Ercolano, strade, la crociata di Federica: «Mio marito morì decapitato: i guardrail vanno eliminati»
Il Mattino

Ercolano, strade, la crociata di Federica: «Mio marito morì decapitato: i guardrail vanno eliminati»

Mercoledì 11 marzo 2026
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Al dolore per la morte di un giovane marito e padre, si aggiunge la paura che tutto possa restare invariato. Un timore straziante che il tempo non riesce a lenire. Anzi, con il passare dei mesi,...

Al dolore per la morte di un giovane marito e padre, si aggiunge la paura che tutto possa restare invariato. Un timore straziante che il tempo non riesce a lenire. Anzi, con il passare dei mesi, nel cuore e nella mente di Federica Iorio si rafforza l’idea che l’incidente dello scorso 1 novembre nel quale ha perso la vita Danilo Donadio - decapitato da un guardrail -, non basterà a far sostituire le barriere autostradali che hanno dimostrato di essere pericolose per i motociclisti. «Danilo non tornerà indietro. Ma se questa battaglia servirà a salvare anche una sola persona, la morte di mio marito, forse, potrà avere un senso», dice Federica.

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Un dramma che richiederà tanta forza e molto tempo per essere superato: l’incidente è avvenuto intorno alle 17 di sabato 1 novembre sull’autostrada A3 Napoli-Salerno, in direzione Nord, all’altezza della diramazione tra Napoli centro e la tangenziale. Danilo Donadio, trentanove anni, originario di Portici e residente a Ercolano, viaggiava da solo sulla sua KTM Duke R 1290, quando si è scontrato con una moto Honda SH 350 sulla quale c’erano due giovani di 29 e 22 anni diretti allo stadio Maradona e originari di Scafati e Poggiomarino.

Secondo la ricostruzione della polizia stradale, l’Honda avrebbe rallentato fino quasi a fermarsi, all’imbocco della diramazione. Momenti di incertezza, forse dovuti alla scarsa conoscenza del percorso, che potrebbero essere stati fatali: il motociclista sull’Honda avrebbe poi effettuato «una manovra di spostamento, sull’unica corsia, da destra verso sinistra, ponendosi in posizione obliqua rispetto all’asse stradale». In quel momento, Danilo, nel sopraggiungere, avrebbe trovato la strada ostruita e «pur frenando», non sarebbe riuscito a evitare l’impatto. Lo scontro non è stato violento ma si è rivelato fatale per il trentanovenne, impiegato in una fabbrica di vernici, marito di Federica e padre di due bambini di otto e dieci anni.

L’incidente

La polizia stradale ha accertato che Danilo, dopo essere caduto, «ancora in sella al suo veicolo (...), sospinto dalla moto, urtava con la testa contro un pilone del guardrail che gli comportava la decapitazione». Morto all'istante. «Era sabato pomeriggio», ricorda Federica. «Avevo finito di lavorare e Danilo si era organizzato per venire a prendermi. Lo stavo aspettando e quando ho visto che tardava ho iniziato a preoccuparmi. Il telefono squillava a vuoto e ho capito che era successo qualcosa, ma solo a tarda sera ho saputo la verità. Da allora, la vita non è più la stessa».

Danilo era un pilota provetto e praticava il motociclismo per sport. «Mio marito era prudente, conosceva bene i pericoli e le insidie della strada e non avrebbe messo in pericolo la vita sua e degli altri. E infatti non è morto per la troppa velocità o per una sua imprudenza. Indossava il casco ma è finito contro un guardrail tagliente e non c’è stato scampo. Una fatalità che sulle autostrade accade troppo spesso. E se racconto il nostro dramma è solo perché vorrei che non si ripetesse. Vorrei che ci si impegnasse a sostituire quelle barriere pericolose».

«L’inchiesta del pubblico ministero Sozio del tribunale di Napoli, è ancora aperta e non abbiamo un quadro definito delle responsabilità», spiega l’avvocato Angelo Seccia che sta seguendo la famiglia Donadio. «Al momento c’è un solo indagato, che è il conducente dell’altra moto, ma ci sentiamo di non escludere un coinvolgimento di autostrade. Un decreto del 2019 rende obbligatoria l'installazione di dispositivi salva motociclisti (DSM) su guardrail esistenti e nuovi. Purtroppo esiste anche una clausola che prevede una deroga se sussistano vincoli finanziari che non consentano l'installazione dei Dsm. Questo intervento legislativo, di fatto, si è rilevato di scarsa attuazione pratica e la preoccupazione aumenta se si aggiunge che il nuovo codice della strada consente l'accesso in autostrada e tangenziale a moto e scooter 125, quindi a motociclisti più giovani e, quindi, meno esperti. Auspichiamo che le future azioni legali che saranno intraprese serviranno anche a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema».

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