Allarme cinghiali nell'alto Casertano, colture distrutte
I livelli di guardia sono ormai superati. Lo confermano i veterinari del territorio ma soprattutto chi subisce i danni della proliferazione incontrollata della fauna selvatica nell?Alto...
I livelli di guardia sono ormai superati. Lo confermano i veterinari del territorio ma soprattutto chi subisce i danni della proliferazione incontrollata della fauna selvatica nell’Alto Casertano. E l’arrivo di settembre coincide col periodo più critico dell’emergenza cinghiali: nelle ultime settimane i comuni della fascia pedemontana e l’area del Matese si trovano infatti a fare i conti con branchi di ungulati che non solo distruggono i raccolti, ma si spingono con crescente audacia fino ai centri abitati, violando cortili, giardini privati e strade principali. Le ultime incursioni si sono registrate a macchia di leopardo a Pietravairano, Pietramelara e Teano ma anche ad Alife e in altre realtà a ridosso del Parco regionale. Secondo le testimonianze raccolte dagli agricoltori ammontano già a migliaia di euro i danni per le coltivazioni distrutte.
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Da tempo le associazioni di categoria, in primis Coldiretti Caserta e Cia Campania, lanciano gridi d’allarme per conto di centinaia di imprenditori agricoli. Ecco perché ancora una volta viene invocato il potenziamento dei piani di prelievo selettivo per ridisegnare un equilibrio ambientale ormai saltato, come accaduto negli anni scorsi. Il problema non risparmia l’incolumità pubblica e per questo il mirino dei sindaci è puntato sulla sicurezza. Complice l’abbandono di alcuni terreni limitrofi e la facilità nel reperire rifiuti organici, intere “brigate familiari” di cinghiali scendono regolarmente a valle al crepuscolo: solo lo scorso anno causate decine di incidenti lungo provinciali e statali.