I mercati credono alla fine della guerra in Iran. Petrolio e gas, spenta la fiammata. Le Borse rimbalzano
Il Mattino

I mercati credono alla fine della guerra in Iran. Petrolio e gas, spenta la fiammata. Le Borse rimbalzano

Mercoledì 11 marzo 2026
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I mercati internazionali scommettono sulla de-escalation in Iran, rassicurati anche dalle possibili risposte del G7 sulle riserve strategiche di petrolio (anche se i Sette per ora prendono tempo)....

I mercati internazionali scommettono sulla de-escalation in Iran, rassicurati anche dalle possibili risposte del G7 sulle riserve strategiche di petrolio (anche se i Sette per ora prendono tempo). E proprio su greggio e gas sembra spegnersi la fiammata iniziata la scorsa settimana con la guerra mossa da Israele e Stati Uniti. Ieri, in un clima positivo di rimbalzo delle Borse europee, il valore del Brent, il principale indice di riferimento per il greggio, è sceso a 91 dollari al barile (-8%), con il Wti che ha seguito a quota 86 dollari al barile (-8,6%). Un calo aiutato anche dai Paesi del Medio Oriente, che hanno ridotto la loro produzione giornaliera di greggio. Il prezzo del gas al Ttf di Amsterdam è poi crollato a 47 euro al megawattora (-16%).

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Bene tutti i listini europei. La Piazza migliore è stata quella di Madrid in aumento del 2,9%, seguita da Milano (+2,6%) e da Francoforte, in crescita del 2,3%. Leggermente più caute Amsterdam (+1,9%), Parigi (+1,8%) e Londra, in rialzo comunque dell'1,6%. Molto più cauta Wall Street, che si è mossa a lungo poco sopra la parità, per poi calare leggermente sotto. Alla fine il Dow Jones ha chiuso in calo dello 0,07% e l’S&P 500 dello 0,2%. In questo clima il cambio euro/dollaro è rimasto stabile a 1,16 e lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è ulteriormente sceso a 69 punti base, rispetto ai 75 punti della vigilia. In lieve rialzo, invece, di circa l’1%, il prezzo dell’oro, a quota 5200 dollari l’oncia.

LA RISPOSTA

Proprio viste le forti oscillazioni di mercato degli ultimi giorni l’Unione europea ha invitato alla prudenza sull’applicazione di misure straordinarie sull’energia, come chiesto ieri dall’Italia per tramite del ministero dell’Economia. «La situazione - ha spiegato il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis - è estremamente volatile. Dobbiamo vedere quanto a lungo questa situazione si protrae e quanto grande sarà l'impatto. Nel frattempo, però, abbiamo messo sul piatto il rilascio coordinato delle riserve petrolifere». Il momento economico, ha poi ribadito la presidente della Bce, Christine Lagarde, «è molto più sotto controllo» rispetto a quanto accadde nel 2022 con l’invasione dell'Ucraina. E, ha aggiunto, «non penso affatto che si vada verso una stagflazione, ma noi faremo comunque tutto il possibile per tenere la situazione sotto controllo». Dombrovskis ha comunque spinto i Paesi membri a valutare misure fiscali (ad esempio abbassare le tasse sull’elettricità), come consiglia il piano di azione Ue. «È però importante, se gli Stati adottano queste misure - ha spiegato - che non minino la sostenibilità fiscale e che siano fatte in modo limitato e mirato». Tornando al petrolio, come detto, sono state decisive anche le scelte dei Paesi arabi per il rimbalzo delle Borse. Secondo Bloomberg, l'Arabia Saudita ha tagliato la sua produzione tra 2 e 2,5 milioni di barili al giorno, mentre gli Emirati Arabi Uniti l'hanno ridotta tra i 500mila e gli 800mila barili. Anche il Kuwait ha tagliato la produzione di mezzo milione di barili e l'Iraq di circa 2,9 milioni di barili. «Le quotazioni del petrolio scendono, i prezzi dei carburanti salgono, servono interventi immediati per evitare nuove speculazioni», chiede in Italia Federconsumatori.

A influenzare i listini è stata anche la decisione presa dai ministri delle Finanze del G7, che si sono detti pronti a usare qualsiasi strumento, incluso il ricorso agli stock strategici, per ridurre il costo del petrolio. Ieri, come confermato dal ministro francese dell'Economia Roland Lescure, che ha presieduto l’incontro in videoconferenza, i ministeri sono «scesi un po' più nel dettaglio» dei possibili interventi. Nessuna corsa alle scorte di petrolio, almeno per ora: Europa e Stati Uniti non sono di fronte a un'emergenza nelle forniture. Ma in Occidente resta viva la consapevolezza che gli equilibri possono cambiare rapidamente.

LA VERIFICA

Prima di ricorrere eventualmente agli stock petroliferi, comunque, servirà un quadro più chiaro sull'impatto della crisi nel Golfo. A offrirlo sarà l'Agenzia internazionale dell'energia (Aie), incaricata dai sette Grandi di preparare scenari aggiornati sull'andamento delle scorte e sugli effetti di un eventuale intervento coordinato. I numeri ricordati dal direttore dell'Agenzia, Fatih Birol, descrivono il margine a disposizione dell'Occidente: 1,2 miliardi di barili di riserve strategiche nei Paesi membri, a cui se ne aggiungono circa 600 milioni detenuti dal settore privato. Un cuscinetto che consente ancora alle economie occidentali di monitorare senza intervenire subito. In Europa, però, il timore di alcuni Stati è ancora quello di rivivere il calvario seguito all'invasione russa dell'Ucraina e questo dopo aver sostituito una parte della dipendenza dal gas russo con le forniture del Qatar di Stato, introdotto il tetto al prezzo del gas e sospeso temporaneamente il Patto di stabilità. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, da mesi ripete come il fronte energetico rappresenta una delle principali zavorre per la competitività continentale.

Lunedì prossimo porterà il dossier sul tavolo dei leader riuniti a Bruxelles. La ricetta proposta resta la stessa: accelerare sulle rinnovabili, sul nucleare compreso e sull'efficienza energetica. La crisi in Medio Oriente, è stato il nuovo richiamo di von der Leyen, «ci ricorda in modo crudo le vulnerabilità» europee.

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