Chatbot in classe con cautela: «Uno strumento di supporto ma non sostituisce i docenti»
Il Mattino

Chatbot in classe con cautela: «Uno strumento di supporto ma non sostituisce i docenti»

Lunedì 14 settembre 2026
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L?intelligenza artificiale non resta fuori dal cancello. Entra in classe, ma deve mostrare i documenti: dichiarare quando è stata utilizzata, non divorare dati personali, fermarsi...

L’intelligenza artificiale non resta fuori dal cancello. Entra in classe, ma deve mostrare i documenti: dichiarare quando è stata utilizzata, non divorare dati personali, fermarsi sulla soglia del voto.

Da Napoli a Salerno sta prendendo forma una piccola costituzione scolastica dell’IA. Non un muro contro ChatGPT, Gemini e gli altri strumenti generativi, ma il tentativo di trasformare una tecnologia già presente negli zaini digitali degli studenti in uno strumento governato dalla scuola.

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I modelli

Al liceo classico Vico di Napoli il regolamento traccia una frontiera: «L’IA non può sostituire il ruolo educativo e valutativo del docente». E stabilisce che «l’uso dell’IA senza dichiarazione è considerato plagio». Sul banco degli imputati, dunque, non finisce l’algoritmo. Ci finisce la copia opaca, il lavoro delegato alla macchina e presentato come proprio. All’istituto superiore Tilgher di Ercolano la formula diventa quasi un manifesto pedagogico: «L’IA supporta la crescita personale, il pensiero critico e la creatività, senza mai sostituire l’impegno, la riflessione e l’autonomia di studenti e docenti». A Pompei il liceo Pascal imbocca la strada della sperimentazione didattica, con un percorso «presidiato da codice etico» e costruito sulla minimizzazione dei dati. Innovare sì, consegnare alle piattaforme identità e fragilità degli alunni no.

E Salerno non è una nota a margine. All’Istituto Giovanni XXIII il regolamento consente nell’ambiente Google Workspace soltanto Gemini e NotebookLM; per gli studenti l’utilizzo a scuola è guidato e i progetti pilota passano attraverso un atto del dirigente e il coinvolgimento del delegato alla protezione dei dati personali. Anche qui la linea rossa è nitida: «L’IA costituisce uno strumento di supporto e non sostituisce le funzioni educative, valutative, decisionali e professionali del docente o del personale amministrativo». Prudenza, dunque. Non paura. Al Convitto nazionale Tasso di Salerno, un altro principio mette l’uomo davanti alla macchina: «Le decisioni prese con supporto di IA rimangono comunque responsabilità delle persone fisiche che le adottano». Gli elaborati realizzati ricorrendo all’intelligenza artificiale devono dichiararlo. Il comprensivo Torquato Tasso completa il quadro invitando a «non affidarsi passivamente agli output dell’IA ma rielaborarli criticamente, controllarli e testarli (attendibilità e autenticità)».

Lo scenario

Governare l’algoritmo comincia a diventare materia ordinaria d’istituto. Ne emerge una grammatica comune: niente dati sensibili, diagnosi o informazioni identificative riversate nei servizi commerciali; assistenza artificiale dichiarata; fonti controllate; responsabilità umana nelle decisioni e nella valutazione. È l’AI Act europeo tradotto nella quotidianità della classe. La trasparenza sull’uso dell’IA diventa la nuova bibliografia: non vieta lo strumento, rende visibile il processo che ha portato al risultato. Il laboratorio campano incontra direttamente la linea tracciata dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

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Le nuove Indicazioni nazionali portano infatti l’intelligenza artificiale dentro l’orizzonte della scuola italiana: non come scorciatoia tecnologica, ma come oggetto e strumento di apprendimento da governare attraverso la competenza degli insegnanti. La scuola immaginata tiene insieme due elementi che soltanto apparentemente si contraddicono: il ritorno alla solidità dei saperi fondamentali e l’apertura alle tecnologie più avanzate. L’IA, in questa prospettiva, non pensa al posto dello studente e non valuta al posto dell’insegnante: deve diventare occasione per esercitare capacità critica, verifica delle fonti, logica e autonomia di giudizio. Mentre alle scuole viene chiesto di governare l’algoritmo, il Ministero mette risorse sulla formazione necessaria per farlo. Sono stati mobilitati 100 milioni di euro per formazione e laboratori dedicati anche all’intelligenza artificiale, con almeno il 40% delle risorse rivolto al Mezzogiorno. La Campania diventa così uno dei principali laboratori della strategia: 32.688.143,60 euro per 681 istituzioni scolastiche. Napoli guida con 374 scuole, seguita da Salerno con 123, Caserta con 112, Avellino con 37 e Benevento con 35.

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