Morto dopo l?intervento: indagine aperta a Udine
C?è un?inchiesta della Procura di Udine sulla morte di Vito Caiafa. La salma dello storico attivista saprese, 75 anni, è a disposizione dell?autorità...
C’è un’inchiesta della Procura di Udine sulla morte di Vito Caiafa. La salma dello storico attivista saprese, 75 anni, è a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’autopsia. I familiari hanno presentato querela ai Carabinieri chiedendo il sequestro della cartella clinica e che venga fatta piena luce sul calvario che ha preceduto il decesso, avvenuto il 10 settembre alle ore 20.30 all’ospedale Santa Maria della Misericordia. «Voglio giustizia per mio padre, non un risarcimento. Non mi interessano i soldi». È il grido della figlia Maria, che già il 2 settembre aveva segnalato il caso all’Associazione Diritti del Malato di Udine, dove risiede da anni.
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IL RACCONTO
Quello che racconta è un calvario. Entrato il 20 luglio per un intervento programmato di colecistectomia e nefrectomia parziale destra: «Mio padre in meno di due mesi è entrato e uscito sette volte dalla sala operatoria per un intervento di colecisti, che, evidentemente, è andato male». Secondo la denuncia, il giorno dopo la prima operazione c’è stata una fuoriuscita di bile nell’addome, poi altre due operazioni. Poi una grave emorragia interna il 3 agosto per una lesione arteriosa, che ha reso necessario un altro intervento, ripercorre nell’esposto. Poi il fegato cede e serve un trapianto. Un passaggio che la famiglia non si spiega. «Gli hanno trapiantato un fegato nel giro di poche ore. La mattina richiesto, la sera arrivato». Caiafa, nonostante l’età, era stato inserito al primo posto della lista nazionale e aveva subito l’intervento il 6 agosto, ma pochi giorni dopo aveva riportato altri problemi all’addome, tra cui una perforazione del duodeno e una nuova emorragia. Il 75enne è rimasto in Terapia Intensiva dal 3 agosto, vigile ma con ventilazione assistita fino alla precipitazione delle sue condizioni e al decesso. «Quando andavo a trovarlo non poteva parlare, comunicava con me con gli occhi e il labiale. Guardava in alto, quasi a dirmi: dove sono capitato? Il suo corpo è stato devastato», racconta ancora Maria. Parole che ora sono agli atti. Saranno l’autopsia e l’indagine della Procura a stabilire se ci siano state colpe mediche. E intanto Sapri piange il suo Vito. Con i quotidiani sotto il braccio e l’immancabile baffo, ex edile e trasportatore, sindacalista Cgil, comunista berlingueriano, era stato per decenni una presenza costante ovunque ci fosse una battaglia. Nel 1979 era tra quelli che occuparono i binari della stazione, guidati da Giovanni Iantorno, per chiedere la riapertura dell’ospedale. Un presidio per il quale ha continuato a battersi. Vito era di quelli che il territorio lo avevano nel cuore e se c’era da scendere in piazza per difenderlo, era sempre tra i primi a schierarsi. Ma era anche il promotore più appassionato della sua città, dai sentieri del Ceraso fino alla nuova Spigolatrice sul lungomare, con la pagina Facebook “Sapri, una baia da conoscere”.Una pagina dove oggi la compagna Tina e i suoi quattro figli, Maria, Rosy, Vincenzo ed Elio, lo salutano così: «Questa era la tua pagina. Continuerà a custodire una parte di te».