Frontiere del biospazio, la nuova prospettiva della biologia
Il Mattino

Frontiere del biospazio, la nuova prospettiva della biologia

Giovedì 12 marzo 2026
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Antibiotici di nuova generazione, grani non allergizzanti, studi sull'osteoporosi e sull'invecchiamento cellulare: sono solo alcune delle sperimentazioni già in atto nello spazio,...

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Antibiotici di nuova generazione, grani non allergizzanti, studi sull'osteoporosi e sull'invecchiamento cellulare: sono solo alcune delle sperimentazioni già in atto nello spazio, che aprono nuove porte alla biologia e offrono affascinanti opportunità ai giovani che vogliano intraprendere la professione di biologo.

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Saranno questi i temi al centro del convegno "Le frontiere del biospazio", che si terrà oggi, a partire dalle 9, all'Hotel Mediterraneo di Napoli: un appuntamento promosso dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Biologi (Fnob) e dall'Ordine dei Biologi della Campania e del Molise, al quale parteciperà, tra gli altri, il ministro dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini.

Ad illustrare gli obiettivi dell'iniziativa, nel corso di una diretta sulla web tv de Il Mattino moderata dal caporedattore e coordinatore delle Cronache Gerardo Ausiello, sono stati la coordinatrice dell'evento, Carla Cimmino, e Vincenzo D'Anna, presidente della Fnob.

IL PROGETTO

«Ormai il biospazio non è più fantascienza, anzi, si aprono le strade per una nuova professione. Quindi, vogliamo mettere degli accademici di elevato spessore a confronto con le istituzioni proprio per affrontare il tema delle opportunità offerte dalla ricerca biologica nello spazio» spiega Cimmino. E Napoli, in quest'ambito, è protagonista, sottolinea D'Anna: «Sono già in corso esperimenti con microlaboratori che, attraverso dei satelliti, vengono lanciati in orbita da un'azienda napoletana che è all'avanguardia. Si tratta di gioiellini che, al loro interno, eseguono tutta una serie di reazioni biologiche che vengono monitorate direttamente dalla Terra» racconta il presidente della Fnob, che poi continua: «Per fare un esempio, si sta affrontando il problema dell'antibiotico-resistenza grazie al fatto che le muffe, nello spazio, producono proteine, enzimi e anche sostanze antibiotiche che sulla Terra lo stesso tipo di microrganismo non produce, a causa della forza di gravità».

Altrettanto importanti, aggiunge la dottoressa Cimmino, «le scoperte fatte sulla osteoporosi, quando abbiamo osservato che in assenza di sollecitazioni meccaniche diminuisce la densità ossea, così come abbiamo visto in che modo avviene l'invecchiamento cellulare». Interessante, inoltre, la sperimentazione sui grani. «Si è scoperto, grazie ad un esperimento promosso da un team universitario della Federico II, che nello spazio c'è una rigogliosa crescita dei nostri grani antichi, autoctoni della Campania, che hanno un basso contenuto di glutine, quindi sono poco allergizzanti, a differenza dei grani maggiormente utilizzati dall'industria, che vengono irradiati da radiofrequenze prima di essere messi in commercio» afferma D'Anna, che poi aggiunge: «Questi grani possono essere utilizzati per pane, pasta e tanti altri alimenti, aiutando anche a depurare il nostro organismo, grazie ad un'elevata quantità di selenio». Insomma, questa nuova frontiera della biologia «è un balzo verso il futuro, verso l'evoluzione. E tutti i colleghi biologi che vorranno interessarsi di questo settore faranno parte di team di esperti e potranno contribuire a stilare protocolli che verranno poi messi a punto per l'elaborazione e l'interpretazione dei dati degli esperimenti, operando tra la terra e lo spazio».

LA PROFESSIONE

Uno sbocco ulteriore che va ad aggiungersi alle già numerose strade percorribili per un giovane laureato in biologia. «Oggi un iscritto al nostro Ordine può già esercitare 82 diverse tipologie professionali: si va dalla nutrizione all'ambiente, dalla genetica e la genomica alla medicina predittiva e a quella di precisione, dalla procreazione medicalmente assistita fino al biorestauro. La nuova frontiera dello spazio ci dà la possibilità di trasferire in un contesto ambientale radicalmente diverso le nostre conoscenze» afferma D'Anna, che conclude: «Avere un biologo in un'equipe è oggi indispensabile perché tutti i fenomeni legati alla vita sono fenomeni biologici. Poter ricavare dagli esperimenti spaziali prodotti alimentari, farmaceutici o biotecnologici, come ad esempio i tessuti e le fibre, significa migliorare la qualità della nostra vita terrestre. Per questo motivo, chiederemo al ministro Bernini l'apertura di un corso universitario o un dottorato di specializzazione sulla biologia nello spazio».

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