Domenico Caliendo, la chirurga: «Quante contraddizioni tra i testimoni a Bolzano»
Medici e infermieri di Bolzano avrebbero fornito versioni contraddittorie, che non possono essere considerate attendibili fino in fondo. Già, perché sono stati ascoltati come...
Medici e infermieri di Bolzano avrebbero fornito versioni contraddittorie, che non possono essere considerate attendibili fino in fondo. Già, perché sono stati ascoltati come testimoni quando era già esploso il caso mediatico legato alle condizioni del piccolo Domenico Caliendo (purtroppo deceduto lo scorso 21 febbraio), quando l’attenzione nazionale era già concentrata sugli ospedali San Maurizio di Bolzano e sul Monaldi di Napoli. Eccolo uno dei punti individuati dalla difesa della chirurga Gabriella Farina, parliamo dei penalisti Dario Gagliano e AnnaZiccardi, alla luce di una sorta di narrazione a senso unico di come andarono i fatti tra Bolzano e Napoli. Pochi giorni fa, i difensori della chirurga napoletana hanno indirizzato un’istanza alla Procura di Napoli, per ottenere verifiche all’interno dell’ospedale altoatesino.
APPROFONDIMENTI
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Più nello specifico, si punta a chiarire se c’è stata un’alterazione dello stato dei luoghi in ospedale, in relazione a quanto mostrato nella trasmissione del due marzo scorso nel programma Lo Stato delle cose, a proposito del frigorifero che conteneva il ghiaccio secco che ha bruciato il cuore donato e destinato al piccolo Domenico: l’espressione “ghiaccio secco” è comparsa sul frigorifero solo dopo che è scoppiato il caso dell’organo deteriorato dalla bassa temperatura. Quanto basta a parlare di «possibile alterazione dello stato dei luoghi». Verifiche in corso anche su un altro punto: la troupe de Lo Stato delle Cose ha scoperto che il frigo del ghiaccio secco è stato completamente spostato. Rimosso. Puff: non c’è più. Strana circostanza.
Il retroscena
Si va avanti così, tra istanze e testimonianze, nel corso dell’inchiesta sulla morte del piccolo paziente di Nola. Sette medici del Monaldi indagati, nessun medico o infermiere di Bolzano è stato finora coinvolto dagli accertamenti della Procura. Inchiesta ancora aperta, si attendono gli esiti dell’autopsia, mentre in Procura potrebbero essere ascoltati altri manager del Monaldi, sempre in relazione ai nodi da sciogliere: il corredo clinico di cui era fornita la equipe napoletana in trasferta al Monaldi; gli orari di ritorno a Napoli, quando - in sala operatoria a Napoli - il chirurgo Guido Oppido ha espiantato il cuore malato di Domenico, per ritrovarsi alle prese con un organo ghiacciato, dunque inutilizzabile.
Ed è in questo scenario che si registra un’intervista resa ieri a Lo Stato delle Cose da un ex chirurgo del Monaldi, che - vale la pena ricordarlo - era stato intervistato alcuni giorni fa da Il Mattino. Dunque, sentiamo cosa dice l’ex primario di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi Giuseppe Caianiello: «La Farina ha lavorato con me e non ha mai fatto un espianto; non ha queste capacità di dire o di rispondere con queste parole: “senti Oppido non sono esperta, perché mi mandi a fare questa (operazione, ndr)?”; invece l’ha fatta perché è stata costretta da Oppido».
Parole gravi, che non trovano riscontro concreto, dal momento che non esistono prove in relazione ad una presunta costrizione da parte di Oppido nei confronti della Farina per andare ad effettuare l’espianto del cuore donato. Ed è anche facile immaginare che, trattandosi di un doppio intervento da realizzare in poche ore, era impossibile pretendere dallo stesso chirurgo di effettuare l’espianto a Bolzano e il trapianto a Napoli.
Difeso dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge, Oppido si dice pronto a far valere le proprie ragioni, anche alla luce di una circostanza che emerge dagli atti: assieme alla dottoressa Farina, era presente anche un altro chirurgo napoletano, parliamo di Vincenzo Pagano (il cui nome compare tra i sette indagati napotani). Inchiesta condotta dal pm Giuseppe Tittaferrante, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci, nei prossimi giorni si attende la convocazione di altri testimoni. Si punta a ricostruire tutto quanto avvenuto tra Bolzano e Napoli lo scorso 23 dicembre, in attesa dei primi esiti dell’autopsia. Intanto, il caso di Domenico Caliendo entra formalmente in Consiglio regionale.
Regione
Il prossimo otto aprile ci sarà una seduta monotematica sul caso del Monaldi. Più nello specifico, lo scorso 19 febbraio la V Commissione consiliare aveva chiesto al presidente della Giunta Roberto Fico di riferire in merito agli esiti delle verifiche ispettive, sia regionali che ministeriali, richiesta (avanzata dai capigruppo del centrodestra) subito accolta dal governatore. Considerata la sospensione delle attività delle Commissioni e del Consiglio durante la sessione di Bilancio su argomenti non afferenti i provvedimenti finanziari, disposta lo scorso 3 marzo, il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, sentito il presidente della Giunta, ha convocato la seduta straordinaria del Consiglio per l’8 aprile. Intanto, in Procura si valutano diffide e possibili testimonianze.