Morte di Domenico Caliendo, ora i genitori rilanciano: «Si proceda per omicidio volontario»
Il Mattino

Morte di Domenico Caliendo, ora i genitori rilanciano: «Si proceda per omicidio volontario»

Lunedì 14 settembre 2026
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Un?affermazione messa a verbale durante un drammatico vertice medico rischia di aprire un nuovo squarcio giudiziario sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di soli due anni...

Un’affermazione messa a verbale durante un drammatico vertice medico rischia di aprire un nuovo squarcio giudiziario sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di soli due anni deceduto il 21 febbraio al Monaldi dopo un trapianto di cuore fallito. A sollecitare il nuovo filone investigativo è l’integrazione di querela depositata in Procura dall’avvocato Francesco Petruzzi, difensore dei genitori del bimbo.

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Una mossa, quella di Alfonso Antonio Caliendo e Patrizia Mercolino, con cui viene sollecitato un riassetto radicale delle accuse nei confronti del primario Guido Oppido, il chirurgo a capo dell’equipe napoletana che ha eseguito l’intervento: non più solo colpa professionale e un singolo episodio di falso, ma la verifica della possibile contestazione di omicidio volontario mediante omissione con dolo eventuale ed un nuovo reato di falso ideologico. Sotto la lente di ingrandimento finisce oggi la riunione dell’Heart Team del 13 febbraio scorso. Di fronte alla proposta del dottor Claudio Marra di tentare la via dell’assistenza biventricolare tramite Berlin Heart, a Oppido viene attribuita la seguente dichiarazione: «Ritiene questa ipotesi impercorribile a causa dell’alto rischio di infezione, avendola già valutata e scartata fin da fine dicembre».

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Nuova denuncia

Un passaggio che per l’avvocato Petruzzi nasconderebbe una «frizione probatoria precisa». La maxi-perizia firmata dai consulenti Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini nell’ambito dell’incidente probatorio colloca tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio la «finestra più favorevole» per l’impianto del cuore meccanico, ma evidenzia che non risulta documentata alcuna riunione o valutazione formalizzata di scarto del dispositivo in quelle date.

La difesa ipotizza dunque una falsa dichiarazione per giustificare ex post la mancata conversione e chiede di verificare se il primario, «sanitario titolare della posizione di garanzia e responsabile del percorso decisionale», abbia previsto che la protrazione dell’Ecmo per sessanta giorni avrebbe portato «alla perdita irreversibile della candidabilità» a un secondo ritrapianto, accettando consapevolmente il rischio letale.

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Diametralmente opposta la lettura del collegio difensivo del primario. «Dalle conclusioni della perizia - osserva l’avvocato Alfredo Sorge, che assiste il medico con il collega Vittorio Manes - emerge che la condotta chirurgica di Oppido è assolutamente esente da qualsivoglia censura e pienamente conforme alle regole mediche, questo perché, anche nell’ipotesi che Oppido abbia espiantato il cuore prima dell’arrivo in sala dell’organo del donante, le regole professionali lo consentono in casi di particolare urgenza». Se la perizia dà ragione alla difesa sulla fase del trapianto del 23 dicembre, mette però sotto accusa la gestione dell’iter post-operatorio. Dalla documentazione sanitaria acquisita mancherebbero infatti, come riportato ieri da “Il Mattino”, i monitoraggi dell’unloading del ventricolo sinistro mediante ecocardio e misurazioni di flusso. Un buco che avrebbe accelerato il collasso multiorgano. Così, il 17 febbraio, quando si è reso disponibile un nuovo cuore sano e compatibile, Domenico era ormai non più trapiantabile. Mentre a Napoli la Procura con il pm Giuseppe Tittaferrante e l’aggiunto Antonio Ricci analizza i metadati dei verbali, i riflettori dell’inchiesta si preparano a varcare i confini regionali per fare luce sul “peccato originale” dell’organo bruciato dal ghiaccio secco, puntando ad accertamenti che potrebbero presto coinvolgere l’equipe del San Maurizio di Bolzano.

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