Eurovolley 2026 a Napoli, Italia-Svezia 3-0. Cantando sotto la pioggia, l?emozione non si ferma
Il Mattino

Eurovolley 2026 a Napoli, Italia-Svezia 3-0. Cantando sotto la pioggia, l?emozione non si ferma

Venerdì 11 settembre 2026
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L?Italia è più forte di tutti. Più della pioggia e soprattutto più della Svezia. Il maltempo minaccia la gara inaugurale dell?Europeo ma dopo il ritardo...

L’Italia è più forte di tutti. Più della pioggia e soprattutto più della Svezia. Il maltempo minaccia la gara inaugurale dell’Europeo ma dopo il ritardo iniziale e una pausa di mezzora sul tramonto del primo set, gli azzurri si prendono la scena e travolgono gli svedesi (netto 3-0) come il più devastante degli agenti atmosferici. Con l’Italia vince anche Napoli. E lo fa in una notte speciale, che va oltre ogni tipo di difficoltà, oltre ogni tipo di imprevisto. Nessuno si muove, nessuno lascia il proprio posto, perché la voglia di spettacolo è tanta e perché i primi a voler giocare sono gli azzurri, che durante la pausa negli spogliatoio di Piazza del Plebiscito chiedono a gran voce di ritornare quanto prima in campo. Lo spettacolo c’è. Alla faccia di nuvole, vento e condizioni meteo oggettivamente inusuali per un giovedì di settembre nella coda di un’estate che a Napoli - come in tutta Italia - è stata all’insegna del sol leone e del caldo tropicale. E invece no, la nuvoletta di Fantozzi insegue la Nazionale dell’Italvolley visto che proprio con l’approssimarsi del fischio d’inizio si alza il vento e cadono le prime gocce. La decisione da parte dell’organizzazione arriva subito: si gioca.

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O almeno, si comincia. Italia-Svezia parte con un po’ di ritardo (alle 21.30 circa), ma parte. E poco importa se alle spalle della cupola della chiesa di San Francesco di Paola che domina piazza Plebiscito i lampi si fanno sempre più frequenti. La musica dei Planet Funk riscalda l’atmosfera e le tribune sono bollenti. Tutto esaurito, nemmeno uno spillo riuscirebbe a trovare posto nell’arena costruita nel cuore del Plebiscito. Si tratta di un vero e proprio appuntamento con la storia in una cornice irripetibile. Le squadre vengono accolte da musica a tutto volume, fumo, spettacoli pirotecnici e giochi di luci da fare invidia a un festival tecno. Ecco lo spettacolo. Quello che succede in campo diventa quasi marginale. Si accende la piazza, alla faccia della gara che ritarda a cominciare, alla faccia della pioggia, alla faccia del vento. In tribuna c’è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre in campo ci sono i campioni del mondo. Loro sono i primi a volerla giocare questa partita. Il capitano Simone Giannelli carica i compagni e già durante il riscaldamento incita il pubblico che non se lo fa ripetere.

La voglia di pallavolo è alle stelle. Seimila persone che cantano insieme, si fanno trascinare, sventolano bandiere e si fanno sentire per quasi 5 ore senza sosta. Nessuno bada alle nubi che si assommano, nessuno bada al vento che soffia o alle condizioni meteo avverse che rischiano di rovinare la serata. Perché per nessuno potrebbe rovinare una notte così bella. Mentre dalle casse della piazza partono le note di Napul’è si accendono tutte le luci degli smartphone, la voce diventa unica e l’emozione sale su come il muro di Lavia e Sanguinetti. Anche il Presidente Mattarella in tribuna applaude e si gode lo spettacolo in attesa che la partita possa riprendere. Giannelli e compagni sono seduti in panchina con asciugamani sulla testa, felpe e qualunque tipo di indumento di fortuna per evitare di bagnarsi troppo. Ma nessuno riesce a fare a meno di guardarsi intorno e restare estasiato dall’atmosfera che continua ad essere meravigliosa nonostante la pioggia.

Il primo set

E pensare che la partita era anche iniziata. Con un’Italia subito a tutta forza. Una sorta di fuga con la Svezia tramortita dalle bordate sparate dalle braccia di Bottolo, Galassi e Sanguinetti, tra i più coinvolti dalla regia di capitan Giannelli. Gli azzurri dominano in lungo e in largo e infatti al momento della sospensione il punteggio del primo set è di 22 a 18 per l’Italia. Nessuno vorrebbe fermarsi, ma quando la pioggia si fa troppo forte l’arbitro è costretto interrompere il gioco. Entrano i teloni per coprire il campo ed escono i giocatori che si dirigono all’interno degli spogliatoi. Dalle tribune, invece, non si muove nessuno. Nessuno lascia il proprio posto. Perché l’appuntamento con la storia non può essere certo disertato così, per due gocce di pioggia. Spuntano ombrelli, ombrellini, cappucci e impermeabili di fortuna, ma guai a lasciare i seggiolini. Anche perché la musica pompa forte e se non si battono le mani per muri e schiacciate si balla: sotto la pioggia, come nel film del 1952.

Si riprende dopo 30’ di stop ma l’Italia ha una voglia matta di giocare, come confermato dal team manager Giacomo Giretto, ex campione del mondo azzurro, ai microfoni di Raisport: «I ragazzi vogliono giocare a tutti i costi, siamo bravi ad adattarci». I campioni sono fatti così. E infatti quando si torna in campo vanno a tutta forza: 25-22 e dritti al secondo set che si conferma un monologo azzurri (25-21). Stesso spartito nel terzo set (25-17). L’ultimo lampo è di Lavia lui sì che squarcia il cielo del Plebiscito in una notte infinita e bellissima.

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