Ragazzo tolto alla famiglia, l?Asl: «Difficoltà cognitive». I legali: non andava bocciato
Il Mattino

Ragazzo tolto alla famiglia, l?Asl: «Difficoltà cognitive». I legali: non andava bocciato

Lunedì 14 settembre 2026
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  Antonio, il ragazzo di Torre del Greco strappato a gennaio alla sua famiglia per essere collocato in una comunità a Caivano, a causa di ripetute assenze scolastiche fatte nel...

Antonio, il ragazzo di Torre del Greco strappato a gennaio alla sua famiglia per essere collocato in una comunità a Caivano, a causa di ripetute assenze scolastiche fatte nel 2024, oggi torna a scuola nella sua città. Ma con una novità che avrà un peso specifico nella vicenda giudiziaria ancora aperta: la certificazione Asl di una «disabilità intellettiva di grado lieve con secondarie difficoltà di apprendimento e con profilo affettivo di tipo immaturo». Per questo motivo a tredici anni frequenterà la prima media. Ora, l’istituto che lo ospiterà dovrà anche redigere, a stretto giro, un piano didattico personalizzato. Insomma, dovrà avere insegnante di sostegno. Quando la sua famiglia ha letto la relazione Asl la ferita si è riaperta perché nessuno ha notato le difficoltà di Antonio (nome di fantasia) nonostante le competenze delle persone che, specie negli ultimi mesi, il 13enne ha incrociato nel suo percorso.

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Le denunce

«Siamo pronte e presentare degli esposti - tuonano le legali della sua famiglia, le avvocatesse Rosanna D’Avino e Lucrezia Chierchia - qualcuno deve rispondere di questa assurda storia. Dalla scuola alla casa famiglia, nessuno si è accorto in questi mesi, ma anche in questi anni, delle sue difficoltà».

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Le sue legali puntano l’indice contro tutti. «Siamo di fronte ad un evidente errore di valutazione delle autorità: la scuola che si è limitata a decretare la bocciatura senza approfondire le cause psicologiche, sociali e relazionali di Antonio; i servizi sociali, ricordiamo che c’è anche un’assistenza sociale che è stato rimossa dall'incarico, che non hanno supportato il nucleo familiare e soprattutto non hanno effettuato una valutazione tempestiva così come da prescrizione del pubblico ministero; la curatrice che avrebbe dovuto tutelare gli interessi del minore e proteggerlo, ma che non si è mai recata a casa del bambino; il Tribunale per i minorenni di Napoli che, come da prassi ormai consolidata, si limita a suffragare le relazioni dei servizi sociali ed avallare quello che dovrebbe essere l’extrema ratio, collocamento in comunità».

La situazione

A luglio scorso Antonio è tornato dai genitori, dopo sei mesi trascorsi in casa famiglia. Dopo i rientri nel fine settimana, le sue legali hanno ottenuto dal tribunale un provvedimento di rientro prolungato. «Ma nessuno - sottolineano la D’Avino e la Chierchia - si era posto il problema di fargli cambiare scuola: siamo state noi a dover chiedere un nulla osta alla media di Caivano dove Antonio era stato iscritto dalla curatrice. E sempre noi a chiedere il piano didattico personalizzato per conto dei genitori che hanno la potestà sospesa».

Il ragazzi, ricordiamo, era stato strappato ai suoi affetti a gennaio, all’improvviso. La motivazione: le troppe assenze a scuola fatte nel 2024. In pratica, due anni prima. Dal 2024 al 2026, però, Antonio era tornato regolarmente e frequentare le lezioni. È stato allontanato così, senza neanche verificare la possibilità dell’affidamento a un parente. Una zia, una sorella della madre, si era proposta ad accoglierlo in casa. Invece ai genitori è stata sospesa anche la potestà genitoriale e soltanto in autunno ci sarà un’udienza per stabilire la loro idoneità. Nel frattempo il padre e la madre hanno seguito un percorso di genitorialità presso l’Asl e, in poche sedute, sono stati ritenuti idonei. Nel corso degli ultimi due anni, dopo la segnalazione della scuola per assenteismo, i servizi sociali del Comune di Torre del Greco sarebbero andati una sola volta a casa del bambini per verificare le condizioni della sua famiglia. Avrebbero soltanto fatto delle telefonate. Le assenze, però, sarebbero state “giustificate” dai genitori perché Antonio avrebbe avuto un incidente si sarebbe ingessato un piede mentre la madre avrebbe avuto un periodo di forte depressione e il ragazzino non si sarebbe voluto staccare da lei. Nel mentre nessuno avrebbe indagato su questo “morboso” (per qualcuno) attaccamento di Antonio alla mamma, giustificato dalla relazione Asl per «un profilo affettivo di tipo immaturo».

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