Migranti, i falsi permessi: ogni pratica 10mila euro
Il Mattino

Migranti, i falsi permessi: ogni pratica 10mila euro

Martedì 10 marzo 2026
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Trentasette indagati: 15 in carcere, tre ai domiciliari. Trentanove capi di imputazione e diverse migliaia di immigrati entrati illegalmente sul territorio italiano attraverso i click day. Sono i...

Trentasette indagati: 15 in carcere, tre ai domiciliari. Trentanove capi di imputazione e diverse migliaia di immigrati entrati illegalmente sul territorio italiano attraverso i click day. Sono i numeri dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli, retta da Nicola Gratteri, e svolta dagli uomini della Squadra mobile, diretti da dirigente Mario Grassia, che hanno ieri eseguito l’ordinanza del gip del tribunale di Napoli Raffaele Coppola. L’accusa, per tutti, è di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento all’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa. Il gruppo era operativo tra le provincia di Napoli e Caserta. «Il compenso richiesto dall'associazione per il nulla osta - spiega il capo della Mobile, Grassia - era di circa diecimila euro: duemila andavano ai datori di lavoro, gli altri divisi tra gli organizzatori. Grazie a questo sistema sono entrati in Italia diverse migliaia di cittadini stranieri che poi non venivano assunti ma restavano da irregolari».

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Le indagini

Le indagini sono partite nel 2018 da un esposto anonimo giunto alla Prefettura di Napoli. Ma prende concretamente il via nel 2020 quando è un funzionario amministrativo della stessa Prefettura, assegnato allo Sportello unico per l’immigrazione, a lamentarsi di una serie di condotte illecite che avvenivano nel contesto della pratiche di immigrazione. È stato così che, passo dopo passo, i poliziotti hanno ricostruito l’intera rete organizzativa che poteva contare sul decisivo apporto di Ciro Monti, funzionario dell’Ispettorato del lavoro (Inl), e di Giuseppe Allosso, titolare di una società di servizi con sede a Marcianise.

Quest’ultimo si avvaleva della collaborazione di un suo dipendente, Antonio Landolfo (ai domiciliari) per inserie le pratiche nei computer. In realtà a raccogliere le richieste, i documenti e il denaro, erano degli stranieri del Marocco o della Bosnia Erzegovina che fungevano da tramite. Secondo la ricostruzione operata dagli uomini della Mobile l'articolato sistema poteva contare anche sulla collaborazione di aziende agricole, imprenditori del settore edile o delle ditte di trasporto che assumevano fittiziamente gli stranieri, di un infermiere dell'ospedale di Caserta (ora indagato) che forniva falsi certificati medici per il percorso di emersione degli immigrati o di persone che attestavano false dichiarazioni di ospitalità.

Nell’organizzazione anche avvocati, dirigenti dell’Ispettorato del lavoro compiacenti con Monti (ora indagati). Nel corso delle indagini sono state rintracciate somme (per un totale di 478mila euro) riversate in diverse tranche su alcuni conti correnti intestati ad una società terza per falsi servizi. Un modo, secondo gli inquirenti, per non rendere tracciabili le somme illegalmente incassate.

Il meccanismo

La tecnica era semplice: le aziende compiacenti fingevano di assumere personale straniero consentendo a questo di entrare in Italia attraverso false assunzioni di cittadini extracomunitari. Una volta entrati, se gli stranieri volevano fare un percorso di emersione, doveva pagare altre tariffe che variavano anche in base alle iniziative da intraprendere. Nel corso delle indagini, ad esempio, gli investigatori hanno accertato che per una falsa dichiarazione di ospitalità era stato chiesto fino a 5mila euro.

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 Secondo gli accertamenti investigativi, gli «intermediari» guadagnavano in linea di massima tra i 500 e i 1000 euro a cliente mentre le aziende avevano tra i 1.300 e i 2.100 euro a lavoratore. La rete gestita da Allosso e Monti provvedeva a mettere le pratiche nel sistema una volta raccolti tutti i dati mercificando i nulla osta a lavoro subordinato, provvedimenti amministrativi con cui lo Sportello Unico per l’Immigrazione dell’Ufficio Prefettizio territorialmente competente autorizza il datore di lavoro che ne faccia richiesta, ad assumere un lavoratore straniero residente all’estero e preventivamente individuato. Chi inseriva le pratiche nel sistema guadagnava mille euro ed aveva una password che, il più delle volte, arrivava da un caf in provincia di Caserta. Oltre ai due organizzatori sono finiti in carcere anche Gabriele Brunitto, Aniello Della Valle, Cherbi El Halloumi, Larbi Jabbour, Harbans Lal, Salvatore Lampitelli, Giuseppe Porfidia, Francesco Rainone, Giuseppe Ricciardi, Agostino Scala, Sukhjit Singh, Michele Tartaro e Raffaele Tesone. Ai domiciliari, invece, Hafid Ayat Baiyh, Antonioo Landolfo e Giovanni Pezone.

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