Sal Da Vinci, la premiazione al Maschio Angioino: «Le polemiche passano. Certe canzoni restano»
Il Mattino

Sal Da Vinci, la premiazione al Maschio Angioino: «Le polemiche passano. Certe canzoni restano»

Giovedì 12 marzo 2026
7 visualizzazioni

Nell?Italia dove tutti - da Cazzullo a Nordio - si trastullano a critici canzonettari, emerge una vecchia foto d?epoca. Era il 16 maggio 2003 quando il presidente della Repubblica...

Nell’Italia dove tutti - da Cazzullo a Nordio - si trastullano a critici canzonettari, emerge una vecchia foto d’epoca. Era il 16 maggio 2003 quando il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si alzò in piedi, con la moglie Franca, per applaudire, al teatro Sistina, Sal Da Vinci protagonista di «C’era una volta... Scugnizzi», il musical di Claudio Mattone, tra l’altro pronto a tornare in scena.

APPROFONDIMENTI Medaglia della Città di Napoli a Sal Da Vinci«Voglio Sal Da Vinci al matrimonio con Bastian»Sal Da Vinci premiato a Napoli: le parole di Gaetano Manfredi e Teresa Armato

«Il ruolo del prete di quello spettacolo è stato il primo a parlare di un possibile riscatto di Napoli», ricorda nella Sala dei Baroni del Maschio Angiolino - l’assessore napoletano al Turismo Teresa Armato, che in quella foto pure c’era, con l’allora governatore Bassolino e l’allora sindaca Iervolino. Sal Da Vinci, che interpretava quel sacerdote-coraggio in quel primo, storico allestimento, oggi sarebbe reo di aver vinto Sanremo con «una canzone da matrimonio dei camorristi».

Sanremo, il sindaco di Napoli premia Sal Da Vinci: «Grande emozione. Domenico figlio di tutti noi». Manfredi: «Premiamo la musica napoletana»

Canzone che però Napoli, celebra «nella casa dei napoletani», dove Gaetano Manfredi consegna al vincitore di Sanremo la medaglia della sua città, città della musica, anzi città delle musiche, ricorda Ferdinando Tozzi, consigliere del sindaco sul fronte sonoro. Canzone che merita gli onori del questore Maurizio Agricola. «Canzone da matrimonio di camorristi» cantata da quello stesso ex scugnizzo che fu simbolo del riscatto della Napoli del malaffare? 

«Tutto questo è veramente sorprendente», commenta la voce di «Per sempre sì»: «Grazie a tutti, è una cosa bellissima, fantastica, ringrazio il sindaco e tutti voi per questa bellissima attenzione nei miei riguardi. Ho letto cose sui giornali, ho letto polemiche e definizioni, ho letto tante fake news. Il mio invito ai fan, e a tutti noi, è di non cedere alle provocazioni, non servono a niente. Le polemiche passano, la musica resta». Salvatore Michael Sorrentino, napoletano di New York, 56 anni, da 50 - avete letto bene - sul palco, fa la faccia buona, ma dentro sobbolle: «Sono un cantante napoletano e la canzone napoletana è la canzone italiana nel mondo. Sono un italiano e, dopo Sanremo, vado all’Eurovision. Per Napoli, per l’Italia, per continuare con la dedica fatta all’indomani della vittoria all’Ariston. La mia canzone parla d’amore e di promesse. Per la mia promessa d’amore devo ringraziare mia moglie Paola. Per tutte le altre promesse devo ringraziare la mia città, mio padre Mario, tutti gli artisti, da Roberto De Simone a Claudio Mattone, da Renato Zero a Ornella Vanoni e Lucio Dalla a tanti altri che mi hanno dato la forza di promettermi e promettervi un futuro, di inseguire un sogno. Oggi che quel sogno sembra realtà va dedicato a tutti quelli che, tra alti e bassi, continuano a credere nel proprio sogno, a promettere, a sé stessi, ai propri figli, alla propria città, alla propria terra, un futuro».

Sal Da Vinci accetta l'invito a Caivano di don Maurizio Patriciello

Manfredi coccola Sal, gli conferisce anche il ruolo di testimonial della canzone napoletana. Ma premia anche altri napoletani, anzi campani, reduci da Sanremo: Mazzariello che era tra le Giovani Proposte e tre direttori d’orchestra: Adriano Pennino, Kekko D’Alessio ed Enzo Campagnoli. Invitati anche, ma assenti giustificati visti gli impegni, Luché, Samurai Jay e Lda-Aka 7even. È bella questa città delle musiche che premia i suoi musicisti, vincenti e non, i suoi big, i suoi giovani, i suoi maestri. E la festa continua, perché dopo l’onorificenza a mezzogiorno nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino - «Tu si’ ‘na cosa grande» suggerisce uno striscione - è in programma il bis pomeridiano alla Camera di Commercio, il presidente Ciro Fiola ad officiare il rito.
Il festeggiato Da Vinci, intanto, resta con i piedi per terra, tra celebrazioni e preparativi per Vienna, sente al telefono i genitori del piccolo Domenico Caliendo: «Ho sentito Patrizia e suo marito. E ho umilmente chiesto loro di svuotare questa rabbia perché è fondamentale anche in considerazione del fatto che ci sono due bambini da sostenere. È un dolore di tutta la famiglia, di tutta la comunità, di tutti i genitori del mondo perché Domenico è il nostro figlio, non solo di Patrizia. Nel mio piccolo se hanno bisogno anche solo di una parola di conforto, io ci sono, sono qui, è doveroso».

Alla fine è doveroso anche chiudere la «putecarella» sull’uso strumentale di «Per sempre sì» in vista del referendum sulla riforma della magistratura: «Meloni non mi ha chiesto di usare la canzone per il referendum, mi ha chiamato facendomi i complimenti per la vittoria a Sanremo ed è finita lì. È stata una telefonata durata 30 secondi perché aveva altre cose molto più importanti di cui occuparsi che della mia vittoria». Già, ma lui come voterà? «Ho tempo fino all’ultimo minuto per capire per bene cosa fare», conclude e scappa via. Vienna e l’Eurovision sono la sua prossima meta: «Stiamo preparando una coreografia eccezionale», promette. E lui di promesse se ne intende.
 

Condividi questo articolo