Intervista a Pino Bicchielli: «Rischio frane e alluvioni, lo Stato spende 3 miliardi: serve più prevenzione»
Il Mattino

Intervista a Pino Bicchielli: «Rischio frane e alluvioni, lo Stato spende 3 miliardi: serve più prevenzione»

Giovedì 12 marzo 2026
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«I dati dell?Ispra sono inequivocabili: il 95% dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico, il 40% della popolazione italiana vive in aree a rischio medio-alto, 6 milioni di...

«I dati dell’Ispra sono inequivocabili: il 95% dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico, il 40% della popolazione italiana vive in aree a rischio medio-alto, 6 milioni di persone in zone a rischio frane È chiaro che in questo contesto la prevenzione è fondamentale, sia dal punto di vista della capacità d’intervento sia dal punto di vista della sostenibilità economica».

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 Pino Bicchielli  è il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico che oggi - a distanza di un anno dall’inizio della piena operatività (dopo l’istituzione, per legge, a fine 2024) - sarà parte fondamentale di un vertice a Roma insieme con Ispra, Acen, Protezione civile e vari ministeri.

 Presidente Bicchielli l’impressione è che l’Italia cada a pezzi: al di là dell’analisi dei dati e dei fattori di rischio, cos’altro non funziona?

«La frammentazione delle responsabilità, delle competenze, delle procedure anche nell'acquisizione e nella gestione dei fondi. Oggi annunceremo una norma-quadro che interviene proprio sul terreno della semplificazione burocratica. Dobbiamo accorciare e rendere più efficiente la filiera tra i vari soggetti coinvolti: Stato, Regioni, Comuni, Autorità di bacino, Consorzi di bonifica. L’altra discrasia che abbiamo notato è che vari enti e istituzioni possiedono banche dati proprie ma non esiste al momento un’unica struttura o piattaforma di monitoraggio in grado di sintetizzare ed elaborare questi elementi di valutazione che includono indicatori scientifici (morfologici, geologici, sismici, meteorologici) e modelli tecnici (di ingegneria, costruzioni, rilevamento satellitare)».

Quanto costa questa catena a più livelli?

«Le dico solo che per ogni euro speso in prevenzione si risparmiano dai 4 ai 7 euro di fondi pubblici. Ma dobbiamo superare la logica dell’emergenza e saper affrontare il tema del rischio idrogeologico e sismico a livello strutturale».

Quanto spende lo Stato per tamponare ogni anno fenomeni emergenziali legati al rischio idro-geologico?

«In media 3,5 miliardi. Poi ci sono tutti i contenziosi aperti. Pensi, solo la Regione Campania ne ha per un volume di cento milioni di euro. D’altra parte con il cambiamento climatico, l’erosione del suolo e delle coste, le alluvioni, lo spopolamento costante delle aree interne e il conseguente abbandono, senza alcun controllo, dei terreni, è chiaro che il Paese si trova a fronteggiare non più eventi eccezionali ma, direi, strutturali. E poi va aperta una discussione profonda di tipo culturale».

In che senso?

«Occorre acquisire una coscienza civica, una consapevolezza culturale rispetto al tema ambientale che ci riguarda tutti. Ecco perché oggi a Roma saranno coinvolte nei lavori anche due scuole, due istituti tecnici, uno della capitale e uno di Salerno. La formazione e l’istruzione restano fondamentali».

In Campania, dopo i casi Sarno e Ischia, esiste un rischio tipo Niscemi?

«La Campania presenta una serie di fragilità ma stiamo attenti a non creare allarmi ingiustificati. Oggi siamo in grado di monitorare con efficienza e puntualità il fenomeno e i numeri sono questi: 636mila frane censite in tutta Italia (circa due terzi di quelle censite in tutta Europa), 23.444 in Campania dove 300mila abitanti vivono in aree ad alto rischio idro-geologico. A Niscemi non si sono registrate vittime. Certo, servono prevenzione e manutenzione ma se il Paese nel suo insieme è molto fragile, al contempo è anche molto monitorato. Dunque, sta a noi intervenire».

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