Università, 60 milioni per assumere ricercatori: record alla Federico II
Il Mattino

Università, 60 milioni per assumere ricercatori: record alla Federico II

Sabato 7 marzo 2026
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Il sistema universitario campano si prepara a rafforzare la propria base scientifica con un nuovo ciclo di reclutamenti. Il Ministero dell?Università e della Ricerca ha destinato agli...

Il sistema universitario campano si prepara a rafforzare la propria base scientifica con un nuovo ciclo di reclutamenti. Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha destinato agli atenei della regione 5,4 milioni di euro per l’assunzione di 184 ricercatori. Il finanziamento rientra nel piano straordinario previsto dalla legge di Bilancio 2026, che punta a stabilizzare le competenze maturate negli ultimi anni grazie ai progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel complesso il piano rappresenta uno dei primi tentativi di trasformare in politiche strutturali l’ondata di reclutamento avviata con il Pnrr.

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La sfida ora riguarda la capacità degli atenei di integrare queste nuove figure nei propri dipartimenti e di garantire continuità ai progetti scientifici avviati negli ultimi anni. Ma quello che balza agli occhi è che per la Campania, e in particolare per l’Università Federico II che è prima in Italia per numero di ricercatori che saranno assunti, il programma segna un rafforzamento della presenza nel sistema nazionale della ricerca. Un segnale che riflette il ruolo crescente degli atenei meridionali nei programmi scientifici europei e nelle grandi reti di ricerca costruite negli ultimi anni. Ma anche la capacità di trattenere giovani e offrire percorsi di carriera più stabili dentro il sistema universitario, evitando la fuga dei cervelli.

Le campane 

Nel primo anno le università campane riceveranno 1,2 milioni di euro. Dal 2027 il finanziamento diventerà strutturale e raggiungerà i 5,4 milioni annui. Una misura che si inserisce nel quadro nazionale del piano di reclutamento promosso dal Mur, destinato a portare fino a 1.970 nuove assunzioni tra università ed enti pubblici di ricerca.

In totale saranno 184 i ricercatori coinvolti. Di questi, 79 provengono da progetti finanziati dal Pnrr. La quota più ampia spetta all’Università degli Studi di Napoli Federico II. All’ateneo federiciano sono destinati 117 ricercatori, per un finanziamento che a regime supera i 3,4 milioni di euro. Seguono l’Università di Salerno con 26 ricercatori e oltre 767mila euro, l’Università della Campania Luigi Vanvitelli con 24 posizioni e 708mila euro. Numeri più contenuti riguardano l’Università Parthenope, con 7 ricercatori e oltre 206mila euro, l’Orientale con 6 posizioni e 177mila euro e l’Università del Sannio con 3 ricercatori. Una posizione riguarda, infine, la Scuola Superiore Meridionale.

La strategia 

Il dato più rilevante, come dicevamo, riguarda la Federico II, che guida la graduatoria nazionale per numero di ricercatori coinvolti nel piano. Una posizione che, secondo il rettore Matteo Lorito, deriva da una scelta precisa compiuta negli anni precedenti, una strategia avviata quando i progetti del Piano di ripresa erano ancora in fase di definizione. Il risultato è un sistema accademico che oggi conta circa 500 ricercatori di questo tipo. Per il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini «lo stanziamento di 5,4 milioni di euro agli atenei della Campania è il riconoscimento concreto del valore e delle competenze delle ricercatrici e dei ricercatori che il Pnrr ha contribuito a formare. Con questo piano - ha aggiunto - diamo un segnale chiaro: quelle professionalità non andranno disperse, ma diventeranno la base su cui costruire nuova conoscenza e crescita duratura».

Le nuove assunzioni riguardano la figura del ricercatore in tenure track, oggi punto d’ingresso nella carriera accademica dopo la riforma del reclutamento universitario. Si tratta di una posizione che prevede una valutazione dopo alcuni anni di attività scientifica e didattica, con la possibilità di passare direttamente al ruolo di professore associato. Di fatto, partono già con una prospettiva chiara di stabilizzazione e si tratta di un meccanismo simile a quello utilizzato nei principali sistemi universitari internazionali.


Il resto d'Italia 

Nel complesso il piano prevede un finanziamento statale di 18,5 milioni di euro nel 2026, destinato a crescere fino a 60,7 milioni annui a partire dal 2027. Le risorse coprono fino al 50% del costo delle nuove assunzioni, mentre la restante quota sarà sostenuta direttamente da università ed enti di ricerca. Dei 1.970 ricercatori previsti a livello nazionale, 1.051 saranno legati ai programmi del Pnrr. Nello specifico, 847 saranno assunti negli atenei e 204 negli enti pubblici di ricerca vigilati dal Mur. Dietro la Federico II, ben distaccate, troviamo atenei blasonati come l’Alma Mater di Bologna (88 ricercatori, 587mila euro nel 2026 e 2,59 milioni nel 2027) e la Sapienza di Roma (87 ricercatori, 580mila euro nel 2026 e 2,56 milioni attesi in via strutturale nel 2027). Le risorse consentiranno di stabilizzazione di 276 tra ricercatori e tecnologi anche degli enti di ricerca, tra cui 97 al Cnr, 91 all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e 57 all'Istituto Nazionale di Astrofisica. Sei, invece, le assunzioni alla Stazione Zoologica Anton Dohrn (191mila euro) di Napoli.

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