Export, nuovo balzo del Mezzogiorno ma il farmaceutico frena la Campania
Il Mattino

Export, nuovo balzo del Mezzogiorno ma il farmaceutico frena la Campania

Sabato 12 settembre 2026
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Primo semestre del 2026 con il segno meno (-4,6%) per le esportazioni ?made in Campania? determinato da una robusta flessione (-27,2%) dei farmaceutici, gran parte determinata nella...

Primo semestre del 2026 con il segno meno (-4,6%) per le esportazioni “made in Campania” determinato da una robusta flessione (-27,2%) dei farmaceutici, gran parte determinata nella relazione con la Svizzera. I farmaci - prodotti in gran parte nello stabilimento Novartis di Torre Annunziata e trasferiti nell’hub dell’export mondiale della multinazionale in Svizzera da dove prevalentemente vanno verso l’Estremo Oriente per curare patologie della circolazione - restano il primo asset dell’export campano: il 28,5% di tutte le merci trasferite sui mercati esteri sono farmaci. Forza e debolezza nello stesso tempo: forza perché negli ultimi anni con una crescita enorme hanno trascinato l’export di tutta la regione verso traguardi non prevedibili, debolezza perché un solo settore può determinare, in caso di variazioni negative, impatti che vanno al di là dello stesso peso specifico. Ma in questo caso l’effetto è ottico. La flessione è sostanzialmente dovuta alla riorganizzazione della distribuzione di Novartis verso un hub in Emilia Romagna, anche perché il valore della produzione in Campania è in crescita da 9,2 a 10 miliardi nel 2026, mentre il packaging prodotto passerà da 155 a 164 milioni di unità. Essendo un passaggio meramente amministrativo, l’export - prevede la norma di contabilità nazionale relativa alle esportazioni - dovrebbe comunque essere assegnato al luogo di produzione, cioè alla provincia di Napoli. Al netto dei farmaci, il resto dell’export campano ha, complessivamente, una crescita dell’8,8 per cento, guidata dal solido contributo del settore aereo (+50%) che beneficia delle produzioni degli stabilimenti di Nola e Pomigliano di Leonardo sia per la crescita delle vendite dell’Atr sia per per gli ordini delle componenti dell’Airbus 220.

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IL FOOD

L’insieme del sistema del food (prodotti freschi, conserve, prodotti da forno, ecc.) ha ormai quasi raggiunto i farmaci: il 27,2% delle esportazioni è costituito da prodotti alimentari. Spiccano in particolare “gli altri prodotti alimentari” settore nel quale sono censite le salse pronte (per il mercato Usa basta aggiungere ai pelati una foglia di basilico per ottenere questa denominazione, ed infatti è il secondo prodotto esportato negli States con un balzo rispetto al primo semestre del 2025 del 20 per cento a quota 191 milioni di euro) e i prodotti lattiero-caseari, che raggiungono quota 409 milioni di euro, con una crescita del 16.6 per cento. Progresso - quello del settore, sostanzialmente monopolizzato dalla mozzarella di bufala - che ricalca i positivi dati di crescita delle produzioni, in particolare nei mesi del secondo trimestre del 2026. Segni positivi anche per le produzioni fresche e per i prodotti da forno. Complessivamente negativa la performance del sistema moda-casa (abbigliamento, calzature, mobili, gioielli) con la sola eccezione del cuoio e della pelletteria passato da 94 a 167 milioni di euro. Stabile l’auto (che però cresce nella vicina Basilicata per effetto delle produzioni Stellantis a Melfi) e vivaci molti settori della meccanica e dei metalli.

LA MAPPA

La Svizzera con i farmaci, nonostante la flessione, resta il primo mercato di sbocco dei prodotti campani (il 24 per cento prende la strada della Confederazione), segue la Francia (9,6 per cento), gli Stati Uniti (8,6), la Germania (7,4). La centralità mediterranea della Campania trova la cartina di tornasole nel settimo posto della Tunisia (3,3) e nell’ottavo della Turchia (2,6). A livello di area è l’Europa con il 71,1 per cento la prima aera di destinazione delle merci. Andando avanti con il tempo e con le varie “fatwa” sui dazi di Trump è sempre più curioso l’andamento delle relazioni commerciali con gli Usa: non solo la crescita complessiva del 6,7 per cento, ma la crescita di settori tra i più soggetti alle misure trumpiane. Crescono gli aerei (+91%), i farmaci (20), le salse (20) e ovviamente le conserve (8%). Il clima - confermano molti esportatori campani - è sempre più incerto perché tra annunci e successiva traduzione in norme doganali “si parte in un modo e si arriva in un altro” generando confusione e incertezza.

L’IMPORT

Sul fronte delle importazioni, l’asticella si è fermata - complici i prezzi del petrolio e dei carburanti - a 13,5 miliardi (+1,1%) e un deficit commerciale di 2,3 miliardi di euro (che peserà negativamente anche sul calcolo del pil regionale. Quanto alle altre regioni Basilicata (29,5%), Toscana (+23,8%), Puglia (+15,2%) e Sardegna (+11,6%) hanno avuto, tutte per ragioni diverse, le migliori performance.

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