Domenico Caliendo e il trapianto fallito, il report del Monaldi: «Uffici regionali avvisati il 4 febbraio»
Il Mattino

Domenico Caliendo e il trapianto fallito, il report del Monaldi: «Uffici regionali avvisati il 4 febbraio»

Giovedì 12 marzo 2026
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Dal quattro febbraio scorso, prima ancora che il caso di Domenico Caliendo diventasse di pubblico dominio, c?era una relazione dettagliata del Monaldi. Una nota spedita agli uffici regionali...

Dal quattro febbraio scorso, prima ancora che il caso di Domenico Caliendo diventasse di pubblico dominio, c’era una relazione dettagliata del Monaldi. Una nota spedita agli uffici regionali (ufficio Tutela della Salute) e al Centro Regionale Trapianti, con l’intera istruttoria interna dei vertici del Monaldi. In quella relazione si fa cenno a una nota del 4 febbraio, quando la vita di Domenico era aggrappata a un macchinario, che conteneva i punti centrali di questa vicenda: il ghiaccio secco, il cuore trapiantato in anticipo, il timing in sala operatoria, le possibili incomprensioni tra l’equipe giunta da Bolzano e quella napoletana.

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Nella stessa nota del 4 febbraio, anche una richiesta per un evento straordinario: la sospensione con effetto immediato del servizio trapianto di cuore pediatrico. Non roba di poco conto. È quanto emerge dal lavoro degli ispettori del Ministero giunti a Napoli, ma anche dalle acquisizioni documentali fatti dal Nas del comandante Alessandro Cisternino e dalla Procura di Napoli. Centinaia di pagine agli atti, spicca la nota firmata dalla direttrice generale Anna Iervolino e dalla direttrice Sanitaria Angela Annecchiarico. Nove fogli, con la scansione cronologica delle note spedite agli uffici regionali, destinati a porre un problema di comunicazioni all’ombra di Palazzo Santa Lucia. Non c’è infatti ragione di dubitare di quanto ha dichiarato dal governatore Roberto Fico che, lo scorso 27 febbraio, a margine della conferenza stampa di presentazione del bilancio, fu esplicito: «Ho appreso della vicenda del Monaldi dalla lettura dei giornali».

L'acqua

Intanto, vanno avanti le indagini della Procura di Napoli. Al lavoro il pm Giuseppe Tittaferrante, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci, si torna al punto di partenza.

A Bolzano, al ghiaccio secco rabboccato all’interno del contenitore artigianale in possesso dei medici napoletani per custodire il cuore donato. Il ghiaccio secco, si sa, ha bruciato l’organo donato. Inevitabile una domanda: perché in quell’ospedale viene usato ghiaccio secco? Al San Maurizio c’era acqua inquinata o contaminata? Ipotesi. Se ne è parlato nel corso della trasmissione Lo Stato delle cose condotta lunedì scorso su Rai Tre da Massimo Giletti, su cui la Procura intende vederci chiaro.

La deontologia

Ma ci sono altri aspetti che emergono dalle carte sul piccolo Domenico, fino a questo momento al vaglio di ispettori del Ministero e degli stessi carabinieri del Nas. Ed è il caso dell’istruttoria disciplinare da parte di una commissione formata da giuristi, medici e amministrativi, culminata nella sospensione dei chirurghi Gabriella Farina (sospensione a termine), autrice dell’espianto del cuore donato a Bolzano; e Guido Oppido, protagonista del trapianto del cuore bruciato dal ghiaccio a Napoli. Qual è il punto? Cosa ha spinto la commissione a firmare questi provvedimenti disciplinari? Stando a quanto emerge dalle due procedure, sembra che sia stato sanzionato soprattutto il silenzio riservato ai genitori di Domenico dopo i fatti del 23 dicembre.

Nessuno ha informato i genitori della circostanza del ghiaccio e del disperato tentativo di impiantare un cuore deteriorato dopo aver anticipato erroneamente l’espianto dell’organo di Domenico. Ci sarebbe stata una violazione del rapporto di fiducia e di trasparenza tra medico e paziente, un dovere deontologico che è per altro codificato anche da leggi ordinarie. Una ricostruzione che attende comunque la replica da parte dei diretti interessati. Difesa dai penalisti Dario Gagliano e Anna Ziccardi, la chirurga Farina ha spiegato di aver agito nel rispetto delle regole, in uno scenario per altro segnato dall’errore del ghiaccio secco avvenuto a Bolzano; stesso discorso per Oppido, difeso dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, che ha ricordato di aver agito «lottando contro il tempo». Resta però la storia del silenzio, come emerge anche dal fatto che nella denuncia presentata lo scorso 11 gennaio dai genitori di Domenico, non si fa cenno al retroscena del ghiaccio: una circostanza che non era stata raccontata ai genitori di Domenico.

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