Domenico Caliendo, riflettori accesi su liti e altri casi sospetti nel reparto di Oppido
Il Mattino

Domenico Caliendo, riflettori accesi su liti e altri casi sospetti nel reparto di Oppido

Venerdì 13 marzo 2026
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Non solo la presunta catena di errori commessi sull?asse Napoli-Bolzano. Non solo il ghiaccio secco, la tempistica dell?espianto del cuore e tutto ciò che si verificò...

Non solo la presunta catena di errori commessi sull’asse Napoli-Bolzano. Non solo il ghiaccio secco, la tempistica dell’espianto del cuore e tutto ciò che si verificò quel maledetto pomeriggio del 23 dicembre scorso in una sala operatoria del reparto di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi. Sotto i riflettori della Procura di Napoli che contesta l’ipotesi di reato di omicidio colposo a carico di sei indagati c’è anche dell’altro.

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E sotto i riflettori degli inquirenti (fascicolo affidato al sostituto Giuseppe Tittaferrante e al procuratore aggiunto Antonio Ricci) finisce anche un’attenta ricostruzione del “programma trapianti” pediatrici della cardiochirurgia. I magistrati vogliono cioè inquadrare la tragedia dello sfortunato bimbo di Nola morto a due anni e cinque mesi all’interno di un contesto più ampio per comprendere se all’interno delle equipe mediche che si sono avvicendate nel tempo esistessero davvero frizioni, malumori, invidie capaci di sfociare in rivalità che non aiutano mai negli ambienti di lavoro delicati come sono quelli medici.

L'excursus

Nell’ampio volume di documenti acquisiti dai carabinieri del Nas a Napoli ci sono molte carte ora all’esame dei magistrati. Si parte dai dati. Negli ultimi 11 anni nel campo della cardiochirurgia pediatrica sono stati eseguiti tre trapianti: il primo nel 2015 su una bimba di anni che quattro mesi è morta per sopravvenute complicanze descritte come “crisi di rigetto”; nel 2016 altro intervento su un’altra bambina di tre anni colpita da cardiopatia insorta a seguito di un tumore al cervello: ma la piccola morirà poco dopo sempre per la sopravvenienza di complicazioni. Infine Domenico: siamo nel 2025 e la vicenda è tragicamente nota.

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Poi c’è il capitolo dei “tre tronchi”: dal 2019 al luglio 2024, su decisione della Regione presieduta da Vincenzo De Luca si decide di organizzare il “sistema trapianti” sui minori in tre diverse fasce. La prima per i bimbi da un mese a dieci anni viene affidata al dottor Guido Oppido, il cardiochirurgo che ha operato Domenico Caliendo e che è tra gli indagati dalla Procura; la seconda affidata al dottor Andrea Petraio è dedicata ai bambini dai dieci ai 17 anni e la terza viene diretta da Ciro Maiello, esperto cardiochirurgo specializzato in trapianti di cuore e assistenza meccanica cardiocircolatoria per lo scompenso cardiaco avanzato. Oppido realizzerà tre trapianti, Petraio 45 e Maiello 50.

Successivamente la seconda fascia viene abolita e assorbita dal dottor Oppido. Perché? Si sussurra dietro la rimozione di Petraio - ma restano solo voci - che sul dottore giubilato si siano avventati anche i lunghi coltelli di qualche concorrente. Fatto sta che in quegli anni già esistevano attriti e frizioni interne.

Il documento

Ma la Procura esamina un contesto ampio: che va dalle dimissioni date dal chirurgo pediatrico Giuseppe Caianiello del Monaldi, che in una lettera infuocata parla di “programmazione inconcludente, se non ottusa, della direzione strategica” che non “poter più assicurare la qualità del proprio servizio” ad un’interrogazione presentata al presidente della Giunta regionale dalla ex consigliera Valeria Ciarambino che fa riferimento alle percentuali di bambini sopravvissuti agli interventi di trapianto cardiaco, sostenendo che ci sarebbe stato un aumento esponenziale dei decessi. Atti datati, certo, che non riguardano né investono l’attuale gestione direttiva del Monaldi, ma che pur sempre testimoniano come malesseri e rancori interni al nosocomio napoletano avevano radici profonde.

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Intanto è arrivato un appello al presidente della Regione Roberto Fico dai genitori dei bambini trapiantati e trapiantati adulti: «Dopo la morte del piccolo Domenico emergono in modo drammatico la disorganizzazione e la mancanza di trasparenza che circondano la gestione del Centro Trapianti del Monaldi - si legge - Come pazienti del centro trapianti continuiamo a non sapere con chiarezza da chi e come il Centro venga gestito. Dai giornali apprendiamo che il responsabile del programma trapianti non c’è più, ma nessuno ci dice se e come questa figura sia stata sostituita. Per questo le rivolgiamo un appello diretto: chiediamo che la Regione Campania mandi una figura terza a garantire, fin da subito, trasparenza, organizzazione e una gestione chiara e responsabile del percorso trapiantologico al Monaldi».

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