Mps boccia le Ops su Banca Generali e Bpm. No da oltre il 90% del capitale
L'assemblea di Mps riunita a Siena ha bocciato la doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali: contro le due operazioni difensive si è schierato oltre il 90% del capitale presente. Con...
L'assemblea di Mps riunita a Siena ha bocciato la doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali: contro le due operazioni difensive si è schierato oltre il 90% del capitale presente. Con lievi sfumature di differenza. L'offerta su Piazza Meda è stata respinta dal 91,1% del capitale con appena il 6,47% dei favorevoli e il 2,41% di astenuti; la scalta a Banca Generali, invece, è stata bocciata dal 90,9% dei presenti e appoggiata dal 6,66%: non si è espresso il 2,41%. Respinta anche la proposta di riduzione del capitale sociale con il 90,73% di voti contrari.
L'assise, cominciata questa mattina, era chiamata a deliberare sul piano messo a punto dall'amministratore delegato, Luigi Lovaglio, per resistere all'Opas di Intesa Sanpaolo. Nel centro direzionale di Via Mazzini si è presentato il 65,86% del capitale sociale. Il nutrito ordine del giorno prevedeva che prima venissero esaminati i cinque punti della parte ordinaria, a partire dalla nomina dei consiglieri Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone, e successivamente i cinque punti della parte straordinaria. La fusione con Mediobanca, l'offerta di scambio con Banco Bpm e quella con Banca Generali rappresentano i punti uno, tre e quattro della parte straordinaria, mentre il dividendo da 4 miliardi di euro è l'ultimo punto della parte ordinaria.
La nomina in Cda di Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone, è stata confermata a larghissima maggioranza. Brancadoro ha ottenuto l'89,78% dei voti favorevoli, a fronte del 6,39% di voti contrari e di astensioni pari al 3,81%, mentre Caltagirone ha ottenuto il sostegno dell'86,81% del capitale presente, con il 9,19% dei voti contrati e il 3,98% astenuti. I soci hanno bocciato due punti all'ordine del giorno della parte "ordinaria", vale a dire l'acquisto e la disposizione di azioni proprie e il piano di incentivazione.
Nel voto sulla parte straordinaria, è arrivata subito la bocciatura con oltre il 63% del capitale votante, alla fusione di Mps con Mediobanca, fortemente sostenuta dall'ad Luigi Lovaglio in un intervento in assemblea: dopo l'esito del voto sono stati stralciati dall'ordine del giorno la discussione sul dividendo e sul trasferimento delle azioni di Generali.
Dopo una breve pausa, l'assemblea è ripresa con un intervento dell'ad prima di arrivare al voto che ha definitivamente bocciato la doppia offerta. D'altra parte, si erano posizionati sul fronte del no tutti i grandi soci di Mps. Ma anche grandi fondi di investimento come Norges, il fondo sovrano norvegese che del Monte ha il 3%, hanno aggiunto il loro voto a quello dei contrari.
Anche i proxy advisor, ISS e Glass Lewis, erano stati abbastanza netti nella bocciatura della doppia Ops lanciata dal Monte e sulla distribuzione del dividendo straordinario in parte in azioni e in parte cash ai soci.
Banco Bpm, titolare del 3,74%, non si è presentato in assemblea in quanto in conflitto di interesse con l'Ops lanciata dal Monte. Nemmeno il Tesoro (con il 4,9%) ha depositato le azioni, garantendo la sua neutralità nella partita del riassetto bancario.
Verso l'Opas
Dall'altro lato l'Opas di Intesa sembra avere la strada sempre più spianata. Ieri la banca guidata da Carlo Messina ha fatto sapere di aver ottenuto, dopo l'ok della Bce, anche tutte le altre autorizzazioni preventive da parte delle competenti autorità estere previste in relazione all'acquisto del controllo del Monte e delle società controllate e partecipate.
La condizione di efficacia deve ritenersi avverata. Il gruppo ha ricordato che l'approvazione del documento di offerta da parte della Consob avverrà entro dieci giorni dal rilascio dell'ultima autorizzazione preventiva di settore. Significa che il disco verde dovrebbe arrivare già nei primi giorni di novembre.
Poi il prospetto potrà essere pubblicato e l'Offerta pubblica di acquisto e scambio partire, se non ci sarà un'accelerazione nei tempi, verso metà novembre. In gioco c'è la messa in sicurezza del risparmio italiano, ricorda da settimane Messina.
Ma nello stesso tempo, «riusciamo a mettere in sicurezza l'indipendenza di Generali, che non sarà più scalabile una volta che noi avremo più del 13%», ha ricordato il ceo anche due giorni.
Intesa, ha assicurato, condividerà «questo elemento di stabilità con Unicredit, con Delfin, con Caltagirone, con Benetton» senza «interferire sulla gestione».
Per Messina non si tratta di un'operazione «di potere» ma che «crea valore» per gli azionisti, le comunità locali e per l'intero Paese perché mette in sicurezza una banca «con una governance fragile» che ha in portafoglio asset «di sicurezza nazionale» come Mediobanca e Generali».