Napoli, donna accoltellata sul bus, i pm: è un mitomane ha agito senza motivi
Il Mattino

Napoli, donna accoltellata sul bus, i pm: è un mitomane ha agito senza motivi

Sabato 7 marzo 2026
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Dice di essersi sentito vittima di una truffa amorosa, che sarebbe stata perpetrata da parte di una escort. Ha spiegato di aver provato a sporgere denuncia, ma di non essere stato ritenuto...

Dice di essersi sentito vittima di una truffa amorosa, che sarebbe stata perpetrata da parte di una escort. Ha spiegato di aver provato a sporgere denuncia, ma di non essere stato ritenuto credibile, tanto da «covare dentro di sé rabbia verso il mondo intero», fino alla decisione estemporanea: quella di prendere di mira una donna, una qualunque, che avrebbe dovuto pagare per il dolore provato in questi mesi. Eccolo Antonio Meglio, classe 1986, finito in cella giovedì notte dopo aver sferrato dieci coltellate al volto, al collo e alle mani di una professionista di 32 anni. Raid sanguinario verso una vittima scelta a caso mentre rovistava dentro se stesso, nell’abisso di una mente disturbata. Un caso di violenza ordinaria, occasionale, infernale, di cui abbiamo parlato nell’edizione di ieri di questo giornale: ad avere la peggio è stata Alessia Viola, 32 anni, penalista di riconosciuto talento, che è stata immobilizzata per quindici minuti con il volto a terra, all’interno del bus di linea C32. Giovedì notte, dunque, il film horror di via Simone Martini, scena in stile americano: la ragazza a terra, ha il ginocchio sul collo, il volto schiacciato zeppo di ferite.

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Le accuse 

Scena immortalata da video di altri passeggeri, paura e dolore cristallizzati per quindici interminabili minuti, che si interrompe grazie a ad alcuni fattori decisivi: la straordinaria resistenza di Alessia, che non cede ai colpi, che prova finanche a disarmare il 39enne; la capacità dell’autista del bus - si chiama Davide Pecoraro - di dare seguito a una sorta di trattativa a distanza, quando ormai il bus si è svuotato; e l’intervento dei carabinieri del radiomobile. Un caso su cui non hanno dubbi gli inquirenti. Al lavoro il pm Roberto Pirro Balatto, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci, ecco le accuse ipotizzate: lesioni gravissime, sequestro di persona, deturpamento di viso. Quest’ultima accusa va ricondotta a una nuova fattispecie giuridica in materia di codice rosso, che punta a colpire chi danneggia il volto di una persona. Ma non è finita. Proviamo a scavare nella galleria mentale del 39enne: Antonio Maglio non è uno sbandato, non è un senza famiglia. Anzi. È laureato in Giurisprudenza, iscritto nell’albo dei praticanti avvocati, ha anche provato ad orbitare in questa professione. Figlio di persone per bene, da sempre al riparo da ogni genere di condotta illecita. In passato Meglio è stato anche in cura presso un ufficio di igiene mentale dell’Asl cittadina, accettando terapie che sembravano aver sortito gli effetti giusti. Più di recente invece si era rivolto a uno specialista privato, da cui aveva accettato consigli e terapie in campo farmacologico. Ma torniamo alla follia di giovedì notte.

Autolesionismo 

Dopo essere arrestato ed essere scampato al linciaggio da parte della folla di via Simone Martini, il 39enne ha anche provato il suicidio. Pare che si sia tagliato con una pen drive che aveva in tasca, quella che - nella sua ottica deformata - custodiva le tracce della truffa amorosa subita. È finito così all’Ospedale del Mare, dove è guardato a vista. Difeso dal penalista napoletano Gianluca Sperandeo, ora dovrà sostenere l’interrogatorio dinanzi al gip per la convalida del fermo. Ma torniamo a quella manciata di minuti di paura al Vomero. È stata Alessia a spiegare ai carabinieri cosa fosse accaduto. Tutto è iniziato poco prima delle 21, in piazza Quattro giornate. L’attesa del c32, i passeggeri che salgono sul bus per il Vomero alto. Spiegherà Alessia di aver ascoltato l’uomo che imprecava ad alta voce. Il resto è storia di lucida follia: l’uomo attende che tutti i passeggeri prendano il proprio posto, li fissa uno per uno. Li valuta. E li sceglie. Anzi: la sceglie. Punta quella donna, la 32enne penalista che non aveva mai incrociato in vita sua. Si accomoda alle sue spalle e inizia un viaggio di sola andata nel tunnel della sua mente. Estrae un coltello (ne aveva un secondo in tasca), colpisce Alessia ripetutamente al volto, le spezza il tendine all’altezza della mano, nel disperato tentativo della penalista di difendersi, di schermirsi. Il resto è la scena cristallizzata dai video: la donna faccia a terra, il ginocchio all’altezza del collo e lui che urla «la fotto, la fotto» (nel senso di «la uccido»).

Il covo 

C’è un sequel: a casa di Antonio Meglio spunta il più classico dei mondi distopici: manifesti ideologici, ritagli di codice penale, massime inneggianti alla non meglio specificata «praxis». Infine armi: c’erano altri coltelli (alcuni erano coltellacci da cucina), ma anche armi da sparo. Fucili, carabine, su cui è in corso lo screening dei militari.

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