Stefano Accorsi tra cinema e teatro a Napoli: «Vittima sotto accusa: una storia di stalking»
Stefano Accorsi è uno stakanovista. È appena arrivato nelle sale con «Le cose non dette» di Gabriele Muccino, in cui recita accanto a Miriam Leone, Carolina Crescentini e...
Stefano Accorsi è uno stakanovista. È appena arrivato nelle sale con «Le cose non dette» di Gabriele Muccino, in cui recita accanto a Miriam Leone, Carolina Crescentini e Claudio Santamaria, che già è tornato sul grande schermo con «La lezione» di Stefano Mordini, un noir, in cui interpreta un professore difeso da un’avvocata (Matilda De Angelis) in una causa per violenza sessuale, mentre è vittima di stalking. Intanto è in scena a Napoli, al Bellini, con «Nessuno - Le avventure di Ulisse».
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«”La lezione” è un’indagine sulla manipolazione a cui un carnefice sottopone la sua vittima», ha raccontato ieri l’attore a Titta Fiore, ospite degli negli studi di Mattino.it. «Quando leggiamo sui giornali notizie di cronaca riguardanti l’argomento, ci domandiamo sorpresi come sia possibile che la vittima non se ne sia accorta prima, ma non teniamo conto della complessità del processo a cui è stata sottoposta. Il manipolatore non è facile da smascherare: si presenta rassicurante, poi, goccia dopo goccia, riesce a fare in modo che la sua preda arrivi a dubitare di se stessa. La inganna e tradisce al punto che quella non saprà più come agire. “La lezione” che Mordini ci impartisce nel suo film è che, purtroppo, non siamo immuni a certi giochi psicologici e che dobbiamo essere attenti, produrre degli anticorpi verso certe persone, parlarne e avere la forza di renderci conto di chi abbiamo di fronte, per quanto possa risultare difficile. Bisognerebbe vivere certi sentimenti sulla base della libertà reciproca. Per chi ha determinate problematiche è difficile da capire, ma bisogna fidarsi liberamente delle persone che si amano».
Che interpreti un commissario, un insegnante, un uomo politico, l’attore bolognese presta voce e corpo ad ogni suo personaggio con cura ed impegno. Per «La lezione» si è documentato riguardo al fenomeno dello stalking e si è confrontato con delle vere vittime e con un ex-stalker, ma tutto, per lui, parte dalla sceneggiatura, in questo caso ispirata all’omonimo libro di Marco Franzoso, edito da Mondadori: «Dietro ogni grande film c’è un autore non soltanto capace, ma appassionato. La prima cosa necessaria per dar vita ad un buon film e a dei buoni personaggi è una buona sceneggiatura».
Al Bellini, in ultima replica fino a domenica è il re di Itaca diretto da Daniele Finzi Pasca, in una riscrittura del mito di Emanuele Aldrovandi, accompagnato dalle musiche della napoletana Francesca Del Duca: «La mia performance è soltanto la punta di un iceberg rappresentato dalla scrittura e dalla regia straordinarie dei miei colleghi. Lo spettacolo è una galoppata che dura un’ora e venti, in cui cerchiamo di raccontare l’essere umano attraverso le vicende di Ulisse. Per quanto mi piaccia fare parte delle storie in qualsiasi modo, con il teatro ho un rapporto eccezionale, per via del pubblico, con cui si crea una relazione viva e sempre in movimento, e per l’immaginazione, che è materia essenziale per dar vita alla scena, consentendomi di essere prima Ulisse, poi trasformarmi in Priamo, poi nelle sirene, inscenando una tragedia e, allo stesso tempo, una commedia. Il teatro offre infinite possibilità».
Impegnato nel sociale, Accorsi è anche direttore artistico di «Planetaria», un festival che si occupa della salvaguardia dell’ambiente attraverso l’arte e la scienza. Giunto alla sua terza edizione, cambia location, allargandosi oltre Firenze: «Stiamo portando i singoli spettacoli in giro per l’Italia, siamo stati in Veneto, in Puglia, in Emilia-Romagna. Ci piace essere costruttivi, dare prospettive future alle persone, piuttosto che ipotesi disfattiste. Attraverso i nostri spettacoli raccontiamo temi di attualità, combinati a nozioni di scienza, per spiegare i cambiamenti del mondo a tutta la famiglia. L’obiettivo non è quello di salvare il pianeta – che se noi sparissimo riprenderebbe a respirare immediatamente e ne abbiamo avuto prova con il Covid – ma di salvare noi stessi».