Sele d'Oro, si apre il dibattito: «Necessaria una governance consapevole e strategica per gestire la transizione»
Intelligenza artificiale e comunicazione. La 42esima edizione del Premio Sele d?Oro Mezzogiorno di Oliveto Citra, in provincia di Salerno, si è conclusa con un dibattito focalizzato...
Intelligenza artificiale e comunicazione. La 42esima edizione del Premio Sele d’Oro Mezzogiorno di Oliveto Citra, in provincia di Salerno, si è conclusa con un dibattito focalizzato su questo binomio quanto mai centrale e delicato, come emerge dall’appello di Dario Amodei (ceo di Anthropic) e dall’allarme lanciato dai ricercatori di Anthropic, OpenAI, Meta e Google.
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Con “Media e informazione nell’epoca della generazione dei testi” e “Le frontiere dell’IA: robot, nuovi linguaggi e coscienza digitale” è stato affrontato il mondo dell’intelligenza artificiale e dei suoi complessi impatto. Un doppio step prima della consegna dei premi, in cui personalità del mondo del giornalismo, della cultura, dell’economia si sono confrontate su questo tema spinoso che appartiene ormai alla quotidianità delle nostre vite.
Il ruolo dei media
La riflessione si è aperta analizzando il panorama dei media contemporanei, oggi attraversato da una profonda trasformazione nelle modalità di fruizione delle notizie. Di fronte all’imponente mole di contenuti da cui siamo circondati ogni giorno, è emerso un punto cardine, per comprendere davvero la realtà: non basta disporre di un’enorme quantità di dati, ma occorre una reale capacità interpretativa. In questo scenario, l’informazione si trova conteso tra due forze distinte. Da un lato c’è l’IA, punto di riferimento per chi cerca risposte rapide e sintetiche, ma che secondo i relatori «resta pur sempre confinata alla pura elaborazione formale dei dati, priva di visione e di una vera dimensione comunicativa». Dall’altro lato i social media, in cui scorrono notizie veloci «a scapito di approfondimento e contestualizzazione». In questo equilibrio instabile, si innesta la funzione insostituibile dei giornalisti «per capire davvero ciò che accade e per comprenderne le ragioni». Il giornalismo resta dunque «l’unico strumento in grado di trasformare la semplice informazione in vera comunicazione, offrendo la chiave di lettura indispensabile per decifrare la complessità del nostro tempo».
I nuovi linguaggi
Il dibattito si è poi spostato sulle implicazioni etiche e sociali di questa rivoluzione, coordinato da Alfonso Ruffo, direttore de Il Denaro. Sul versante occupazionale, l’analisi di padre Paolo Benanti, docente di Etica delle Tecnologie Etica delle Tecnologie all'Università Luiss Guido Carli e presidente della Commissione sull'IA per l'informazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha evidenziato i concreti rischi «per il mercato del lavoro e i conseguenti contraccolpi economici, con profili professionali, squisitamente tecnici, che rischiano di vedere ridotto il proprio spazio d’inserimento». Resta così l’elemento umano a marcare sempre la differenza, con «la coscienza che nessuna macchina potrà avere».
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Proprio Benanti ha allargato lo sguardo poi verso proiezioni future in cui «robotica e umanoidi potrebbero essere impiegati persino in ambiti legati alla sfera affettiva e della compagnia». La progressiva automazione e la parziale sostituzione dell’uomo sollevano, come evidenziato da Paolo Spagnoletti, ordinario di Organizzazione Aziendale e Digital Transformation alla Luiss Guido Carli e presidente di Cyber 4.0, «un’improrogabile questione di responsabilità». Anziché subire passivamente l’innovazione, si rende necessaria «una governance consapevole e strategica gestita a livello manageriale, capace di guidare la transizione anziché lasciarsene travolgere». L’impatto tecnologico è stato poi analizzato da Vincenzo di Vincenzo, direttore de Il Mattino che ha invitato «a contestualizzare questo cambiamento all’interno di una trasformazione accelerata che prosegue da almeno cinquant’anni», ricordando come, proprio come accadde con l’arrivo di internet, «non si debba cedere all’idea catastrofista che il mondo dell’informazione sia giunto al capolinea, ma occorra invece presidiare con attenzione i rischi concreti, a partire dalla difesa della pluralità informativa che l’IA non assicura». Infine, sul tema della coscienza, il direttore di Vincenzo ha osservato come in questo quadro ciò che emerge con maggiore preoccupazione è «il grande assente dello scenario», ossia la politica, con le istituzioni che continuano a mostrare «un ritardo strutturale, rimanendo abituate a rincorrere i fenomeni sociali soltanto a cose fatte anziché anticiparli e regolarli per tempo». Tematiche su cui hanno concordato anche gli altri partecipanti al focus, Nicola Leone, ordinario di Informatica e direttore del laboratorio di IA all’Università della Calabria e Amedeo Lepore, ordinario dell’Università Luigi Vanvitelli e presidente della giuria del Premio Sele d’Oro Mezzogiorno.