Gigi D'Alessio, arriva la nuova canzone: «I miei sessant?anni? Sarà festa allo stadio Diego Armando Maradona»
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«Sentivo che questa canzone apparteneva a tutti: l’ho pubblicata prima su Instagram e poi su Spotify»: Gigi D’Alessio parla di «Piccere’», il suo nuovo singolo, che poi non è nemmeno un singolo vero e proprio, dedicato a Ginevra, nemmeno tre anni, ultimogenita dei suoi sei figli: «Era l’unica che non avesse una sua canzone», sorride, fiero della famiglia extralarge, «che riesco a mettere tutta insieme forse solo a Natale, ma senza mai sentirci davvero distanti».
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«Statte attenta ca ‘o sale e ‘o zucchero s’assumigliano», dice l’incipit, del brano, parole e musica farina del tuo sacco, arrangiamenti di Adriano Pennino.
«È mia figlia, sono le mie emozioni, è quello che le lascerò in eredità, altro che soldi, case, gioielli».
La metti in guardia verso un mondo che non è proprio il migliore possibile.
«Purtroppo no. E le raccomandazione che le faccio io, non sono quelle che mi facevano mammà e papà: non accettare caramelle dagli sconosciuti, fattella cu’ chi è meglio ‘e te... Stiamo distruggendo il pianeta, stiamo calpestando i sentimenti».
«Nu raggio ‘e sole che scarfe te po’ pure abbrucia’». «’E catene d’ammore nun fanne rummore maje». «Ce stanno carcere addo’ ‘e feneste so’ belle assaje».... Parliamo di amore tossico, femminicidio?
«Sì, è la canzone di una figlia, ma anche delle paure di un padre. È la canzone di qualsiasi figlio, di qualsiasi padre, di qualsiasi madre».
Mario Biondi di figli ne ha fatti 10.
«Non lo sfido, mi arrendo, ho già anche quattro nipoti. E Ginevra è già zia di una ragazza di 19 anni. A quell’età sono diventato padre per la prima volta».
Perché pubblicare ex abrupto un brano? È in arrivo un album?
«No, ma c’era l’urgenza dell’ispirazione e ho idea di far uscire un pezzo ogni tanto, poi vedremo, il mercato sta cambiando e io non ho la sindrome da streaming. Ci vuole ‘a carne pe’ fa’ ‘e sasicce, ci vuole la sostanza, altrimenti è solo involucro. Il mercato si è diviso: c'è chi fa pochi streaming e riempie i concerti, e chi fa milioni di ascolti ma non stacca biglietti».
Ecco, tu hai la sindrome da palco.
«È casa mia, non ho finito il tour precedente e già inizio il prossimo, nei palasport. Si parte il 14 novembre da Roma per chiudere a Torino il 23 dicembre. Il 2027 sarà open air: il 22 maggio all’arena di Verona, poi gli stadi, con il ritorno al Maradona il 5 e il 6 giugno, ma anche a Taranto e Messina».
A Verona si attendono i tuoi «friends».
«Sì, inevitabilmente ci saranno dei ritorni: ho duettato quasi con tutti, mi mancano solo Ligabue, Laura Pausini, Vasco Rossi e... Mina, ma meglio non bestemmiare».
Cosa ti piace così tanto del fronte del live?
«Dal 2022 i miei numeri sono cresciuti tanto: merito del repertorio, della credibilità, ma soprattutto del fatto che la gente esce dalle mie esibizioni felice e contenta».
Poi verrà il giro europeo - Londra, Parigi, Zurigo, Stoccarda e Francoforte - sognando San Siro nel 2028?
«Sono più di 35 anni che continuo a giocare con i tasti bianchi e neri. Quando mi avvicino al piano mi sento a casa mia, non ho paura di niente. Questa sicurezza la ottieni solo attraverso i sacrifici, altrimenti non vai da nessuna parte. E, sì, San Siro sarebbe una bella soddisfazione, vedremo».
Intanto, nell’ottobre 2027 uscirà nei cinena «Solo se canti tu», regia di Luca Miniero, Matteo Paolillo nel tuoi panni, Giovanni Ludeno in quelli di Mario Merola. Dobbiamo aspettarci inesattezze storiche/licenze poetiche come in «Je so’ pazzo» su Pino Daniele?
«Non l’ho visto ancora, ma ho preteso che il film fosse dichiaratamente “ispirato” alla mia vita, così da accettare qualche abbellimento, qualche invenzione come il contrasto con mio padre, che non è vero; come mia madre che mi porta in conservatorio: non è vero nemmeno questo, fu papà. Ma non cambia la sostanza: è la storia di uno scugnizziello che ce l’ha messa tutta per farcela. Va da quando sono bambino al mio esordio da cantante».
Ma ci sono anche le canzoni famose?
«Sì, ci fermiamo nel 1994 ma c’è “Non dirgli mai” che è del 2000: è un modo per dire che mi vergognavo di cantare, che scrivevo e mettevo da parte i brani...».
Com’è Paolillo nei tuoi panni?
«Bravo, anche quando canta. La voce di Mario Merola, però, sarà quella di suo figlio Francesco. E il ruolo di Enzo D’Agostino, il paroliere di tanti miei successi, sarà Renato De Simone, spero che il film sia recepito anche come un omaggio a Vicienzo».
Il 27 febbraio compirai 60 anni. E il 7 giugno saranno trent’anni dal tuo primo show in quello che era ancora il San Paolo, quello che ti lanciò verso il successo nazionale.
«È vero, non ci avevo pensato, sarà un motivo in più per festeggiare al Maradona».
Magari il compleanno tondo potresti festeggiarlo in anticipo a Sanremo.
«Porta male. Ma De Martino farà benissimo. Non torno in gara, sto pensando al tour. Poi se Stefano ha idee, se gli servo per un qualche motivo... il Festival è il momento più importante dell’annata, con lo spunto giusto sono già all’Ariston».