Guerra di camorra spari tra la folla: due morti in 12 ore
Il Mattino

Guerra di camorra spari tra la folla: due morti in 12 ore

Domenica 8 marzo 2026
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Una giornata di terrore e sangue in provincia, con due omicidi, il primo in mattinata a Marano, il secondo in serata ad Arzano. Un doppio agguato che segna una pericolosa escalation della guerra...

Una giornata di terrore e sangue in provincia, con due omicidi, il primo in mattinata a Marano, il secondo in serata ad Arzano. Un doppio agguato che segna una pericolosa escalation della guerra di camorra.

Un’esecuzione in piena regola, nel cuore della città, ha riportato il rumore delle armi a Marano. Castrese Palumbo, 80 anni, meglio noto come «’o Svitapierno», è stato ucciso in strada da un commando composto da almeno due uomini che gli hanno esploso contro dodici colpi di pistola. L’agguato è avvenuto tra via Svizzera e il corso Europa, dove l’uomo aveva un box di sua proprietà. Palumbo era in auto (una Toyota Yaris nera) quando i proiettili lo hanno centrato alla testa e in altri punti del corpo, senza lasciargli scampo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Marano e del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, che stanno lavorando per ricostruire la dinamica dell’omicidio. Al momento nessuna pista viene esclusa.

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Le ipotesi 

Palumbo era un volto storico degli ambienti criminali. In passato aveva scontato una lunga detenzione per associazione mafiosa ed era ritenuto vicino al clan Nuvoletta. Un suo fratello, tra l'altro, ha sposato una donna imparentata con Angelo Nuvoletta, defunto esponente di spicco della cosca, cugino dell’omonimo boss.
La vita familiare di Palumbo è stata segnata da vicende drammatiche, oltre che da quelle giudiziarie. Era il padre di Giuseppe Palumbo, morto suicida a 34 anni, nel 2010, nel carcere di Sollicciano, a Firenze. L’uomo si tolse la vita impiccandosi mentre era detenuto. Giuseppe Palumbo era stato arrestato come mandante di una spedizione punitiva avvenuta il 14 marzo dello stesso anno. Castrese Palumbo era inoltre il nonno di Aurelio Taglialatela, condannato per l'uccisione di Corrado Finale, il giovane che circa un anno e mezzo fa venne travolto dall'auto guidata da Taglialatela, al culmine di una vicenda nata da tensioni legate a una relazione sentimentale non gradita.

Gli investigatori non escludono del tutto che l’omicidio possa, in qualche modo, richiamare quella vicenda, ma questa ipotesi - al momento - viene ritenuta piuttosto debole anche per le modalità dell’agguato e per il fatto che Taglialatela sta scontando la sua condanna in carcere. Più concreta, secondo gli inquirenti, appare la pista legata agli affari. Negli ultimi anni Palumbo, uscito dal carcere, avrebbe seguito alcuni business. Si sarebbe interessato, in particolare, a operazioni edilizie attualmente in itinere in città. Un possibile contrasto maturato su questo fronte potrebbe aver portato allo scontro sfociato nell’agguato. Nel territorio, Castrese Palumbo era considerato un uomo dal carattere forte e impulsivo e di recente, anche in luoghi pubblici, non avrebbe nascosto i suoi malumori per alcune situazioni. Proprio questo temperamento, unito ai suoi interessi, potrebbe aver alimentato tensioni con qualcuno.

 

La faida

Camorra spietata anche ad Arzano. Ieri pomeriggio un commando di killer ha freddato con decine di colpi Armando Lupoli, 49 anni, elemento orbitante nella galassia degli Amato–Pagano, in quello che resta del clan della 167. L’uomo percorreva via Mazzini a bordo della sua Peugeot 3008, con accanto la moglie, scampata miracolosamente alla morte nonostante una ventina di colpi esplosi. Agghiaccianti le sequenze del delitto. La vittima sarebbe stata seguita e quando Armando Lupoli, originario di Arzano ma residente a Casavatore, in via Palizzi, dove è attiva una piazza di spaccio gestita dalla cosca «Ferone», ha imboccato via Mazzini si è scatenato l’inferno. La Peugeot 3008 è stata affiancata da uno scooter, con a bordo due persone, vestite di nero e con i caschi integrali. Incuranti del traffico e dei pedoni, i killer hanno esploso in rapida successione una prima serie di colpi. Lupoli ha cercato di mettersi in salvo accelerando, ma nemmeno questo gli ha salvato la vita. In pochi istanti lo scooter ha affiancato ancora l’auto e i killer hanno esploso una seconda serie di colpi che hanno ridotto in fin di vita l’uomo che poi è deceduto a bordo di un’ambulanza del 118.
 

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