’area di 760 metri quadrati, lasciando all’utenza la residua parte, circa 900 metri quadrati. Se poi da tale superficie si detraggono quelle occupate dalle panchine, quelle destinate all’incolonnamento alle biglietterie o all’utenza del bar, al deposito bagagli ed ai servizi igienici lo spazio interno utile si riduce a circa 530 metri quadrati».
Una misura ridicola.
«Assolutamente inadeguata per il flusso di persone in transito verso le isole del golfo che, stando agli orari approvati dalla Regione Campania, vedono ogni 15 minuti un mezzo marittimo in uscita o in arrivo alla banchina del Beverello. In media quattro unità in ormeggio sono in grado di trasportare almeno 1600 persone; tante sono quelle in attesa, ed altrettante quelle in sbarco. La geometria allungata delle aree interne, la porzione degli accessi e dei gate di sbarco fa il resto. Le aree esterne annesse al terminal che si sviluppano per circa 7600 metri quadrati sono troppo assolate nonostante le protezioni installate; tali spazi, in parte occupati da viabilità veicolare, in parte da aiuole a verde e rampe di raccordo, sono appena sufficienti a garantire il flusso di passeggeri in uscita e certamente non possono offrire adeguati servizi all’utenza in attesa».
E gli impianti? Non dimentichiamo che questa stazione marittima fu inaugurata senza un allaccio fognario.
«Da qualche mese la rete fognaria è stata collegata a quella comunale. L’assoluta inadeguatezza degli impianti termici completa il quadro che dà origine alle numerose critiche che affollano il web. Ma tutti sapevano tutto, tenuto conto che i dati sopra richiamati erano stati ben rappresentati anche nella relazione di offerta che le compagnie avevano inviato alla Port Authority».
E allora?
«È del tutto evidente che nel prossimo futuro la Port Authority e l’attuale governance dovranno affrontare i problemi irrisolti nel passato e ripensare l’intera area del Beverello, coinvolgendo anche quegli spazi di attesa impegnati da altre attività».
È immaginabile sfruttare meglio anche i piazzali esterni?
«Il Terminal, le aree esterne, i nuovi pontili, i piazzali in radice al molo Angioino, l’accesso alla metro ed i due bar dovrebbero convergere in una progettualità unitaria anche con una rivisitazione dei flussi pedonali e dei servizi all’utenza. Sono certo che le esperienze maturate fino ad oggi condurranno a soluzioni che mitigheranno fortemente le diverse criticità. E questo con il contributo di tutti, incluso l’amministrazione comunale».