La Sonrisa, tra inventiva e illegalità: la storia de Il Boss delle Cerimonie
Il Mattino

La Sonrisa, tra inventiva e illegalità: la storia de Il Boss delle Cerimonie

Lunedì 14 settembre 2026
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Poche vicende riescono a contenere tutto il bene e tutto il male, come quella del Castello delle cerimonie, il complesso ?La Sonrisa? che da Sant'Antonio Abate ha conquistato...

Poche vicende riescono a contenere tutto il bene e tutto il male, come quella del Castello delle cerimonie, il complesso “La Sonrisa” che da Sant'Antonio Abate ha conquistato l'Italia mettendo in scena il trash e l'inventiva, l'eccesso e la creatività, lo show e la managerialità, dentro un impasto di abuso edilizio, visione d'azienda, vertenze giudiziarie, economia dell'accoglienza, confische, lavoratori che chiedono tutele

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Marketing, famiglie nel senso di affetti e famiglie nel senso di appartenenza, imprenditori che urlano alla burocrazia ottusa e istituzioni che denunciano abusi. Ce ne sarebbe per una serie tra il comedy e il crime, se fossimo in America parlerebbe dell'anima profonda e buia dei villaggi texani più popolari e rurali. Ma siamo a Napoli, ai piedi dei Monti Lattari, da una parte il Vesuvio, dall'altra Castellammare, il ranch diventa castello, il rodeo è la cerimonia, la grande festa è il matrimonio, il primo invitato è l'abuso edilizio, che è il punto dove tutto inizia e dove tutto finisce.

Castello delle cerimonie, bocciato il ricorso contro il sequestro del Grand Hotel La Sonrisa

È una vera epopea, quella della famiglia Polese, e del suo boss, chiamato tale per acclamazione televisiva, il boss delle cerimonie, s'intende, il capofamiglia Antonio, morto dieci anni fa e, come i re, subito sostituito sul trono dall'erede, la figlia in questo caso. Da boss a boss. Dieci anni su Real Time, dieci anni di reality, con ascolti di tutto rispetto, e il copione della tradizione più pop, quasi una sceneggiata napulitana. Cento portate, pranzi interminabili, musica neomelodica, eccesso in ogni dettaglio e in ogni angolo. My Crazy Italian Wedding, lo hanno battezzato in Inghilterra. Un reality visto in 20 Paesi, dall'Argentina alla Russia. Il matrimonio meridionale (per l'estero, il matrimonio italiano), la grande maratona del sì, per come piace immaginarlo fuori dal meridione, dentro uno stereotipo che pezzi del meridione stesso amano alimentare, quasi fosse una comfort zone. Quando il boss morì, la camera ardente fu allestita proprio nell'immenso ristorante, la Sala Reale, ovviamente. E in quella accanto era in corso un matrimonio. The show must go on.

A fermare il tutto, proprio come nella sceneggiata, tra isso, essa e 'o malamente, è lo Stato, che a volte in ritardo, apre gli occhi e si accorge del caso. Così il megacomplesso edilizio, che di certo non è stato costruito di nascosto, risulta essere in parte abusivo, nelle strutture sorte intorno alla vecchia villa storica, una dimora del Settecento. Così, nel 2011 una serie di opere diventano oggetto di una articolata contestazione di abusi edilizi da parte della Procura di Torre Annunziata. Comincia un lungo processo, che si è concluso nel 2024 (le prime sentenze nel 2016), con la condanna e la confisca. Nel mentre, però, il Castello ha continuato a vivere il suo fasto, tra cantanti, sposi, telecamere, show e dirette tv.

Il Castello delle Cerimonie, “coperta” anche l’insegna dell'Hotel Sonrisa. Il prefetto: «Confisca? Applicata la legge»

Nei giorni scorsi, l'ultima parola della Cassazione. La Sonrisa non è più del boss. La cerimonia è finita. Il bene è confiscato. Tutte le licenze non esistono più. I cento dipendenti, tra camerieri, cuochi, personale di servizio e amministrativo, con tutta la macchina del poderoso marketing, a casa. La famiglia Polese non può che arrendersi. Il complesso passa al Comune. Cinquantamila metri quadrati di bene pubblico – hotel, ristorante, anche alcune abitazioni - che adesso, però, occorrerà non far morire nel degrado. Laddove, infatti, i Polese, seppur nella maniera indicata dalle sentenze, aveva creato impresa, reddito, lavoro, spettacolo, mediaticità, indotto, economia, rete di attività, show e tipicità, ora c'è il silenzio e la cupa profezia dell'abbandono. Ecco perché in queste sale, su queste strade, in questi scenari, si addensa, come nei grandi simboli, tutto il bene e tutto il male. Tutto il bene di saper indubbiamente cogliere una tendenza, cavalcarla con abilità, elaborare strategia di promozione, riuscire a fabbricare un prodotto spendibile sul mercato dei nuovi media, e quindi creare economia, impresa e lavoro, e tutto il male di fare ciò in un contesto sanzionato dalla legge, in violazione delle norme, con un abuso edilizio grande quanto un castello e una lista di violazioni lunga quanto un menù delle cerimonie. L'alto e il basso. La vetta e il precipizio. La capacità e la dissipazione. L'estro e la ribellione. La vittoria e la sconfitta. Se non è questo un simbolo della grande potenza e del grande limite (dell'Italia, direbbero all'estero; del Meridione, direbbero nel resto d'Italia), quale altro potrebbe esserlo?

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