Cene e auto per i subappalti: «Faro sui cantieri della Tav»
Il Mattino

Cene e auto per i subappalti: «Faro sui cantieri della Tav»

Sabato 12 settembre 2026
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Sette linee ferroviarie della Tav Napoli-Bari, una catena di subappalti che hanno messo in gioco più imprese. Da Napoli a Cancello, per passare poi per Frasso Telesino, Vitulano, parte...

Sette linee ferroviarie della Tav Napoli-Bari, una catena di subappalti che hanno messo in gioco più imprese. Da Napoli a Cancello, per passare poi per Frasso Telesino, Vitulano, parte dell’Irpinia, Orsara, Foggia. Una serie di cantieri su cui la Procura di Napoli ha acceso i propri riflettori. Corruzione, turbativa d’asta, ipotesi associative, in alcuni casi con l’aggravante del metodo mafioso: sono queste le accuse mosse dalla Dda (pm Henry John Woodcock, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Sergio Ferrigno), ci sono 41 richieste di arresto (su 45 indagati). Tecnicamente si tratta di interrogatori precautelari (il prossimo 15 e 16 settembre dinanzi al giudice Federica Girardi), snodo cruciale decisivo nell’ambito di una inchiesta condotta sotto traccia per almeno tre anni. Chiaro lo schema investigativo: in sede di definizione dei subappalti sarebbero stati favorite alcune ditte. In alcuni casi ci sarebbero aziende vicine - anche se non in modo diretto - a soggetti legati al clan Belforte di Marcianise e ai Fabbrocino dell’area vesuviana.

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Gli scambi

Non mancherebbero alcune ipotesi corruttive. È così che in alcuni casi, anche cene, telefoni, l’uso esclusivo di una macchina di alta cilindrata finisce con il diventare una possibile traccia di intese pregresse tra imprenditori e soggetti con funzioni pubbliche. Ma proviamo ad approfondire questa vicenda (anticipata da Cronache di Caserta), al termine delle indagini dei finanzieri del nucleo di polizia economica e finanziaria di Napoli: le indagini puntano sulla Areco srl, ma anche il Consorzio Nacav, Hirpinia Av, il Consorzio Telese. Nella gestione della Areco Srl, verifiche su Dante, Raffaele e Angelo Salzillo. A Dante Salzillo viene contestata la produzione di false fatture, oltre che una serie di presunte corruzioni. Nell’ambito di Nacav, verifiche su Francesco Salvatore Caruso, Aristodemo Busillo, Alessio De Luca, Piero Centonze, Gianfranco Cupellini, Maurizio Di Prima. In Hirpinia Av, assumono rilievo - agli occhi dei pm - le posizioni di Alessandro Stabile, Vincenzo Moriello, Francesco Cosentino, Antonio Donadio; mentre in Consorzio Telese, l’attenzione punta a chiarire il ruolo di Maurizio Ferroni e Costantino Guidobaldi. Doverosa una premessa: tutte le persone coinvolte a vario titolo in queste verifiche potranno dimostrare la correttezza del loro operato e vanno considerate estranee ai fatti, fino a prova contraria.

Le fatturazioni

Decisivo, per i pm, la creazione di false fatturazioni: è uno dei capitoli che avrebbe legato l’imprenditore Alberto Sannino (della Sannino Petroli) e Dante Salzillo: carte false per operazioni inesistenti - dicono i pm - e creazione di riserve di soldi in nero. Verifiche anche su assunzione di manodopera straniera e sulla gestione di traffici di rifiuti, ritenuti poco trasparenti. Ma in cosa consiste la camorra? Faro sul clan Belforte. In tale contesto avrebbe assunto un ruolo Domenico Di Lillo, indicato come soggetto vicino al clan Belforte: un presunto trait d’union tra impresa e clan. Possibile? Caccia ai riscontri, si attende la replica degli indagati, a cominciare da quelli per i quali è stata avanzata richiesta di arresto, ma anche le analisi del materiale sequestrato.

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