Donna accoltellata sul bus, l?aggressore suicida in ospedale: è subito giallo
Il Mattino

Donna accoltellata sul bus, l?aggressore suicida in ospedale: è subito giallo

Mercoledì 11 marzo 2026
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Era stato ritenuto pericoloso per sè e per gli altri, quanto basta a confermare gli arresti di giovedì scorso, ma anche a disporre la permanenza in una struttura attrezzata per...

Era stato ritenuto pericoloso per sè e per gli altri, quanto basta a confermare gli arresti di giovedì scorso, ma anche a disporre la permanenza in una struttura attrezzata per malati psichiatrici. Una precauzione, quella adottata dal gip del Tribunale di Napoli, che non è servita ad impedire una sorta di epilogo annunciato: Antonio Meglio, il 39enne responsabile delle coltellate inferte a una avvocatessa, si è tolto la vita.

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Un suicidio addirittura annunciato dinanzi al giudice, al termine dell’interrogatorio di garanzia di lunedì sera. Epilogo drammatico, scatta l’inchiesta, anche alla luce di un esposto annunciato dal difensore di Meglio. I fatti: lunedì notte, intorno alle 21.40, il 39enne si è tolto la vita, impiccandosi con un cappio formato da tessuti all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco.

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Il retroscena

Era piantonato nel reparto di igiene mentale, ha chiesto agli agenti di polizia penitenziaria di andare alla toilette. Porta semichiusa, è stato trovato impiccato. Antonio Meglio, per ben due volte, aveva provato a farla finita. Lo scorso giovedì cinque marzo, dopo essere finito in cella per l’aggressione ai danni di una donna che neppure conosceva, Meglio aveva già provato il suicidio. E lo ha fatto in due occasioni: prima utilizzando una pen drive che aveva in tasca, con cui aveva provato a togliersi le vene; poi si è scagliato con la testa contro il muro, dopo essere stato tradotto in cella. Un episodio, quest’ultimo, accaduto a Poggioreale, prontamente segnalato dagli agenti di polizia penitenziaria. Il resta della storia è abbastanza chiaro. Il detenuto finisce al San Giovanni Bosco, dove lunedì scorso si è tenuto l’interrogatorio di convalida del fermo.

Difeso dal penalista Gianluca Sperandeo, Antonio Meglio è stato ascoltato dal gip Daniela De Nicola, nel corso di un interrogatorio di garanzia scandito dalle dichiarazioni dello stesso indagato: Meglio ha ripercorso le motivazioni che lo hanno spinto giovedì notte ad accoltellare - con almeno una decina di colpi - una donna sconosciuta (una avvocatessa), aggredita per caso, lì all’interno del 132 in via Simone Martini. Epilogo annunciato, si diceva, dal momento che al termine dell’interrogatorio l’uomo aveva ribadito la propria volontà di togliersi la vita. Più nello specifico, Antonio Meglio aveva spiegato il motivo dell’aggressione insensata nei confronti di una vittima che neppure conosceva. Ha raccontato che si sentiva in trappola, perseguitato, al centro di una sorta di «truffa erotica». Un abisso di suggestioni e contraddizioni dal quale Meglio non è mai uscito.

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Stando alle parole messe agli atti, il 39enne ha chiarito di essersi armato per difendersi da una trama organizzata da una escort. Aveva racconto elementi in una denuncia ritenuta poco attendibile, immaginandosi al centro di un complotto. E avrebbe poi aggredito una donna, fino a immobilizzarla per 15 minuti con il ginocchio sul collo, sul pavimento di un bus al Vomero. Lunedì il faccia a faccia con il giudice. Perché l’hai fatto? Gli hanno chiesto? «Per essere ascoltato», è la sintesi di un racconto ai limiti dell’allucinazione. Ma torniamo al suicidio. Lunedì notte, mancano venti minuti alle dieci, quando scatta l’allarme. L’uomo era piantonato, ma evidentemente la custodia non è servita ad impedire un gesto estremo e fulmineo. Proprio in questi giorni, il legale di Meglio era impegnato nella raccolta della documentazione medica che ha riguardato il 39enne.

I nodi

Chi lo aveva avuto in cura? C’era un piano terapeutico? Aveva assunto medicinali? Una raccolta di informazioni che servivano a fare in modo che Meglio finisse all’interno di una struttura attrezzata sotto il profilo clinico, per garantire la detenzione di chi è alle prese con problemi psichiatrici. Ma non c’è stato verso. Ora è facile intuire che la Procura disponga degli accertamenti. Il fascicolo sull’aggressione al Vomero ai danni della penalista 32enne era coordinato dal pm Antonella Lauri, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli. Ora è probabile che sul suicidio si apra un’inchiesta, quanto meno per stabilire se ci sono state delle omissioni o delle criticità nell’assistenza del paziente-detenuto.

Una vicenda che potrebbe essere assegnata al procuratore aggiunto Alessandro Milita, che coordina i fascicoli in materia di reati consumati all’interno del sistema penitenziario del distretto napoletano. Intervengono Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio leader di Uspp, che parlano di tragedia annunciata frutto del fallimento delle rems dopo la chiusura degli opg, disfunzioni che ricadono sul lavoro della polizia penitenziaria». Facile comunque intuire le prossime mosse: verranno acquisite le cartelle cliniche legate alla permanenza di Meglio al San Giovanni Bosco, ma anche le relazioni fatte dal personale che aveva in cura (e in tutela) il 39enne: un uomo fuga da se stesso e dai mostri che portava con sé.

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