Napoli, rinasce Scampia. Le prime case: «Decoro dopo le Vele»
Il Mattino

Napoli, rinasce Scampia. Le prime case: «Decoro dopo le Vele»

Domenica 8 marzo 2026
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L?obiettivo è fare entrare gli sfollati delle Vele nelle  prime 120 nuove case a settembre. Alloggi che saranno pronti, tuttavia già a luglio, ma prima di...

L’obiettivo è fare entrare gli sfollati delle Vele nelle  prime 120 nuove case a settembre. Alloggi che saranno pronti, tuttavia già a luglio, ma prima di essere assegnati c'è bisgno di verificare le graduatorie di assegnazione.  A Scampiail cambio di passo sul progetto “Restart” - letteralmente ripartenza - inizia ad avere contorni concreti.

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Dopo l’abbattimento di 6 Vele su 7 e 2000 sfollati, i primi 120 appartamenti si possono già toccare con mano. Sono li, nati e cresciuti nei crateri lasciati dai mostri sinonimo di Gomorra abbattuti e poi mangiati dai bulldozer e dalla pale meccaniche. Palazzine di 3 o 5 piani con spazi di socialità esterni. Mancano le rifiniture però ci sono già i pavimenti a terra. E di solito i pavimenti si installano per ultimi per evitare che si rovinino.

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Il sindaco Gaetano Manfrediha dato il colpo di acceleratore definitivo dopo la tragedia del 22 luglio del 2024 dove persero la vita tre persone per il crollo di un ballatoio nella Vela celeste. Da quel giorno sono iniziati gli sgomberi ultimati a dicembre dell’anno scorso quando è caduta la Vela rossa. In quei 17 mesi tra il crollo e l'ultimo abbattimento hanno preso forma le nuove case che saranno pronte a luglio. Prima di settembre però sarà difficile che gli ex abitanti delle Vele possano accedervi, c’è da ultimare la procedura di “assegnazione” degli appartamenti un momento sempre molto delicato. Dal Comune al riguardo fanno sapere che «è stato fatto il censimento e il piano di reinsediamento delle persone e quindi tutti gli aventi diritto avranno la casa e in questa fase transitoria con il sostegno del Governo abbiamo provveduto a un sostegno economico per cui le famiglie che rientrano nel piano di reinsediamento hanno un contributo di autonoma sistemazione per trovare una casa alternativa per questi due anni, che è il tempo per completare la realizzazione degli immobili sostitutivi». Entro la fine dell’anno saranno consegnati altri 130 appartamenti l’intero piano che prevede 430 nuovi alloggi sarà ultimato nel 2027.

La vicesindaca e assessora all’Urbanistica Laura Lieto inquadra così l’evoluzione dei cantieri di Scampia. «Abbiamo accompagnato passo dopo passo le famiglie sfollate e siamo contenti che il nostro piano stia procedendo secondo il cronoprogramma. Stiamo dando concretezza alle loro speranze». La disperazione di chi ha dovuto lasciare le Vele - tutte pericolanti e per questo dopo il crollo della Vela celeste sono state abbattute - unica casa “sicura” della loro vita ora si sta trasformando in attesa spasmodica per avere il nuovo alloggio. A misura d’uomo, e in un quartiere che sta cambiando.

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I problemi ci sono ancora però la pervasività dei clan non è quella di qualche anno fa. In campo c’è sempre il lo storico «Comitato delle Vele» rappresentato da Omero Benfenati che segue da vicino l’evoluzione del cantiere. Il progetto prevede alloggi tutti classificati come a bassa emissione per massimizzare l’efficienza energetica. L’uso di fonti rinnovabili e componenti energetiche passive «mira a raggiungere l’autosufficienza energetica e promuovere un ambiente abitativo sostenibile». I piani terra degli edifici saranno multifunzionali, servendo da punto di incontro per gli abitanti e il quartiere. Questi spazi saranno utilizzabili per attività come assemblee, studio, lavoro condiviso e gestione degli spazi condominiali. Inoltre con il Puc - Piano urbanistico comunale - c’è la possibilità dell’utilizzo delle zone verdi - e Scampia lo è - per coltivare gli orti urbani, si aprono quindi nuovi scenari a livello di lavoro. Si tratta di rilanciare la cosiddetta città rurale. «Ci sono regole nel Piano per la valorizzazione agricola e forestale di quei territori, penso alla zona delle colline. Le zone verdi - dice la Lieto - sono un patrimonio che diventa una forza attiva. Con il sostegno all’agricoltura urbana ci sono possibilità imprenditoriali legate all’agricoltura di qualità».

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