Iran, la guerra elettronica dei Gps. «Le navi bloccate a Hormuz senza mappe»
Il Mattino

Iran, la guerra elettronica dei Gps. «Le navi bloccate a Hormuz senza mappe»

Lunedì 9 marzo 2026
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Nel Golfo Persico le petroliere stanno improvvisamente «attraccando» nel deserto. Non è un errore dei radar né un problema delle mappe digitali: è il segnale di...

Nel Golfo Persico le petroliere stanno improvvisamente «attraccando» nel deserto. Non è un errore dei radar né un problema delle mappe digitali: è il segnale di una nuova guerra invisibile. I sistemi GPS, da cui dipende gran parte della navigazione moderna, vengono sempre più spesso disturbati o manipolati. E le mappe smettono di dire la verità. Secondo un’analisi del Wall Street Journal, il mondo si sta riempiendo di nuove «zone morte» del GPS.

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A crearle sono sistemi di guerra elettronica sempre più economici e facili da usare, impiegati sia da Stati sia da attori non statali per neutralizzare droni e armi guidate. Alcuni di questi dispositivi di disturbo, i cosiddetti jammer, sono grandi quanto un telefono cellulare e costano meno di cento dollari. Eppure sono in grado di oscurare i segnali estremamente deboli inviati dai satelliti che orbitano a oltre 20 mila chilometri dalla Terra.

Il fenomeno è diventato ormai routine lungo il fronte tra Russia e Ucraina, dove la guerra elettronica è parte integrante delle operazioni militari. Ma negli ultimi mesi il problema si sta espandendo anche ad altre aree strategiche del pianeta. Una delle più sensibili è lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per circa il 20% del petrolio mondiale. Qui, nel pieno della guerra tra Stati Uniti e Iran, le interferenze sui segnali satellitari stanno rendendo la navigazione più rischiosa.

Secondo diverse società di intelligence marittima, petroliere e navi cargo compaiono improvvisamente fuori posizione sulle mappe digitali, a volte persino sulla terraferma. È uno degli effetti più evidenti del GPS denial, la negazione del segnale satellitare. Gli effetti non si limitano al Medio Oriente. Nei cieli del Nord Europa diversi voli sono stati costretti a deviare o a tornare indietro dopo che i segnali GPS vicino agli aeroporti sono stati disturbati. In un caso, anche l’aereo che trasportava la presidente della Commissione europea ha dovuto cambiare aeroporto di destinazione.

Le alternative

Ma il problema riguarda anche le armi. In Ucraina, secondo testimonianze presentate al Congresso americano, l’efficacia di alcune armi guidate via satellite degli Stati Uniti è crollata drasticamente dopo l’introduzione massiccia dei sistemi di disturbo russi: la precisione sarebbe passata dal 70% ad appena il 6%. Il paradosso è che il Global Positioning System, sviluppato dagli Stati Uniti durante la Guerra Fredda e oggi composto da oltre trenta satelliti, resta una delle infrastrutture tecnologiche più importanti del mondo.

Non serve solo per orientare gli smartphone: è alla base della navigazione aerea e marittima, delle telecomunicazioni e perfino di molti sistemi finanziari. Proprio per questo governi e aziende tecnologiche stanno cercando alternative. Alcune riprendono tecnologie militari più vecchie, come i sistemi di navigazione inerziale che calcolano posizione e movimento senza satelliti. Altre puntano su soluzioni più futuristiche: sensori quantistici capaci di leggere le anomalie del campo magnetico terrestre o sistemi di navigazione visiva basati su telecamere e intelligenza artificiale.

Anche il Pentagono sta cercando alternative, investendo in tecnologie di navigazione che non dipendano dai satelliti e quindi non possano essere facilmente disturbate. La nuova frontiera sono i sensori quantistici, capaci di determinare posizione e movimento senza bisogno del GPS. Il mese scorso l’agenzia di ricerca avanzata del Pentagono, la DARPA, ha avviato la prima fase del programma Robust Quantum Sensors (RoQS), un progetto pensato per sviluppare prototipi operativi di sistemi di navigazione basati sulla tecnologia quantistica. L’obiettivo è creare un'alternativa locale e indipendente dal sistema satellitare. Una delle aziende coinvolte nel programma ha già ricevuto due contratti per un valore complessivo di oltre 24 milioni di dollari.

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