Penalista ferita sull?autobus a Napoli, il mitomane confessa al gip: «Mi sono sentito braccato»
Dice di non ricordare nulla di quanto accaduto all?interno del bus in via Simone Martini. Dice di aver vissuto una sorta di corto circuito che gli impedisce di rimettere insieme, secondo un...
Dice di non ricordare nulla di quanto accaduto all’interno del bus in via Simone Martini. Dice di aver vissuto una sorta di corto circuito che gli impedisce di rimettere insieme, secondo un ordine logico, le coltellate inferte a una donna sconosciuta, l’intervento dei carabinieri, il rischio di linciaggio, l’arresto. E quando il giudice gli ha chiesto delle coltellate inferte a una donna, immobilizzata per un quarto d’ora sul pavimento di un bus, ha sgranato gli occhi: chiedo scusa, non ricordo nulla di quella storia, sono imperdonabile. Parole di Antonio Meglio, il 39enne protagonista di una sequenza horror che si è abbattuta sulla vita di una donna di 32 anni, la penalusta Alessia Viola, che giovedì scorso stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro.
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Udienza di convalida degli arresti, il 39enne è guardato a vista nel chiuso del centro clinico del San Giovanni Bosco, dopo essersi inferto delle ferite alle vene con una pen drive. Inevitabile la convalida del fermo: è stato il gip Daniela De Nicola a firmare la misura cautelare in carcere per lesioni gravi, sequestro di persona, deterioramento di volto e omissione di soccorso. Una ricostruzione che è figlia del lavoro dei pm Roberto Pirro Balatto e Antonella Lauri, sotto il coordinamento dell’aggiunto Pierpaolo Filippelli. Sono stati i carabinieri ad arrestare il 39enne, al termine di una sorta di trattativa. Un incontro drammatico, con l’uomo che aveva il ginocchio sul collo della donna, dopo averla accoltellata ripetutamente anche all’altezza del collo e del viso. Decisivo anche l’intervento dell’autista del bus, che è stato capace di impedire una conseguenza drammatica dell’aggressione, guadagnando tempo prezioso in vista dell’arrivo dei militari.
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Ma torniamo all’udienza di convalida. Difeso dal penalista Gianluca Sperandeo, l’uomo ha declinato le proprie generalità. Ha spiegato di essere iscritto nell’Ordine degli avvocati, come praticamente, di essere appassionato di diritto, di avere come faro il codice penale. Poi ha confermato la storia messa nero su bianco subito dopo gli arresti: ha ricordato di essere stato vittima di una sorta di trappola amorosa, di truffa erotica che sarebbe stata perpetrata da soggetti che albergano da tempo nella mente di Meglio. L’indagato ha infatti parlato di una escort (moldava o rumena, non è chiara) che lo avrebbe minacciato per estorcergli soldi. E ha fatto anche riferimento a una trama animata da più soggetti. Soggetti immaginari o reali, difficile stabilirlo. Ha spiegato Meglio: «Mi sono sentito braccato, so che mi stavano seguendo, ero circondato. È per questo motivo che sono salito all’interno del bus, ero armato perché mi sentivo circondato».
Le accuse
Una ricostruzione che ovviamente ha spinto il giudice ha firmare la misura cautelare: c’è il pericolo di fuga, c’è il pericolo di reiterazione del reato. È pericoloso, può ancora aggredire. Una ricostruzione che fa leva anche sul materiale sequestrato all’interno dell’abitazione di Meglio. Intanto, migliorano le condizioni della giovane donna ferita. Parliamo di Alessia Viola, vittima di una storia da horror. È stata capace di opporre resistenza al bruto, riuscendo anche a schivare le coltellate indirizzate al viso e al collo. Ai carabinieri ha spiegato di essersi «accomodata in un posto da passeggero all’interno del 132 e di essere stata colta di sorpresa dall’uomo che era seduto nella parte posteriore. È stata accoltellata alle spalle, poi immobilizzata, infine gettata faccia a terra sul pavimento.
La precisazione
In relazione all’articolo pubblicato su Il Mattino in data sette marzo dal titolo Accoltellata senza motivo: «Ho difeso la mia dignità», l’avvocata Alessia Viola ci scrive precisando quanto segue: «Non ho mai rilasciato alcuna intervista alla giornalista Melina Chiapparino né alla vostra testata giornalistica e le dichiarazioni a me attribuite nell’articolo risultano pertanto del tutto false».
—/ Ne prendiamo atto, l’articolo è stato redatto sulla base della consultazione degli atti disponibili e di un colloquio con una persona vicina alla donna nelle ore successive all’episodio; una persona con cui c’è stato un dialogo serrato finalizzato a ricostruire la violenza subita dalla donna e le sue condizioni di salute: circostanza che può aver generato l’erronea percezione di un’intervista diretta.