Napoli, clan e piazze di spaccio nel mirino del prefetto: «Colpire i consumatori»
Aveva preso un appuntamento con i killer, ovviamente a sua insaputa. Era in auto, motore spento, al posto di guida. Stava aspettando persone con cui aveva concordato un incontro, senza immaginare...
Aveva preso un appuntamento con i killer, ovviamente a sua insaputa. Era in auto, motore spento, al posto di guida. Stava aspettando persone con cui aveva concordato un incontro, senza immaginare che di lì a poco si sarebbe ritrovato vittima di un agguato di camorra. Sabato mattina, siamo a Marano tra via Svizzera e corso Europa, quando viene ucciso Castrese Palumbo, 79 anni, in passato vicino al clan Nuvoletta. Esecuzione plateale, basta una ricognizione della scena del delitto per formulare una primissima ipotesi investigativa: il 79enne era in auto a motore spento. Era in sosta, al posto di guida, finestrino abbassato, aspettava qualcuno. Era nella zona che frequentava abitualmente, dunque si sentiva al sicuro. E attendeva uno o più soggetti a cui aveva accordato la propria fiducia.
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La dinamica
È così che sulla scena hanno fatto irruzione due killer, gente scafata. Hanno il casco nero, i guanti neri, quello sul sedile posteriore sfodera un’arma. Omicidio a sangue freddo, impossibile reagire. Chi c’è dietro? Inchiesta in corso, al lavoro i carabinieri della compagnia di castello di cisterna, sotto il coordinamento del pm Cristina Curatoli e dell’aggiunto Sergio Ferrigno, due le ipotesi al vaglio: un delitto plateale finalizzato a spostare l’asset economico degli equilibri criminali e chiarire le idee a tutti. Del tipo: soldi di droga e tangenti hanno una sola direzione. C’è una seconda pista che viene da passato.
Anni fa un parente di Castrese Palumbo venne ritenuto responsabile di aver provocato un incidente mortale in modo doloso. Una vendetta trasversale scritta nel passato? Ipotesi al vaglio. In Procura si lavora anche su altri episodi recenti: come l’omicidio di Armando Lupoli, 49enne colpito a morte ad Arzano, mentre era in auto assieme alla moglie. Anche qui delitto plateale, la pista è quella che riconduce al narcotraffico, vero e proprio motore dell’economia criminale di una fetta di hinterland.
Scenari diversi, che spingono a ragionare su una doppia strategia. Indagini della Dda di Napoli (al lavoro anche il pool guidato dall’aggiunto Sergio Amato), mentre si punta a pianificare interventi capillari in materia di ordine pubblico. Ieri si è tenuto un comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, per fare il punto su alcune facce dell’emergenza criminale cittadina.
Il Viminale
È in questo scenario che si realizza un nuovo investimento di fondi Poc Legalità da parte del ministro Matteo Piantedosi, per rafforzare la rete di telecamere sul territorio. In sintesi, vengono stanziati 173mila euro per le telecamere a Marano e 150mila euro per Arzano. Clima di collaborazione in Prefettura, al tavolo del prefetto Michele di Bari, anche il neo procuratore di Napoli nord Domenico Airoma, si ragiona su più livelli. C’è la questione della droga, che spinge ad intensificare i servizi di controllo sul territorio, finalizzati a colpire (e sanzionare) non solo chi spaccia, ma anche chi consuma cocaina e altre sostanze stupefacenti. Servizi mirati contro le piazze di spaccio, dunque, ma anche il tentativo di far sentire la presenza dello Stato all’intero tessuto borghese radicato nell’hinterland metropolitano.
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Poi c’è il capitolo omicidi. Si parte da una consapevolezza del lavoro svolto in questi anni da parte di forze di polizia giudiziaria e degli stessi pm. Come ha chiarito il procuratore Nicola Gratteri nel corso di una recente conferenza stampa, la stragrande maggioranza di delitti di sangue trovano risposte sotto il profilo investigativo. Ora l’obiettivo è esercitare pressione sui clan, colpire alla radice il fenomeno criminale, con blitz e sequestri mirati. Una stretta, che fa leva anche sul materiale di immagini offerto dai sistemi di videosorveglianza.
La strategia
Ma per quale motivo nel giro di una decina di giorni si torna a fare omicidi e agguati in modo così frequente e plateale? C’è un dato su tutti: la prossimità delle feste pasquali, una scadenza che spinge gli estorsori a materializzarsi accanto ai cantieri, ai negozi e alle stesse piazze di spaccio per reclamare il pizzo. Quanto basta a chiarire le idee a tutti e regolare vecchi conti: colpire presunti boss o affiliati, per sgomberare il campo da equivoci.